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I Figli di Hurin
Titolo: I Figli di Hurin
Autore: J.R.R. Tolkien
Anno: 2007
Editore: Bompiani
ISBN: 978-88-452-5961-6
Pagg.: 350
Prezzo: 20 €
Autore: J.R.R. Tolkien
Anno: 2007
Editore: Bompiani
ISBN: 978-88-452-5961-6
Pagg.: 350
Prezzo: 20 €
Recensione
Dalla mia Biblioteca "I GRANDI"
Un libro inedito non poteva certo mancare nella biblioteca di una collezionista tolkeniana. Benvenuto, quindi. Però, anche la migliore minestra, se riscaldata troppo a lungo, annoia... questo è stato il mio pensiero, lo confesso, dopo le prime pagine. Per scomparire poco dopo: infatti, non appena si è coinvolti nelle avventure di Tủrin (perché di lui si parla nel racconto, gli altri sono solo personaggi di contorno), abbandoniamo le auliche atmosfere del Silmarillion, per essere coinvolti nella storia di un UOMO, un uomo "quasi" come noi.
Con Tủrin, testardo, orgoglioso, irascibile, violento, animato soltanto da brama di gloria e sete di vendetta, neppure la maledizione di Morgoth sembra avere un senso. Il proprio destino, Tủrin lo sceglie da solo, respingendo i consigli di chi è più saggio e più anziano di lui, per seguire soltanto ciò che la sua arroganza gli detta. Ed è questo il motivo che trascinerà alla rovina tutti coloro che tentano, invano, di essergli amici. Trascinatore di folle, non sa far altro che condurle alla morte, dopo averle ammaliate; nemmeno l'età, o le brutte esperienze mutano il suo modo di pensare. Eroe senza paura, forse, ma certamente non senza macchia.
Personalmente, non lo vedo come "Eroe Tragico". Tủrin non lotta contro la sua sorte, la subisce senza neppure conoscerla, la accompagna, la crea da sé. E' lui, a conti fatti, l'artefice del proprio destino. E', ripeto, un UOMO. Molto più vicino a noi di tanti fantasiosi eroi tolkeniani.
E' un uomo, aggiungerei, molto moderno, moto vicino a noi, nel suo essere combattivo e tenace, irriducibile e strenuo lottatore contro ogni avversità. Non è forse questo il destino d'ogni essere umano? Combattere ogni giorno. Ecco perché, più che un eroe epico, o un eroe tragico, Tủrin mi ricorda proprio noi contemporanei, carichi di difetti, costretti a lottare per vivere, con ambizioni di gloria (=carriera, denaro, potere) che, se perseguite fino in fondo, portano a perdere ogni affetto.
Un grande autore si presta sempre a più interpretazioni: questo perché un grande autore descrive sempre la Verità, qualunque sia la forma narrativa che sceglie. Tolkien è un Grandissimo, ed io ho proposto la mia personale interpretazione.
Per gli appassionati, aggiungo che il libro è corredato da una serie di prefazioni, appendici e commenti, (quasi tutti opera di C. Tolkien), che riportano il racconto tra i suoi confini originari, e ne spiegano la genesi.
Per conto mio, preferisco leggere l'opera come a sé stante, un'altra pagina di un genio che non mi delude mai: J.R.R. Tolkien.
Rosella Rapa
Recensione a cura di Rosella Rapa
Un libro inedito non poteva certo mancare nella biblioteca di una collezionista tolkeniana. Benvenuto, quindi. Però, anche la migliore minestra, se riscaldata troppo a lungo, annoia... questo è stato il mio pensiero, lo confesso, dopo le prime pagine. Per scomparire poco dopo: infatti, non appena si è coinvolti nelle avventure di Tủrin (perché di lui si parla nel racconto, gli altri sono solo personaggi di contorno), abbandoniamo le auliche atmosfere del Silmarillion, per essere coinvolti nella storia di un UOMO, un uomo "quasi" come noi.
Con Tủrin, testardo, orgoglioso, irascibile, violento, animato soltanto da brama di gloria e sete di vendetta, neppure la maledizione di Morgoth sembra avere un senso. Il proprio destino, Tủrin lo sceglie da solo, respingendo i consigli di chi è più saggio e più anziano di lui, per seguire soltanto ciò che la sua arroganza gli detta. Ed è questo il motivo che trascinerà alla rovina tutti coloro che tentano, invano, di essergli amici. Trascinatore di folle, non sa far altro che condurle alla morte, dopo averle ammaliate; nemmeno l'età, o le brutte esperienze mutano il suo modo di pensare. Eroe senza paura, forse, ma certamente non senza macchia.
Personalmente, non lo vedo come "Eroe Tragico". Tủrin non lotta contro la sua sorte, la subisce senza neppure conoscerla, la accompagna, la crea da sé. E' lui, a conti fatti, l'artefice del proprio destino. E', ripeto, un UOMO. Molto più vicino a noi di tanti fantasiosi eroi tolkeniani.
E' un uomo, aggiungerei, molto moderno, moto vicino a noi, nel suo essere combattivo e tenace, irriducibile e strenuo lottatore contro ogni avversità. Non è forse questo il destino d'ogni essere umano? Combattere ogni giorno. Ecco perché, più che un eroe epico, o un eroe tragico, Tủrin mi ricorda proprio noi contemporanei, carichi di difetti, costretti a lottare per vivere, con ambizioni di gloria (=carriera, denaro, potere) che, se perseguite fino in fondo, portano a perdere ogni affetto.
Un grande autore si presta sempre a più interpretazioni: questo perché un grande autore descrive sempre la Verità, qualunque sia la forma narrativa che sceglie. Tolkien è un Grandissimo, ed io ho proposto la mia personale interpretazione.
Per gli appassionati, aggiungo che il libro è corredato da una serie di prefazioni, appendici e commenti, (quasi tutti opera di C. Tolkien), che riportano il racconto tra i suoi confini originari, e ne spiegano la genesi.
Per conto mio, preferisco leggere l'opera come a sé stante, un'altra pagina di un genio che non mi delude mai: J.R.R. Tolkien.
Rosella Rapa
Recensione a cura di Rosella Rapa
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