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I Lupi della Bruma
Titolo: I Lupi della Bruma
Autore: Daniele Picciuti
Anno: 2005
Editore: Seneca Edizioni, Torino
ISBN: 88-8904-32-9
Pagg.: 154
Prezzo: 11,95
Dalla mia Biblioteca "Novità"

Contrariamente a quanto molti possono pensare, scrivere Fantasy non è affatto facile. Scriverlo in Italiano è un'impresa. In questo mondo un po' chiuso, dominato da pseudonimi nordici, ho letto con piacere il libro di un giovane (classe 1974) autore Italiano: i Lupi della Bruma, di Daniele Picciuti.

Di derivazione tolkeniana, ma con un linguaggio e uno stile più veloci e moderni, si tratta di un  fantasy puro, con qualche accenno al gothic horror e un pizzico di thriller. Un insieme ben dosato, e molto creativo.

Come da manuale, il libro inizia subito con diverse storie parallele, che catturano l'attenzione del lettore, il quale sa già che dovranno riunirsi. I personaggi balzano vivi sulle pagine: sono molti, anche troppi per un testo così breve; alcuni infatti compaiono solo per una "particina" di poche battute. Tuttavia, ognuno di essi viene immediatamente ben delineato: con un nome, un carattere, un ruolo, una sua, sia pur brevissima, storia personale. E questo li rende persone, prima ancora che personaggi.
Il testo inizia subito nel pieno dell'azione, tra un assedio e un massacro. Niente preamboli, niente viaggi, niente ricerche. Le battaglie sono descritte con drastica crudezza, ma non ho trovato in esse alcun macabro compiacimento. Al contrario. I malvagi non sono esseri umani: dalla fantasia dell'autore nascono orchi, licantropi, vampiri, draghi, e creature anche peggiori. Contro di loro lottano, quasi senza speranza, elfi, uomini, donne, e animali. Anche i lupi, lupi buoni! (ed ecco spiegata la splendida foto in copertina).
Il Bene è rappresentato quindi dalla Natura, dalla sua armonia, dalle sue creature, qualunque sia la specie cui appartengano. Il Male è la negazione del creato; è il Caos.
I combattenti umani non sono grandi eroi, mostrano paure, ripensamenti, rimorsi, dubbi, crisi di coscienza. Spesso sono trascinati nella lotta loro malgrado, ma tutti mostrano doti di abnegazione, lealtà, amicizia, coraggio, anche fino all'estremo sacrificio.
Questa impostazione rivela, a mio parere, un profondo rispetto per ogni forma di vita, e un'opinione della guerra come cosa abietta, sporca, disumana, dove solo esseri abominevoli possono trarre compiacimento, mentre ogni creatura dotata di un minimo di cuore o di cervello rifugge istintivamente da essa.

Nel corso della lettura i colpi scena non mancano, balzando all'improvviso, in stile che definirei cinematografico, con rapidità ed imprevedibilità. Che l'autore sia figlio della moderna civiltà dell'immagine, emerge anche dalle descrizioni di ambienti e paesaggi: brevi e intense, rapide come una fotografia.
Il finale è ben congegnato, e si ricollega al prologo in maniera originale ed inconsueta, tanto che si viene letteralmente spinti a riprendere il primo capitolo.

Nell'insieme dunque, un libro gradevole, per gli amanti di questo genere. Certo, non mancano alcune ingenuità narrative, dovute all'inesperienza dell'autore (al suo primo romanzo) e che mi guardo bene dallo svelare, perché, se un occhio esperto e molto attento può notarle, non vedo motivo di palesarle a un pubblico generalmente assai poco critico, che concentra il suo interesse prevalentemente sullo svolgersi della vicenda.

É mia abitudine controllare la forma, oltre che il contenuto. Purtroppo, qui non abbiamo un buon editing: alcuni refusi ed incongruenze nei passaggi da un paragrafo all'altro. Ciò che posso pensare è che qualcosa non abbia funzionato nel corso delle varie letture e riletture tra autore ed editore. Un vero peccato, perché un testo che poteva essere un punto fermo nel nostro povero Fantasy Italiano è rimasto in tal modo solo una promessa, un'idea non del tutto realizzata.
Non resta che fare molti auguri a Daniele, che avrà fatto tesoro di questa esperienza, per il suo prossimo romanzo, ed aspettarlo al varco.

Rosella Rapa






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