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Dicono di Clelia
Titolo: Dicono di Clelia
Autore: Remo Bassini
Anno: 2006
Editore: Muesia
ISBN: 88-425-3566-4
Pagg.: 184
Prezzo: 14,00
Autore: Remo Bassini
Anno: 2006
Editore: Muesia
ISBN: 88-425-3566-4
Pagg.: 184
Prezzo: 14,00
Recensione
E con questo ho letto tutti i romanzi scritti fino a ora da Remo Bassini, augurandomi che quello che ha in cantiere possa uscire a breve.
“Dicono di Clelia” è un po’ atipico, nel senso che c’è la giusta tensione del giallo, ma non lo è, e ci sono pure accenni a un moderato erotismo, senza che per questo lo si possa far rientrare in questo genere. Questa ambivalenza, ben dosata, senza che prevalga l’una o l’altra, è probabilmente uno dei tanti motivi di riuscita di questo romanzo, non dimenticando forse quello più importante, con quel procedere di diverse storie parallele, apparentemente non collegate, ma che finiscono con il ricondurre a questa Clelia, l’unica fra i tanti “io narranti” che non appaia in prima persona.
Chi è Clelia?
Un sogno?
No, esiste veramente, beninteso nel romanzo, ma ha tutta una sua fragilità, un bisogno costante di essere protetta che finisce con l’attirare irresistibilmente sia uomini che donne. In questo senso le pagine scorrono caricandosi di una sacralità dell’immagine che dona il giusto risalto a un personaggio che non parla, ma “di cui si dice”.
E’ ammirevole, al riguardo, la costruzione perfetta dell’intreccio, senza la minima sbavatura, e che porta alla conclusione della lettura con un desiderio più che legittimo: e dopo che sarà di Clelia?
In buona sostanza, entrando noi in ogni storia, finiamo con l’essere inconsapevolmente coinvolti nel desiderio di tendere una mano a una figura femminile che non vediamo, ma di cui gli altri personaggi ci hanno dato una descrizione mirabile.
Io ho provato più volte a farmi un’idea di questa donna, ma ogni volta ha assunto un volto diverso, come se il senso della narrazione fosse quello di rappresentare la femminilità nella sua essenza più evidente, ma ormai sempre più rara: la debolezza propria di chi si accosta alla vita consapevole delle difficoltà della stessa e pertanto ricercando, fra tanti pugni, una mano tesa.
Lo stile di Bassini è inconfondibile: asciutto, senza tanti fronzoli, ma sicuramente efficace. I personaggi, poi, sono descritti con la consueta cura e con tratti brevi e decisi, lasciando all’evolversi delle vicende il compito di tratteggiarli psicologicamente.
E sono tanti, ma uno ben distinto dall’altro; fra questi si avverte chiaramente una preferenza, o meglio una simpatia dell’autore, che ho individuato nel maresciallo dei carabinieri, (ben lungi dall’essere la macchietta delle barzellette, ma pur sempre divertente) e nella tenutaria di una casa squillo (indifferente a tutto, tranne che a Clelia).
A loro va pure tutta la mia simpatia.
Recensione a cura di Renzo Montagnoli
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