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La Storia di Re Artù e dei ...
Titolo: La Storia di Re Artù e dei ...
Autore: Nennio (IX sec. d.C.)
Anno: 2003
Editore: Il Cerchio “Iniziative Editoriali”
ISBN: 88-8474-0646-0
Pagg.: 62
Prezzo: € 9,00
Autore: Nennio (IX sec. d.C.)
Anno: 2003
Editore: Il Cerchio “Iniziative Editoriali”
ISBN: 88-8474-0646-0
Pagg.: 62
Prezzo: € 9,00
Recensione
Dalla mia Biblioteca: "I libri da NON dimenticare"
Traduzione Emanuela Somalvico
Commento e Note Adolfo Morganti
Cominciamo dal titolo: anche uno studente al primo anno di liceo può capire che "Historia Brittonum" si traduce con "Storia dei Britanni. L' inserimento "Re Artù" è un'interpolazione. Altra nota pronta per rendere appetibile il testo al lettore: nel retro copertina, subito compare un cenno al mitico re Artù, anzi alla "vera storia di Artù".
E' bene sfrondare il testo di questi cenni, a mio parere eccessivi. Lo studioso, il collezionista, l'appassionato, conoscono il valore di questo libro: dunque perché sminuirlo? E' certamente fondamentale nel ripercorrere i passi del mito Arturiano, e la sua possibile identificazione con un personaggio storico. Tuttavia, la sua lettura ci dice assai di più.
Troverete tutte le spiegazioni su Nennio e il suo lavoro, tra le note di Adolfo Morganti, un esperto: inutile quindi riassumerle. Nennio è forse l'ultimo di una serie di compilatori d'eventi che i cronisti dell'alto medioevo consideravano storia, e a noi paiono leggende, o metafore. Quando va bene, sono testimonianza di fatti che oggi gli studiosi, i Grandi studiosi, cercano attraverso altre discipline: archeologia, toponomastica, fotografie satellitari, e studio dei miti arcaici. Tuttavia si tratta sempre di Storia, con la "S" maiuscola, e nessuno ci consente di liquidare Nennio, con tutti i suoi predecessori come "incompetenti". Nennio cerca di riportare, al meglio delle sue possibilità, una Storia che altrimenti si sarebbe tramandata solo oralmente.
Tralascio ogni commento sulle genealogie, di popoli e di re. Non sono competente in materia. Sono poi citati nomi e vite di Santi, che ancora oggi si venerano. Non conosco la storia "vera" di queste persone, ma sono stata nei monasteri che si dicono fondati da loro. Posso solo dire che ispiravano pace, e sogno. Sia come sia, quelle pietre ESITONO. E, a modo loro, parlano.
Preferisco tornare a ciò che è di mio specifico interesse.Nennio è il primo (o meglio, il primo che conosciamo), a mettere per iscritto nomi che diverranno pilastri nelle letture arturiane successive: Vortiger, Vortimer, Ambrosius, Embreis, Hengist. Nomi fondamentali per gli storici: si tratta, infatti, di personaggi di cui l'esistenza è stata comprovata, anche se rimangono molti dubbi in proposito alle datazioni.
Infine, Arthur, che merita un paragrafo a lui dedicato, Arthuriana. Uno storico così apertamente ridicolo per noi, ma così preciso sui suoi tempi, può aver sbagliato? Ritengo di No. Può aver trascritto leggende che in buona fede credeva realmente fatti avvenuti? Forse, è possibile.
Lascio ai Grandi storici le dispute sulle battaglie di Arthur, enumerate con precisione e sicurezza. Lascio anche ai Veri studiosi l'identificazione delle città da lui citate. Quasi tutte hanno trovato una corrispondenza,
Un cenno alle note, che trovo veramente molto ben curate, approfondite e precise, e all'introduzione. Adolfo Morganti, di cui ho letto anche dei saggi, mi ha un poco delusa. Perché devo andare a cercare le parole sul vocabolario, quando il nostro idioma presenta ottimi sinonimi comprensibili a tutti? E' bello citare termini greci o derivati dal greco, ma è anche frustrante per chi il greco non lo conosce. Non commettete il mio errore, saltando l'introduzione, perchè inizia con troppa erudizione. Si riscatta immediatamente, spiegando con molta bravura COSA andrete a leggere. E' molto importante, soprattutto se affrontate per la prima volta un testo di questo tipo.
Partita per cercare poche pagine da studiare, devo ammettere che questo libro ha catturato la mia attenzione, e mi ha fatto riflettere: chi siamo noi, con tutta la nostra scienza, per giudicare un uomo del X secolo? Perché serve Scienza, ora, per conoscere il mondo del passato: prove, datazioni, scavi... so bene come si procede. Avrebbe potuto essere il mio lavoro, forse. La Fisica al servizio dell'Archeologia, al servizio della Storia.
Chiudiamo questo capitolo. Leggere l' "Historia Brittonum" è stata una vera sfida di apertura mentale. Un vero peccato che non vi sia il testo latino a fronte: ma il libro sarebbe aumentato di volume, e il prezzo sarebbe salito in conseguenza. Il testo latino si può trovare, volendo. Io sono una sostenitrice del latino post romano, come ho già scritto.
Soprattutto, amo la Storia. Quella che va cercata, scoperta, ritrovata, quella che i libri di scuola non menzioneranno mai, ed invece dovrebbe essere alla portata di tutti, perché è la nostra Storia, o solo quella dei Britanni.
In conclusione, consiglio questo libro a tutti gli appassionati di storia antica, leggende arturiane, studenti e insegnanti. Non è un libro "da spiaggia" è un libro per scoprire mondi diversi e lontani. E' un'avventura. Potrete poi seguire la Storia, o la Leggenda, chissà. Io, scienziata, ho scelto la leggenda.
Recensione a cura di Rosella Rapa
Traduzione Emanuela Somalvico
Commento e Note Adolfo Morganti
Cominciamo dal titolo: anche uno studente al primo anno di liceo può capire che "Historia Brittonum" si traduce con "Storia dei Britanni. L' inserimento "Re Artù" è un'interpolazione. Altra nota pronta per rendere appetibile il testo al lettore: nel retro copertina, subito compare un cenno al mitico re Artù, anzi alla "vera storia di Artù".
E' bene sfrondare il testo di questi cenni, a mio parere eccessivi. Lo studioso, il collezionista, l'appassionato, conoscono il valore di questo libro: dunque perché sminuirlo? E' certamente fondamentale nel ripercorrere i passi del mito Arturiano, e la sua possibile identificazione con un personaggio storico. Tuttavia, la sua lettura ci dice assai di più.
Troverete tutte le spiegazioni su Nennio e il suo lavoro, tra le note di Adolfo Morganti, un esperto: inutile quindi riassumerle. Nennio è forse l'ultimo di una serie di compilatori d'eventi che i cronisti dell'alto medioevo consideravano storia, e a noi paiono leggende, o metafore. Quando va bene, sono testimonianza di fatti che oggi gli studiosi, i Grandi studiosi, cercano attraverso altre discipline: archeologia, toponomastica, fotografie satellitari, e studio dei miti arcaici. Tuttavia si tratta sempre di Storia, con la "S" maiuscola, e nessuno ci consente di liquidare Nennio, con tutti i suoi predecessori come "incompetenti". Nennio cerca di riportare, al meglio delle sue possibilità, una Storia che altrimenti si sarebbe tramandata solo oralmente.
Tralascio ogni commento sulle genealogie, di popoli e di re. Non sono competente in materia. Sono poi citati nomi e vite di Santi, che ancora oggi si venerano. Non conosco la storia "vera" di queste persone, ma sono stata nei monasteri che si dicono fondati da loro. Posso solo dire che ispiravano pace, e sogno. Sia come sia, quelle pietre ESITONO. E, a modo loro, parlano.
Preferisco tornare a ciò che è di mio specifico interesse.Nennio è il primo (o meglio, il primo che conosciamo), a mettere per iscritto nomi che diverranno pilastri nelle letture arturiane successive: Vortiger, Vortimer, Ambrosius, Embreis, Hengist. Nomi fondamentali per gli storici: si tratta, infatti, di personaggi di cui l'esistenza è stata comprovata, anche se rimangono molti dubbi in proposito alle datazioni.
Infine, Arthur, che merita un paragrafo a lui dedicato, Arthuriana. Uno storico così apertamente ridicolo per noi, ma così preciso sui suoi tempi, può aver sbagliato? Ritengo di No. Può aver trascritto leggende che in buona fede credeva realmente fatti avvenuti? Forse, è possibile.
Lascio ai Grandi storici le dispute sulle battaglie di Arthur, enumerate con precisione e sicurezza. Lascio anche ai Veri studiosi l'identificazione delle città da lui citate. Quasi tutte hanno trovato una corrispondenza,
Un cenno alle note, che trovo veramente molto ben curate, approfondite e precise, e all'introduzione. Adolfo Morganti, di cui ho letto anche dei saggi, mi ha un poco delusa. Perché devo andare a cercare le parole sul vocabolario, quando il nostro idioma presenta ottimi sinonimi comprensibili a tutti? E' bello citare termini greci o derivati dal greco, ma è anche frustrante per chi il greco non lo conosce. Non commettete il mio errore, saltando l'introduzione, perchè inizia con troppa erudizione. Si riscatta immediatamente, spiegando con molta bravura COSA andrete a leggere. E' molto importante, soprattutto se affrontate per la prima volta un testo di questo tipo.
Partita per cercare poche pagine da studiare, devo ammettere che questo libro ha catturato la mia attenzione, e mi ha fatto riflettere: chi siamo noi, con tutta la nostra scienza, per giudicare un uomo del X secolo? Perché serve Scienza, ora, per conoscere il mondo del passato: prove, datazioni, scavi... so bene come si procede. Avrebbe potuto essere il mio lavoro, forse. La Fisica al servizio dell'Archeologia, al servizio della Storia.
Chiudiamo questo capitolo. Leggere l' "Historia Brittonum" è stata una vera sfida di apertura mentale. Un vero peccato che non vi sia il testo latino a fronte: ma il libro sarebbe aumentato di volume, e il prezzo sarebbe salito in conseguenza. Il testo latino si può trovare, volendo. Io sono una sostenitrice del latino post romano, come ho già scritto.
Soprattutto, amo la Storia. Quella che va cercata, scoperta, ritrovata, quella che i libri di scuola non menzioneranno mai, ed invece dovrebbe essere alla portata di tutti, perché è la nostra Storia, o solo quella dei Britanni.
In conclusione, consiglio questo libro a tutti gli appassionati di storia antica, leggende arturiane, studenti e insegnanti. Non è un libro "da spiaggia" è un libro per scoprire mondi diversi e lontani. E' un'avventura. Potrete poi seguire la Storia, o la Leggenda, chissà. Io, scienziata, ho scelto la leggenda.
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