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Il quaderno delle voci rubate
Titolo: Il quaderno delle voci rubate
Autore: Remo Bassini
Anno: 2002
Editore: La Sesia
ISBN: 8890106603
Pagg.: 176
Prezzo: 9,30
Reduce dalla rilettura di un grande classico, quale è La Certosa di Parma, ho affrontato la prima opera di Remo Bassini con un po’ di titubanza, nel senso che temevo che, come buona parte delle opere di autori esordienti, non mi sarebbe piaciuto. E invece è stata una piacevolissima sorpresa. Dire che l’ho letto è un eufemismo, perché invece l’ho quasi fagocitato, pagina dopo pagina, arrivando all’ultima con il rammarico che non ce ne fossero altre. Il microcosmo di un paese con il suo bar più conosciuto è descritto in modo mirabile, con i personaggi che si alternano in perfetta sincronia, ognuno con una sua storia, gente anche di umile estrazione, ma a cui lo scrittore ha saputo dare una dignità tale che figure come il Carletti, il Bordin o Teresa la puttana restano indelebilmente impresse nella memoria. E anche l’io narrante, il proprietario del bar, assurge a protagonista, senza che per questo gli altri siano comparse. Bassini descrive la vita, i suoi personaggi destano simpatia perché sono veri, né eroi, né codardi, ma esseri umani, con tanto di pregi e difetti. Lo stile è scarno, essenziale, ma di straordinaria efficacia; descrive senza grevità, lasciando ampi spazi alla fantasia del lettore per immaginare l’ambiente e le figure che lo animano, di cui invece tratteggia alla perfezione il carattere. Non poche volte, chiudendo gli occhi dopo una pagina, mi sono visto l’ambiente della locanda del Merlo e i suoi avventori, aggiungendovi la mia persona; devo dire che questo volo di fantasia non mi è riuscito per nulla difficile, anzi il desiderio di essere parte della vicenda è la prova più evidente dell’abilità di Bassini di saper coinvolgere il lettore. Non si creda, inoltre, che le 172 pagine siano solo di puro e semplice svago, perchè dietro ogni personaggio c’è una vicenda da cui c’è da imparare e poco conta che l’insegnate sia una prostituta come Teresa, quando dice “ La vita è bastarda, scappa via mentre noi guardiamo le stelle cadenti “, oppure “ Ci vorrebbe che Dio esistesse: darebbe senso a tutto”. La frase, però, che più mi ha colpito è riportata anche nell’ultima di copertina “ Il bar è come un cinema, solo che il film è a sorpresa. E anche quando non c’è nulla, resta comunque l’atmosfera dell’attesa: qualcosa, da un momento all’altro, può sempre capitare”. Ecco penso che Bassini abbia voluto, metaforicamente, riferirsi alla vita.

Recensione a cura di Renzo Montagnoli
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