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Notte all'Hostaria La Guercia
Titolo: Notte all'Hostaria La Guercia
Autore: Valentino Rocchi
Anno: 2004
Editore: Argalìa Editore
ISBN:
Pagg.: 305
Prezzo: € 14,00

  Quando accade di ultimare la lettura di un'opera di grande bellezza, e questo avviene poche volte, si resta come attoniti e l'unica idea che viene alla mente si sintetizza nella parola capolavoro. Anzi, questo termine si ripete, due e più volte, quasi a voler dar conferma in tal modo a quella sensazione di profondo appagamento che ti pervade, che ti fa sentire fra lo stupito e l'esultante e che non poche volte porta a lacrime di autentica commozione.
Non capita solo a me, visto che anche Gian Paolo Serino su Satisfiction non è riuscito a scrivere altro a proposito di Ultimo parallelo, lo stupendo romanzo di Filippo Tuena.
Ho provato questa sensazione proprio al termine della lettura di Notte all'Hostaria La Guercia, titolo forse non particolarmente invitante, ma, come in certe confezioni non roboanti che dentro presentano tanta sostanza, questo romanzo è un'autentica sorpresa.
Pur se l'autore mi ha abituato a opere di eccellenza, mai e poi mai avrei potuto sospettare che un  suo romanzo, peraltro storico, potesse avere così tante qualità, amalgamate con maestria al punto tale da far esclamare "E' un capolavoro!".
Certo il giudizio dipende anche dal gusto, ma ci sono elementi che non sono così soggettivi che mi confortano nell'entusiasmo con cui scrivo di quest'opera.
Sì, perché penso sia naturale dopo la sintesi di valutazione cercare di comprendere come sono pervenuto a un giudizio raro e così elevato.
Ora, senza provvedere a un elenco dei meriti che finirebbe con lo stancare il lettore nella freddezza dell'enunciazione, sono dell'idea che si potranno meglio comprendere parlando del romanzo, ovviamente con le opportune puntualizzazioni.
Il titolo ha una sua precisa ragione, perché Rocchi, invece di narrarci la storia di questo famoso personaggio del XV secolo, partendo dalla nascita e sviluppandola fino alla morte, ha preferito mostrarcelo in questa notte trascorsa, vegliando, in una vecchia osteria nei pressi di Pesaro, la sua città a cui, non senza timori, si appresta a ritornare.
Nelle ore del buio, trascorse senza dormire, l'uomo, perché prima di tutto è un uomo con tutte le sue paure e le sue incertezze, rievoca il suo passato con le considerazioni del presente.
E' un'idea che dà un tocco di malinconia a tutta l'opera e che la rende viva, perché avvicina il protagonista al lettore.
Qui chi racconta parla della sua esperienza, fa rivivere a se stesso, e così anche agli altri, emozioni trascorse, fa sentire continua la sua presenza sia in vicende passate che in quelle ore della notte in cui gli sovvengono i ricordi, facendo emergere non pochi rimpianti, soprattutto alla luce dell'estrema incertezza dell'avvenire.
Ritengo doveroso anche un cenno, strettamente storico, sul personaggio principale. Si tratta di  Pandolfo Collenuccio, nato nel 1444 e che dopo aver compiuto gli studi di diritto all'università di Padova riuscì a inserirsi nella corte sforzesca di Pesaro. Avviò così una lunga carriera di diplomatico e di cortigiano che lo mise anche al servizio di Lorenzo de' Medici e dei Gonzaga. Caduto in disgrazia per un presunto tradimento e fatto rientrare a Pesaro con un inganno, lì vi fu giustiziato nel 1504.
Ora nel romanzo, il più possibile fedele ai fatti storici, sono presenti anche personaggi famosi dell'epoca, quali Poliziano, Pico della Mirandola e perfino i Borgia, all'origine della rovina di Pandolfo.
Rocchi riesce a farli emergere non come sporadiche comparse, ma in un disegno narrativo ove ognuno trova il suo giusto risalto, soprattutto in relazione ai rapporti instaurati con il protagonista.
Insomma, pur avendo ben presente che l'opera deve parlare di Pandolfo Collenuccio, gli altri personaggi lasciano traccia e assumono quella vitale autenticità che riesce a fornirci un'immagine veritiera di un'epoca.
Altri invece sono probabilmente frutto della creatività, come Maria, il primo amore, definita susina acerba per le sue qualità estetiche, un soprannome che non manca di tenerezza come solo può averla chi ne ha ancora il rimpianto. Al riguardo, la notte d'amore con lei è un autentico gioiello con un Pandolfo inesperto, che combatte fra desiderio e timore, ma alla fine si lascerà andare e in balia dei sensi raggiungerà un'estasi mai dimenticata.  Per quanto immaginati, questi personaggi, compreso il capo lancia che bracca Pandolfo, emergono dalle pagine con naturalezza e sono uomini di quel tempo, perfettamente inseriti in una struttura narrativa che non presenta il minimo squilibrio.
In una notte si fa il bilancio di una vita e come sempre non quadra, ma egualmente l'uomo si appiglia a questi ricordi, perché sono le uniche certezze. Il personaggio storico, che i libri ci raccontano nelle sue gesta, riacquisisce così quelle caratteristiche umane, quei pregi, ma anche quelle debolezze,  che lo vivificano, un rientro nella normalità che però lo fa sentire più vicino. In questo accostamento, o se vogliamo in questo ridimensionamento, il nome diventa persona, le sue gesta non vengono sminuite, ma facendolo sentire simile a noi è inevitabile una naturale  simpatia, un desiderio di soccorrerlo, di partecipare alle sue pene, a tal punto che resta indelebile il suo ricordo e così gli si dona l'immortalità.    
Scritto in modo estremamente scorrevole, senza la minima sbavatura, questo romanzo presenta alcune parti che sono veramente eccezionali.
Ho già citato la notte d'amore con susina acerba, ma non posso tralasciare il suo commiato da lei e, soprattutto, la morte di Pandolfo, quattro righe in cui la cessazione della vita passa in secondo piano rispetto all'ultimo rimpianto dell'uomo consapevole della sua fine.
Sì, per questo e anche per altro, Notte all'Hostaria La Guercia è per me un capolavoro, ma, come sempre capita in questi casi, sono sicuro che, leggendo e rileggendo, troverò ancora altri motivi a supporto del mio giudizio.


Recensione a cura di Renzo Montagnoli
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