Forse questo è il normale "stato mentis" per tornare nella mia vecchia città e parlare, di notte, con i suoi innumerevoli spettri. Emilio Salgari è uno di loro. L'ho visto, in due pagine dell'antologia di mia figlia.
- E' stata dura - gli dico - Attendere 100 anni perché i tuoi romanzi trovassero posto in un'antologia. -
- Non è nulla. - risponde lui, con un'alzata di spalle. - Sono vissuto in tutti questi anni nei sogni di migliaia di ragazzi, e d'adulti. Che importano ormai le pagine di una stupida antologia? -
Mi freno per non scoppiare a piangere. Emilio, molto più di Tolkien, molto più di Stevenson, è stato il mio eroe, ed ha ispirato i miei romanzi, che nessuno leggerà mai. Perché oggi nemmeno i fogli d'appendice trovano spazio in qualche buco. Neppure sulla Grande Rete Internet. No.
- Non affligerti. -
Cerca di consolarmi, accendendosi un sigaro nella nebbia. Il brillio sfumato è l'unica luce che si vede.
- Mi hai pensato, mi hai sognato; e le tue pagine, scritte alla rinfusa come le mie erano scritte con inchiostro annacquato, un giorno troveranno il loro posto. -
- Certo. -
Mormoro io, soffocando un singhiozzo, e lasciandolo allontanare; nella città che lo ha sepolto senza dedicargli nemmeno una via, una piazzetta. Verona, sua città natale, ce lo ha rubato: ed ora lui andrà lì, per ammirare i suoi trionfi; ma io so che tornerà qui.
Perché Torino non si dimentica. Puoi amarla, odiarla, soffrire delle sue disgrazie, sentirti un pugnale nelle viscere per i troppi immigrati; ma alla fine, resta sempre tua. Anche ora che i turisti la scoprono, gemma fra le Alpi, lei ritorna per i suoi vecchi abitanti, che parlano in dialetto, e non si confondono con gli stranieri.
Forse un giorno i miei romanzi troveranno qualcuno disposto sa leggerli; intanto recito le parole dell'antologia: " aveva idee molto avanzate per la sua epoca; in particolare usa parole di fuoco contro le grandi potenze coloniali , prendendo le parti delle popolazioni oppresse. " Sarà così? Ho già scoperto, per altre vie, di essere "politically incorrect" e non dico di più.
Ma so che farò come lui: metterò fine alla mia vita; non per il troppo lavoro o per la famiglia da mantenere; ma per odio verso il mondo. Se non lo accetti, non hai altra scelta. Lo dissero già quegli scemi di filosofi greci. Stoici, li chiamavano.
Io sono soltanto sola, capace di sognare un mondo che non esiste più e trasferirlo con righe di fuoco su pagine bianche, o, peggio, elettroniche. Ma chi mi sta vicino mi dice bonariamente che sto perdendo tempo: pulisci la casa, lava i panni, i pavimenti; cura tua figlia. Sei fortunata ad avere una figlia così. E ad aver perso il padre. E ad essere depressa dall'età di nove anni.
Scusate, questo non c'entra. Emilio lo sa: e mi aspetta. Arrivo. Presto! Non manca molto ormai. L'inchiostro è finito. Posso perdermi anch'io nella nebbia. Presto. Appena arriva. Ciao.
Ti piacciono i fantasmi e la nebbia. Ho comiciato a capire, credo. Questo racconto č un po' strano. Hai dei dei temi che ritornano spesso. la cittā, la figlia. i racconti mi piacciono.
03/12/2007 - outsider
...ti auguro le cose piu' belle, te le meriti tutte ma....non dimenticare la piccola che č con te...non c'č dono piu' grande!
02/12/2007 - rudjada
sono cresciuta anch'io con i libri di emilio salgari e col piacere di leggere , distesa per ore ranniccchiata sul comodo divano , spazio irrinunciabile, e con lui ho sognato i miei eroi, il piacere dell'avventura. La tua poesia mi ha fatto ricordare bellissimi momenti d 'infanzia pensa. grazie Rosella. rud.