Il sereno di sapone




E a non voltarsi a quegli occhi sono le spalle immancabili cartoline
il fuggire con le sue case senza porte il mai i cenni nelle mani.
Sensibilità è un pò tornare è già nostalgia dalla terraferma
e piange ciò che muta come le piccole nuvole ad un acquazzone
quelle già sole che strizzano un altrove il sereno di sapone.
Solita finestra la mattina arcipelago in calice prigione prelevato.
E la fortuna a riva orizzonte colui che inseguito s'allontana.
Orchestre a fiato polmoni e cuore a un momento di ritrovo ai vetri
si tolgono le tende giallo ocra che il tramonto ha appena ridipinto.
Poi d'istinto il tempo delle scelte pagine nate lasciarlo giostra.
Ritratti di più o forse.

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