Ignoto e solitudine

 

Non è che un sorriso celeste

questo cespuglio

tra muri a secco

che gocciola dell'onda l'alito

nell'ansia della vela a strallo

bianca foglia primaverile.

E il capo oggi ha un cappello a feluca

sopra le piume di nembi densi.

Elettrico il fulmine

come un caffè dopo l'altro.

L'emozione di una pietra

tra fili di baciccio e libeccio

sullo scosceso in passi verso il mare.

E da lì assomiglia

a un mese in prigione

dove è naturale

ignoto e solitudine

con le musiche d'ombra

fluire e rifluire

nel frastagliato fuggire del mare

innaffiando boughenville intricate.

Quel che vive anche in gabbia

a volte s'invola solo di guardare

una fila di sospiri sulle pareti.

Ma dove?

Forse per questo la fronte

è nuda ruga in rilievo

all'immaginazione.

Un passante può darsi.

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