Nulla di strano

 

In questi corridoi di casa

passa troppa poca aria

per poter sostare.

Così mi spingo

fuori mura ad altre pareti.

Campi per alberi

e fiori.

Nulla di strano.

E sotto questo arancio

che veste ancora bottoni di frutti

le gemme sorgono all'occhiello.

Sarà per chi non l'ha colti

lassù

sull'ultimo ramo

che non si piega

che la pianta beve se stessa.

Ho bruciato le canne

fuoco.

Così false

ad inchinarsi ad ogni vento.

E dalle ceneri

è il primo giorno la dispersione vita

a spiegare.

N'esce germoglio.

Senza che

d'un nudo porte aperte.

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