Un sole scalzo

 
Già lontano che spazi

un sole scalzo che scivoli sui coppi

delle case che si stringono nei tetti

cede l'ultima ombra pigra.

Come una lucertola

le mani da febbre questa pelle sente.

E riaccende sangue

sul ciglio smaltato in tepore.

Sarà pensieri

dei riflessi segreti

senza solitudine d'abbaglio.

E poi come una rondine al nido

quel giocare fra il mare e la terra

fango e saliva

balza entro il giorno.

L'infinito intervallo errante

inizia nel suo nome.

S'accalda l'annunciare

il cielo dei suoni inutili.

Non parliamo.

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