Impronte

Mi conosce, la mano della notte.
Tante volte ha accarezzato i miei capelli
quando china sui pensieri a volte folli,
annegavo nell'inchiostro dei silenzi.
E falsavo quella luce della luna
sul cuscino e sulla coltre dell'inverno.
Appassiva il rintocco delle ore
raccontando illusioni prese in prestito.
Dentro l'anima, io vivevo di riflessi.
Mi gravavano sul seno, indisturbati,
abbigliati di disobbedienza netta,
quasi nudi come sensi irriverenti.
Sul balcone senza fiori della casa
disegnavano ombre d'infinito
quando certe carezze della sera
lasciavano impronte mai vissute.

 

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