Svenimento

in un mattino assolato spandevo i miei stanchi passi sul ventre del mondo un esercito rumoroso usciva e rientrava nell'aria delle mie suole piegate dappertutto l'aria viscida sfiora gli organi vitali alla sordida luce del sole stanco reclino la testa e le gambe si recidono dal nervo loro padrone da altezza di nano ben pi? loquaci odori salgono alle mie narici intorno l'inferno arde un gelo spettrale vomita dal mio cuore finch? una ignota forza strappa la mia pelle su ali di folgore non di vanit? ma di dolore vestito ero il silenzio si desta di nulla gremito geme con singulti di pioggia risoluto eppur disperato tendo il mio arco d'ossa verso l'infinito mentre un velo di luce succhia il mio fiato adorno di feriti sospiri e mi dona copioso nel suo calice di madreperla il limbo dell'incoscienza

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