Il solco eterno



C'è un solco eterno che racconta muto.
Un sortilegio di spalle rivangate
Che sgorgano fatiche a curve state
Punendo vuote le meningi

La sera lunga è meta e non perdona
Con le sue luci ingrate in pesatura
Che a morderci sequenza
Troneggiano già stanche d'isolarsi

Com'è perimetrale il suo paesaggio
Così ferocemente immobile e compresso
Quando l'insieme è un rogo dimezzato
E il giorno un gregge destinato ai lupi

Il solco eterno stempera il non più.
Le Nebbie incanalate riposano schiarite
Scordando gli occhi e i fianchi tondi
Che videro scalciando a luna scelta
Il sangue distillato uguale

Perché non sono cenere, i ricordi
Ma calici adagiati colmi da versare
Quando le spighe tacciono sgranate:
Comparse di stagioni da sommare

Dov'è che  ascoltano i cipressi
Schierati senza vanto a dirli alti
E piccoli coraggi di confronto
Con idoli che a stento sanno il vento
E le pianure vergini spaesate

Dov'è che è niente la guerriglia
E il petto, un fiato conservato
O un petalo tradito di missione
Senza gambo a piangersi finito

Il solco eterno blatera la pace
E le campane ventilate tristi
Ogni mio maggio caro che a rivoli sotterro
Rispolverando sugheri lodati e orgogli affini



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