Dove la quiete accende

 

Avere è il niente che chiederò domani.
Lo spazio solitario di un viale da sfamare
Sapendo di mangiare fredda
Grandine assolata all'alba inversa
 *
Lo pesterò distratta con passione
Al mese grigio rotolato in fiore
E le foglie lì a crocchiare
Sentendomi cesoia di rimorso
Sapranno all'alleanza il cielo rogo
*
Seme avaro e terra scura
Coltiverò nutrita ogni raccolto
Con scavi realizzati senza fondi
E al troppo
Al troppo non saprei
*
Non saprei
*
Potrebbero ferirsi le parole
Le sillabe che coagulo istintiva
E l'impulso che addoloro scolorito
Quando il silenzio è polso all'io tradito
*
Verrà la catacomba che impersono.
L'ennesimo nevischio da rigare
E le palpebre si negheranno al nome
Mentre il vespro ne invidierà il contorno
*
Le grinze armate stanche
Confermeranno il tempo
E cureranno inconsce l'illusione
D'ampliarsi come sogni nei miraggi
*
È meta ogni sua fine.
Dovuta spiegazione
A noi che siamo
Stagioni senza flusso
*
Miro dinanzi l'immensa e l'effimera espressione
Vita e morte e gorgo in divisione
Radice e fango ascendo
*
Dove la quiete accende
E il palmo attende
A Dio la voce affido

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