Siamo carne incerta

 
Siamo carne incerta    
Noi valori e sabbia di miniera.
Massa dominata volta a inferni nuovi
Fra tante curve simili e scoscese

Ci appartiamo nudi appena
Fiutandoci padroni e madri antiche   
Oppure al poco, brande da disfare.
E siamo corpi in pace al disamore
Sperando che ogni bacio muoia puro
 E brace aggiunga al resto

Eppure nebbie vili intralciano vallate
E le colline alte ristagnano lamenti
Quando la pioggia eccede e slitta piatta
Ruvida al temporale
Dove la bocca asciutta prega di sapori

Il grano incolto
Con l'avidità nascosta fra le mani
È il cerchio insano della spontaneità
Sapida di niente nell'umano abbandonato
Nel fronte di un giardino inaridito

Era la genesi, l'eden sconfinato
Quel senso di cadenza e di pensiero senza intromissione.
Era la parola, il Cristo da inventare
I polsi in stasi da provare sul costato
Di un giorno da annunciare

Era la stagione del principio.
La croce fresca che al verde tramortiva
E viva s'inoltrava
Fino allo scagliarsi dell'anima sparita
Cielo azzurro in ascensione

Siamo carne perché la morte è certa
E con la falce dolce di noi fa prezzo e musa
Per renderci soldati disarmati
Fra ceneri da amare

Al tempo l'oggi ignaro


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