Fango sul nitore

 

Fango sul nitore
In questo tempo di voci smosse in coro.
Melma di latrine seviziate con più lingue
Dove infrangerci idealisti è un vizio folle.
Dove l'anima castrata segue al passo le prigioni
E racconta senza il minimo ascoltare l'imperato.
Volti in fila tumefatti si respirano infiniti al fiele amaro
Disgregandosi al giudizio della bibbia
Dove l'uomo è di Dio la sete vasta
*
Fango e poi rifiuti fra i sensori della sera
Incrostati insani all'osso
Senza vie da gocciolare
Con l'orgoglio che sgomenta
Quando muto s'inasprisce
Demordendo la sembianza
*
Dove siamo, noi di Dio la pecora malata.
La ferita sul costato imputridita
Mai ritratta.
Mille fauci e nessuna assoluzione
Che riposi a medicare.
Rovi e muffe dove il passo è una vittoria
Dove l'umile nel gregge è la sconfitta
E ai dadi umani affida l'anima oscurata
*
Via dal coro le voci che hanno speso
Via dal grembo dei veleni e via dai cieli
Ché di poco rallegrano l'azzurro
Ritirandosi pazienza.
Rari nastri fra i capelli con le mani dedicate
Fiocchi astratti senza posa:
L'innocenza nell'archivio al comodato
*
Ognuno a dirsi il manto, l'altezza confermata,
Le gole in espansione ristrette in torto al vero.
La pioggia inaridita in peso ai colli
È il vento compresso in irruzione
Con le mani strette in tasca, mendicanti
*
la porpora frenata sotto il letto
Dell'affetto primitivo è la mancanza


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