La bellezza di Dio

  La bellezza di Dio è il grano colmo;
La dorata distensione in levatura
Che dichiara fuoco e pace
Coltivata e sradicata
Di partenza

È nel giglio che sul fango avanzò bianco
Lacerandosi le vene possedute
Quando il sangue condensava le sue nevi
Nuvolose ai fondali deportati

È la foglia appena usata
Posandosi preghiera e poi promessa
Per le rondini sparite primo stormo
Senza avvisi a dirsi tristi
Moltitudini sbocciate

E dico che bellezza è ogni contorno
Precisato definito impegno
E legame d'immancabile esattezza
Con il centro rivelato grezzo

Ché poi bellezza è anche un prato fermo
La terra che irrisolta culla spenta
Sopra gli occhi che lasciarono accostati
Le radici fecondate

Ma di bellezza a parte premio il grigio
- Muro in evasione.
La penombra della sera moribonda
Screziata verbo e piaga
Adorabile assonanza

Ed è verità
L'ossatura dei crolli sollevati.
Il certo del presente e il dubbio dell'assente
Come una ferità inflitta oggi
Al domani non sanata

E bellezza ancora è la pace dei relitti.
La presenza a istinto morta e sprofondata
Come pianta d'illusione
O di peggio sacrificio a chi per sé

La bellezza di Dio è l'inverno che strattona
Come demone di bene in distruzione
Che in rinascita concorda sfregi e strazi
Onorandosi bandito le altre ali

Vedo gli occhi vertebrati
Sagoma di Dio:
Gli ovuli nati;
Un ritorno sempre in viaggio.
Nidi e pianti e infine soste
Fino all'avvenuta degli artigli
Tenera intrusione


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