Fino a contemplarmi la siccit? dei sensi

 


Appendimi a pezzi, dove vuoi.

Di chi la grazia e a chi la paglia accesa
In questo sole che cielo si scompare
E afferra ogni nube a ripararsi.
Sono così le sere del perdersi in salita
Cesellano le stelle a punta tonda per farsi male appena
E grondano di pioggia che a stringerla dà asfalto



Appendimi a pezzi, dove vuoi.
Stordita, di fianco, oppure rovesciata
E vedimi puntuale, convinta o regolare
Con le cause sovrane per strapparmi.
Ché in fondo siamo carni e trame da impastare
E il tempo a fare consigliere sulle spalle
Nel mentre consumiamo illeso il cuore
Sconfina ogni presagio, contandoci bagliori




Mai più il respiro che superi il maestrale.
L'udito e gli occhi scenari germogliati.
Mai più espressione o a dir si voglia vita
E tutti i pesci a lisca proseguono la marcia
Vanificando l'ordine dell'essere ragione
Al fiato da ignorare.
Poveri mestieri finiti al loro andare
E gli ami che più si fletteranno
Spellando labbra sane condite d'altre sponde
Ormeggi a contestare.
Poveri gli abissi e il plancton conservato
Inondato di giorni da sfamare.
Povere le sabbie, gli scogli in limatura
Che a frangersi sapranno
Di quanto l'urto comprende la ferita
E morbido scompare


Mai più le ciglia e i fianchi in meraviglia
Stillanti come battiti di grandine vissuta
Dissolta sopra i vetri, spendendosi la pace
Agli inferi tornati.
Più il ghiaccio inciso ad arte né creta da scaldare
Cogliendone i frammenti in allusione
Al semplice di un ruvido in eccesso.
Più il vento, il porto e il faro spento
I rami in collisione avvolti ai frutti
E i semi guidati a primavera
Sciupandone il destino.
Appendimi a pezzi, dove vuoi.
Incontrami la sete seccandomi il palato
Fino a contemplarmi la siccità dei sensi


Altre opere di questo autore