Fino ai disordini esiliati
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 30/10/2008
Cercala la femmina che partorì tua madre.
Il taglio del profilo sperperato
Deserto siderale.
Il giglio impuro che inaugurò l'impulso
Spezzandosi il respiro come pane
Per farsi comunione e graffio leso.
Cercala invadente la croce senza sangue
Originaria di carni accese all'osso
Fino a sbriciolarti le credenze
Di giorni e chiodi e niente.
Cerca la femmina che non piantò la sabbia.
Che rinnegò le selci da assemblare.
Che lucida seguì le nebbie
E a farle cieche proseguì misura.
Confina la riva del passato
E addenta il mare del presente.
La sete che generò dal sale ogni languore
Caldo lodato spento
Fino alle pianure rase al nome.
Cerca la femmina che impallidì bagnata.
Recidi l'espressione congeniale ai fiori
Che nettare si muore
Vivendosi le labbra in sospensione.
Ribalta i rovi stesi fra le gambe
E al bando tutte le indecenze in serpe al cuore.
Come se la notte si perdonasse al sole - illuminata
E tutte le visioni venissero da lì
Scomunicando il buio
Fino ai disordini esiliati
Trovala affamata la femmina che incarni
Contando sopra il tavolo più tarli
E bocche in fila come dighe da arginare.
Cerca la femmina che al seno nacque madre
Scordandosi le braccia nel cullare.
Cercala incessante
Oltre i capelli bianchi inceneriti
Perle ai confini da azzerare.
Mirala paziente foglia in conclusione
E ascoltala finita di parole
Prima d'affidarla al buio e consumarla.
Cerca la femmina che impoverì il costato.
Lo sguardo perso altrove in sogno al fieno sotto il fianco.
Cerca quel vagito che sprigionò la luce
E impose in verticale la presenza
Parlandoti dei lutti da accettare.
Rovista le sfortune in coro e i ponti senza meta
Fino a ritornare a Dio
Per darti scelta
Cercala la femmina che partorì tua madre.
Il taglio del profilo sperperato
Deserto siderale.
Il giglio impuro che inaugurò l'impulso
Spezzandosi il respiro come pane
Per farsi comunione e graffio leso.
Cercala invadente la croce senza sangue
Originaria di carni accese all'osso
Fino a sbriciolarti le credenze
Di giorni e chiodi e niente.
Cerca la femmina che non piantò la sabbia.
Che rinnegò le selci da assemblare.
Che lucida seguì le nebbie
E a farle cieche proseguì misura.
Confina la riva del passato
E addenta il mare del presente.
La sete che generò dal sale ogni languore
Caldo lodato spento
Fino alle pianure rase al nome.
Cerca la femmina che impallidì bagnata.
Recidi l'espressione congeniale ai fiori
Che nettare si muore
Vivendosi le labbra in sospensione.
Ribalta i rovi stesi fra le gambe
E al bando tutte le indecenze in serpe al cuore.
Come se la notte si perdonasse al sole - illuminata
E tutte le visioni venissero da lì
Scomunicando il buio
Fino ai disordini esiliati
Trovala affamata la femmina che incarni
Contando sopra il tavolo più tarli
E bocche in fila come dighe da arginare.
Cerca la femmina che al seno nacque madre
Scordandosi le braccia nel cullare.
Cercala incessante
Oltre i capelli bianchi inceneriti
Perle ai confini da azzerare.
Mirala paziente foglia in conclusione
E ascoltala finita di parole
Prima d'affidarla al buio e consumarla.
Cerca la femmina che impoverì il costato.
Lo sguardo perso altrove in sogno al fieno sotto il fianco.
Cerca quel vagito che sprigionò la luce
E impose in verticale la presenza
Parlandoti dei lutti da accettare.
Rovista le sfortune in coro e i ponti senza meta
Fino a ritornare a Dio
Per darti scelta
3 Commenti
31/10/2008 - 4E22D
Vi ringrazio infinitamente.
Il vagito che sprigionò la luce è la nascita: il ritorno alla purezza.
marina
30/10/2008 - Rosella
Una poesia molto difficile.
da leggere e rileggere, perchè davero esprime un'infinità di concetti in versi stringati, volutamente duri.
Mi sento appena di dire che può ricorare tutto il dolore delle donne: ma ritornerò.
I miei complimenti: sei Grande.
Rosella
30/10/2008 - outsider
disordini esiliati? la scelta di tornare a Dio...quel vagito che sprigionò la Luce...forse l'ordine è maschio e femmina, insieme
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