La bellezza di Dio
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 14/11/2008
La bellezza di Dio è il grano colmo;
La dorata distensione in levatura
Che dichiara fuoco e pace
Coltivata e sradicata
Di partenza
È nel giglio che sul fango avanzò bianco
Lacerandosi le vene possedute
Quando il sangue condensava le sue nevi
Nuvolose ai fondali deportati
È la foglia appena usata
Posandosi preghiera e poi promessa
Per le rondini sparite primo stormo
Senza avvisi a dirsi tristi
Moltitudini sbocciate
E dico che bellezza è ogni contorno
Precisato definito impegno
E legame d'immancabile esattezza
Con il centro rivelato grezzo
Ché poi bellezza è anche un prato fermo
La terra che irrisolta culla spenta
Sopra gli occhi che lasciarono accostati
Le radici fecondate
Ma di bellezza a parte premio il grigio
- Muro in evasione.
La penombra della sera moribonda
Screziata verbo e piaga
Adorabile assonanza
Ed è verità
L'ossatura dei crolli sollevati.
Il certo del presente e il dubbio dell'assente
Come una ferità inflitta oggi
Al domani non sanata
E bellezza ancora è la pace dei relitti.
La presenza a istinto morta e sprofondata
Come pianta d'illusione
O di peggio sacrificio a chi per sé
La bellezza di Dio è l'inverno che strattona
Come demone di bene in distruzione
Che in rinascita concorda sfregi e strazi
Onorandosi bandito le altre ali
Vedo gli occhi vertebrati
Sagoma di Dio:
Gli ovuli nati;
Un ritorno sempre in viaggio.
Nidi e pianti e infine soste
Fino all'avvenuta degli artigli
Tenera intrusione
La bellezza di Dio è il grano colmo;
La dorata distensione in levatura
Che dichiara fuoco e pace
Coltivata e sradicata
Di partenza
È nel giglio che sul fango avanzò bianco
Lacerandosi le vene possedute
Quando il sangue condensava le sue nevi
Nuvolose ai fondali deportati
È la foglia appena usata
Posandosi preghiera e poi promessa
Per le rondini sparite primo stormo
Senza avvisi a dirsi tristi
Moltitudini sbocciate
E dico che bellezza è ogni contorno
Precisato definito impegno
E legame d'immancabile esattezza
Con il centro rivelato grezzo
Ché poi bellezza è anche un prato fermo
La terra che irrisolta culla spenta
Sopra gli occhi che lasciarono accostati
Le radici fecondate
Ma di bellezza a parte premio il grigio
- Muro in evasione.
La penombra della sera moribonda
Screziata verbo e piaga
Adorabile assonanza
Ed è verità
L'ossatura dei crolli sollevati.
Il certo del presente e il dubbio dell'assente
Come una ferità inflitta oggi
Al domani non sanata
E bellezza ancora è la pace dei relitti.
La presenza a istinto morta e sprofondata
Come pianta d'illusione
O di peggio sacrificio a chi per sé
La bellezza di Dio è l'inverno che strattona
Come demone di bene in distruzione
Che in rinascita concorda sfregi e strazi
Onorandosi bandito le altre ali
Vedo gli occhi vertebrati
Sagoma di Dio:
Gli ovuli nati;
Un ritorno sempre in viaggio.
Nidi e pianti e infine soste
Fino all'avvenuta degli artigli
Tenera intrusione
2 Commenti
18/11/2008 - VITO IACONO
MI PIACE BELLA
17/11/2008 - Rosella
Mi permetto di dire: poesia difficile. Nel suo apparente scorrere di versi in parte descrittivi ed in parte intimistici racchiude molteplici significati.
Da leggere e rileggere.
Ma sei bravissima: solo chi ha talento scrive così.
A Presto.
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