iL perdono di Giuda
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 04/12/2008
Com'è che Cristo ha amato l'Ingiustizia.
La lenta mareggiata dei serpenti
Per rendersi nel pane manto estremo
E voce all'immortale valle in festa
Com'è che Il Cristo, là sponda dei bugiardi
Compone le medaglie da affidare
Limandole d'attesa
Al gergo del silenzio e poi al chissà
Le bocche dei perdenti tramontano giù a diga
Cercandosi un lamento sottomesso
Che possa dirsi timbro celestiale
Domani ripagato all'eden
E all'oggi così sia
Non c'è risposta fra luci ad alternanza.
Le piaghe all'ombra non sanno la certezza
Del polso nominato alla creazione.
Non c'è riposo a perdonare
Né veglia giusta a sterminare;
Ché il tempo degli ulivi ha colli incerti
Dondolandosi a stagione il vero e il falso
Sul ramo germogliato sant'inganno
Là nel fondo, posato cima e volto
Lui vide il Cristo sanguinargli addosso
Con tutte le ferite inflitte e amate
Spogliandosi alla morte
Menzogna generosa
Lui Giuda il vero.
Dal marmo riscaldato senza fiato
Compose il suo segreto verme e marchio
Pentito al chiodo ancora da piantare
Con l'indice al sé stante
D'amore primordiale rimpatriato
Lui colpa e poi ponente.
Vangelo chiuso al nome.
La somma vana e il gesto da attardare.
Lo scrupolo crudele e poi ferito
Fra le labbra dissetate con la trebbia
Di un giorno senza sera
Lui orfano al respiro
E figlio poi impiccato
Con l'utile sepolto
E il vuoto diramato nel calcagno
Come una preghiera da capire
Com'è che il Cristo ha amato l'Ingiustizia
Il sangue in posatura e comunione
Prima d'inondarci di salvezza
Che martire fu prima a corda stretta
Com'è che Cristo ha amato l'Ingiustizia.
La lenta mareggiata dei serpenti
Per rendersi nel pane manto estremo
E voce all'immortale valle in festa
Com'è che Il Cristo, là sponda dei bugiardi
Compone le medaglie da affidare
Limandole d'attesa
Al gergo del silenzio e poi al chissà
Le bocche dei perdenti tramontano giù a diga
Cercandosi un lamento sottomesso
Che possa dirsi timbro celestiale
Domani ripagato all'eden
E all'oggi così sia
Non c'è risposta fra luci ad alternanza.
Le piaghe all'ombra non sanno la certezza
Del polso nominato alla creazione.
Non c'è riposo a perdonare
Né veglia giusta a sterminare;
Ché il tempo degli ulivi ha colli incerti
Dondolandosi a stagione il vero e il falso
Sul ramo germogliato sant'inganno
Là nel fondo, posato cima e volto
Lui vide il Cristo sanguinargli addosso
Con tutte le ferite inflitte e amate
Spogliandosi alla morte
Menzogna generosa
Lui Giuda il vero.
Dal marmo riscaldato senza fiato
Compose il suo segreto verme e marchio
Pentito al chiodo ancora da piantare
Con l'indice al sé stante
D'amore primordiale rimpatriato
Lui colpa e poi ponente.
Vangelo chiuso al nome.
La somma vana e il gesto da attardare.
Lo scrupolo crudele e poi ferito
Fra le labbra dissetate con la trebbia
Di un giorno senza sera
Lui orfano al respiro
E figlio poi impiccato
Con l'utile sepolto
E il vuoto diramato nel calcagno
Come una preghiera da capire
Com'è che il Cristo ha amato l'Ingiustizia
Il sangue in posatura e comunione
Prima d'inondarci di salvezza
Che martire fu prima a corda stretta
1 Commenti
05/12/2008 - outsider
vorrei che tale Salvezza fosse per te, per me...per tutti noi...voi...ciao Marina
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