Formalit
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 04/12/2008
Sconfitte le mani e le memorie
Scandiscono le spine accumulate amandole fra i palmi come figlie
E il sangue è un misto imbroglio che non cola né raggruma
Intrappolando martiri le vene
Le dita al niente offerte
S'inventano nel polso in derisione
Il battito che odora di censura
E ritma il tempo scelto previsione
Maturi, d'altra parte, gli zigomi affondati
Carezzano gli istanti secolari che videro il presente
Nel grigio brullo che veloce si cancella
Dopo l'invasione della sera
Chi la ferita e il rovo culla insegna
Di ieri la porpora sfidava e il pasto divorava
Come brace al soffio afoso e al breve umore
E il fumo già iniziava a farsi il nome
Formalità, consegnano in silenzio il passo fermo
Nutrendolo di ciò che indietro è stato
Battigia e cielo increduli all'unione
Prima dell'onda misurata ebbrezza inferma
Frana la notte e accanto la sua tela
Si rannicchia pallore e tregua finta
Noncurante fra i colori - resi opachi al crudo autunno
Come siepi da spolpare
È un ponte sommerso,
La visione che ora innaffia la palpebra sfiorita
E la retina al percorso si fa foglia e divisione e parola in pigiatura
Senza morte a dirla persa
Consumando con lo sguardo l'ultimo paesaggio
Arso lacrima indigesta all'orizzonte
Sconfitte le mani e le memorie
Scandiscono le spine accumulate amandole fra i palmi come figlie
E il sangue è un misto imbroglio che non cola né raggruma
Intrappolando martiri le vene
Le dita al niente offerte
S'inventano nel polso in derisione
Il battito che odora di censura
E ritma il tempo scelto previsione
Maturi, d'altra parte, gli zigomi affondati
Carezzano gli istanti secolari che videro il presente
Nel grigio brullo che veloce si cancella
Dopo l'invasione della sera
Chi la ferita e il rovo culla insegna
Di ieri la porpora sfidava e il pasto divorava
Come brace al soffio afoso e al breve umore
E il fumo già iniziava a farsi il nome
Formalità, consegnano in silenzio il passo fermo
Nutrendolo di ciò che indietro è stato
Battigia e cielo increduli all'unione
Prima dell'onda misurata ebbrezza inferma
Frana la notte e accanto la sua tela
Si rannicchia pallore e tregua finta
Noncurante fra i colori - resi opachi al crudo autunno
Come siepi da spolpare
È un ponte sommerso,
La visione che ora innaffia la palpebra sfiorita
E la retina al percorso si fa foglia e divisione e parola in pigiatura
Senza morte a dirla persa
Consumando con lo sguardo l'ultimo paesaggio
Arso lacrima indigesta all'orizzonte
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