Gennaio
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 12/01/2009
Gennaio, caparbio fermento.
L'istante che nutri fa eco sopra i fuochi
Cordiale avanti e grugno dietro
Fra i ceppi condannati e i calli da giurare
Riporta la sembianza d'ogni scena
Lodandosi schizzato sulla tela - freddo proclamato
A chi le braccia piene fino all'ombra
Annunciano le culle da temprare
In questa fossa di gelo e di pudore
Che a notte brilla risuona febbre e ardore
Spegnendosi a buon grado l'abbondanza
Le cortecce disertano il presente:
Intatto in fronte a loro -
Il gesso del Cristo da ovattare
Per segregarlo in coro mito e acerba delusione
Di fedi srotolate stanche sopra i tarli
I greggi con le serpi - amandosi preghiera
Vanificano a turno miniere di credenti.
Le sviste e poi gli esempi, le crune da mirare
Avvolgono passivi
Gli angeli costanti e le ali da incendiare
Gennaio lontano così - del non ricordo -
Aveva l'inespresso e patrie da sudare
Quando le voci miste scorrevano a fierezza
Ripopolando ai viali le bocche del lamento.
Farine romanzate e chiassi d'urto
Valevano la veglia offerta al sonno
Prima d'assordarsi impronta di memoria
Sul letto del grembo da fiutare
Così com'era allora - più non è tornato -
Gennaio gloria e pena - la nascita da accogliere cancrena.
Gli abeti in sepoltura sui gradini
E l'esodo di Dio riposto nervo e semina fidata
Da messe riverite senza falci
Protese -pane e lingua - scordate d'avventura
Gennaio così - del non ricordo -
Mai forse ha spento i lumi e gli indici dei sensi
Con le criniere a pezzi e i lacci aggrovigliati
Abbrustoliti corti e appesi oliati
prima delle luci traviate sulle nevi
Quando il tatto al bruno albore graffiava spirituale
Gennaio è tutto un grumo e il fine, l'esclusione.
da ieri a oggi, la destra e l'altra stretta - confortano gelate.
Di strada in cielo l'azzurro spiega il verbo
E l'anno schiera svelto l'altro inverno -
Zerbino impreparato e imperfezione:
Futuro da eternare prima dell'avvento
8 gennaio 09
Gennaio, caparbio fermento.
L'istante che nutri fa eco sopra i fuochi
Cordiale avanti e grugno dietro
Fra i ceppi condannati e i calli da giurare
Riporta la sembianza d'ogni scena
Lodandosi schizzato sulla tela - freddo proclamato
A chi le braccia piene fino all'ombra
Annunciano le culle da temprare
In questa fossa di gelo e di pudore
Che a notte brilla risuona febbre e ardore
Spegnendosi a buon grado l'abbondanza
Le cortecce disertano il presente:
Intatto in fronte a loro -
Il gesso del Cristo da ovattare
Per segregarlo in coro mito e acerba delusione
Di fedi srotolate stanche sopra i tarli
I greggi con le serpi - amandosi preghiera
Vanificano a turno miniere di credenti.
Le sviste e poi gli esempi, le crune da mirare
Avvolgono passivi
Gli angeli costanti e le ali da incendiare
Gennaio lontano così - del non ricordo -
Aveva l'inespresso e patrie da sudare
Quando le voci miste scorrevano a fierezza
Ripopolando ai viali le bocche del lamento.
Farine romanzate e chiassi d'urto
Valevano la veglia offerta al sonno
Prima d'assordarsi impronta di memoria
Sul letto del grembo da fiutare
Così com'era allora - più non è tornato -
Gennaio gloria e pena - la nascita da accogliere cancrena.
Gli abeti in sepoltura sui gradini
E l'esodo di Dio riposto nervo e semina fidata
Da messe riverite senza falci
Protese -pane e lingua - scordate d'avventura
Gennaio così - del non ricordo -
Mai forse ha spento i lumi e gli indici dei sensi
Con le criniere a pezzi e i lacci aggrovigliati
Abbrustoliti corti e appesi oliati
prima delle luci traviate sulle nevi
Quando il tatto al bruno albore graffiava spirituale
Gennaio è tutto un grumo e il fine, l'esclusione.
da ieri a oggi, la destra e l'altra stretta - confortano gelate.
Di strada in cielo l'azzurro spiega il verbo
E l'anno schiera svelto l'altro inverno -
Zerbino impreparato e imperfezione:
Futuro da eternare prima dell'avvento
8 gennaio 09
1 Commenti
13/01/2009 - Rosella
Gennaio, primo mese dell'anno. Gennaio, gelido e immobile. Speriamo che la vita non sia sempre così.
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