Dettagli al Credo
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 13/03/2009
È sacra, la fredda dimensione
Che avanza la difesa dei feriti
Scomparsi fame e peste
Da nominare amore
Contorcere le labbra in muto appello
E immergerle invecchiate
Su ciò che perso è stato
La trebbia dei lamenti
È il credo da piantare
Prima che sia del vento
Ieri è l'affresco riflesso
Che penetra casuale dentro l'oggi.
Deposti come santi entrambi
O preti incerti, rifiutano confronti
Ché poi l'esito è uguale
Scrostandoli passati e da finire
Fra pani d'intervalli a gioia cieca
Ed è l'usuale che pesa le mancanze
Da raccontare genesi al rituale.
La fuga sempre pronta e il passo assente,
Le scapole sfiorate col maestrale
E i corvi intorno - attese divorate.
Pretendersi contenti d'esser stati
La giusta privazione a chi
O Cristi di media fratellanza
È il credo da bruciare
Era missione l'alito sui fianchi
Come la foglia al ramo e il viso al sole.
La fertile incoscienza destinata
Prima d'andarsi in calo
Graffiando i sensi vivi.
Era l'eterno in onda già annunciato
E il breve da allungare
Certa desolazione
È un misero dettaglio
Murare le stagioni e inoltre i giorni.
Per ogni ombra un chiodo da baciare.
Trafitto a dirsi speso.
Come se pagasse lumi
Di vocazioni incolte
È sacra, la fredda dimensione
Che avanza la difesa dei feriti
Scomparsi fame e peste
Da nominare amore
Contorcere le labbra in muto appello
E immergerle invecchiate
Su ciò che perso è stato
La trebbia dei lamenti
È il credo da piantare
Prima che sia del vento
Ieri è l'affresco riflesso
Che penetra casuale dentro l'oggi.
Deposti come santi entrambi
O preti incerti, rifiutano confronti
Ché poi l'esito è uguale
Scrostandoli passati e da finire
Fra pani d'intervalli a gioia cieca
Ed è l'usuale che pesa le mancanze
Da raccontare genesi al rituale.
La fuga sempre pronta e il passo assente,
Le scapole sfiorate col maestrale
E i corvi intorno - attese divorate.
Pretendersi contenti d'esser stati
La giusta privazione a chi
O Cristi di media fratellanza
È il credo da bruciare
Era missione l'alito sui fianchi
Come la foglia al ramo e il viso al sole.
La fertile incoscienza destinata
Prima d'andarsi in calo
Graffiando i sensi vivi.
Era l'eterno in onda già annunciato
E il breve da allungare
Certa desolazione
È un misero dettaglio
Murare le stagioni e inoltre i giorni.
Per ogni ombra un chiodo da baciare.
Trafitto a dirsi speso.
Come se pagasse lumi
Di vocazioni incolte
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