La versione del melograno
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 15/05/2009
Diresti mai che il cuore è un melograno?
Un tratto disgregabile e congiunto che bagna ogni sospiro
Nel mentre è solo vita la crepa in espansione.
Traccio con l'inchiostro, antico stampo,
L'amore che recido e non perdono
Nutrendo il frutto schiuso e i granuli fuggiti
Melograno sfatto in preda di visioni
Cos'altro ancora pulsi
Ai bordi del tuo tronco
Raccolto a stagionare il vento
In vena di spezzare
Sgranavo melograni e ne piangevo sete
E aggi in essi adombro la mia quiete
Per spegnerla coscienza e noia incerta.
E in questo confronto viscerale
Rivedo sanguinare il suo silenzio
Come un'antica fine
Da stringere ai rituali
Ortica profumata
Il tempo che comanda ora prosegue
Guardando senza pause l'indolore
E il credere nel niente e il sempre a immortalare
Un muscolo scheggiato,
Sgranato alla sua croce
E in essa tutto e niente
Eppure il giorno arava,
Grondava già assolato la sua estate,
Comunque, allineato,
La gloria senza il caso.
Condanna a dissetare
L'impulso dei deserti
Da nominare simbolo evasivo
Il breve che conviene
ha fruste in corpo.
Per ogni colpo un nesso
La fresca posizione
Oppure una versione di gioia da scordare
Trascura la tua goccia
Cristallo e lampo in alto
E annega insieme i mari.
Finché tutto rimane,
quaggiù la pioggia infanga
Così, io mi appartengo,
Lesione ammutolita in festa ai brodi
E il torto ora a lavare
Inscena la mia forca
Diresti mai che il cuore è un melograno,
A fette, sul tavolo svuotato
Brandello naturale
Diresti mai che il cuore è un melograno?
Un tratto disgregabile e congiunto che bagna ogni sospiro
Nel mentre è solo vita la crepa in espansione.
Traccio con l'inchiostro, antico stampo,
L'amore che recido e non perdono
Nutrendo il frutto schiuso e i granuli fuggiti
Melograno sfatto in preda di visioni
Cos'altro ancora pulsi
Ai bordi del tuo tronco
Raccolto a stagionare il vento
In vena di spezzare
Sgranavo melograni e ne piangevo sete
E aggi in essi adombro la mia quiete
Per spegnerla coscienza e noia incerta.
E in questo confronto viscerale
Rivedo sanguinare il suo silenzio
Come un'antica fine
Da stringere ai rituali
Ortica profumata
Il tempo che comanda ora prosegue
Guardando senza pause l'indolore
E il credere nel niente e il sempre a immortalare
Un muscolo scheggiato,
Sgranato alla sua croce
E in essa tutto e niente
Eppure il giorno arava,
Grondava già assolato la sua estate,
Comunque, allineato,
La gloria senza il caso.
Condanna a dissetare
L'impulso dei deserti
Da nominare simbolo evasivo
Il breve che conviene
ha fruste in corpo.
Per ogni colpo un nesso
La fresca posizione
Oppure una versione di gioia da scordare
Trascura la tua goccia
Cristallo e lampo in alto
E annega insieme i mari.
Finché tutto rimane,
quaggiù la pioggia infanga
Così, io mi appartengo,
Lesione ammutolita in festa ai brodi
E il torto ora a lavare
Inscena la mia forca
Diresti mai che il cuore è un melograno,
A fette, sul tavolo svuotato
Brandello naturale
3 Commenti
16/05/2009 - gavino
correggo ...mille sfaccettature dalle quali dipanano...
16/05/2009 - gavino
Certo che il cuore è un melograno! I suoi chicchi, sanguigni, aiutano a digerire, il suo succo, rosso, invita all'amore, è afrodisiaco e posso capirne, quindi, "la versione" che ha mille sfaccettature dalle dipanano mille e un sentimento, positivo o negativo, e l'autore è, come sempre, il cuore ed ora....anche Marina. Molto bella.
15/05/2009 - fiorella
come trovare le parole x commentare la tua bellissima poeia...per e resta molto difficile(non sono brava fare commenti) ma mi piaci tantissimo il tuo modo di scrivere, bravissima!
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