L'esatta crudelt? affilata al vento
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 17/07/2009
Sorridere alla morte, abbaglio celestiale.
Immaginarla bianca dentro un manto;
Le tasche calde come il ventre
O un covo di serpenti
È tentazione, il margine che veste.
L'inizio di un ritorno che non è mai partito
Ma ha respirato attese e poi rinunce
Cacciando l'infelice conclusione
Dannata perché esiste e il cuore non le pesa
Andando incerta come l'incostanza
E il gregge dei presepi
Deposto a frotte, pace senza meta
Cos'altro deve ancora se il pesco adora il sole
Ignaro dell'inverno al suo tramonto.
Dannata perché esilia e il sangue annega
Mostrando in vena al sodo il rantolo finito
Chiamatela sfortuna, orrore al suo fermento
Da strangolare ad arte.
Il suo scenario inciso è sacramento
Ché a vendersi, piuttosto salverebbe
Con le rovine stanche del vivere in sommossa
E' che la vita ascolta e poi gliela racconta
La storia del tempo destinato.
Lungo e sequenziale come un pregiudizio
O una ragione sana fino a che
A che di lei mai vi possa spaventare
L'esatta crudeltà affilata al vento.
Perché ne morireste a dirla.
Così imparziale e sorda al pianto della falce
Sorridere alla morte, abbaglio celestiale.
Immaginarla bianca dentro un manto;
Le tasche calde come il ventre
O un covo di serpenti
È tentazione, il margine che veste.
L'inizio di un ritorno che non è mai partito
Ma ha respirato attese e poi rinunce
Cacciando l'infelice conclusione
Dannata perché esiste e il cuore non le pesa
Andando incerta come l'incostanza
E il gregge dei presepi
Deposto a frotte, pace senza meta
Cos'altro deve ancora se il pesco adora il sole
Ignaro dell'inverno al suo tramonto.
Dannata perché esilia e il sangue annega
Mostrando in vena al sodo il rantolo finito
Chiamatela sfortuna, orrore al suo fermento
Da strangolare ad arte.
Il suo scenario inciso è sacramento
Ché a vendersi, piuttosto salverebbe
Con le rovine stanche del vivere in sommossa
E' che la vita ascolta e poi gliela racconta
La storia del tempo destinato.
Lungo e sequenziale come un pregiudizio
O una ragione sana fino a che
A che di lei mai vi possa spaventare
L'esatta crudeltà affilata al vento.
Perché ne morireste a dirla.
Così imparziale e sorda al pianto della falce
3 Commenti
23/07/2009 - marina
è una poesia che espone il quadro della morte.
grazie a voi.
23/07/2009 - viola bosio
ho sentito la crudeltà di inverni gelidi che tagliano le labbra e le mani, quelli in cui l'essere messi da parte è peggio del dolore
18/07/2009 - outsider
un abbaglio che di pregiudizi ne ha generati...tanti...e tu sei così brava a raccontarli...o almeno così mi è sembrato, grazie per essere tornata, ciao
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