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Niente e ragione
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 18/07/2009



Che impresa l'umiltà, lontana abitazione.
La piega delle nubi confronta la sua impronta
Lasciando con la pioggia l'importanza.
Gentile l'ossatura ha schiene da piegare
Così flessibilmente in calce a Dio
Per bianca appartenenza

Che pace l'umiltà, conchiglia silenziosa.
La tassa dei poeti vaneggia l'imperfetto,
 L'onore quasi muto, dove la pazienza
Deforma l'avversione
 Strappando la coscienza


Che indugio l'umiltà, frumento in alto mare.
L'incerta mietitura è bozza di missione
Bruciandosi il buon vanto nel conforto
Al mosto da scolare dietro a chi


Che sfinge il suo rosaio, sfoltito e poi rinato
Come se ogni pianto sia riva di miraggio
E l'io la referenza da presentare al cuore
Fin dove la decenza congeda il firmamento


Così, niente e ragione.
L'orgoglio come spina d'altro nome.
Ché in basso terra e sole implorano radici
E semi d'alto sterco
Piegandosi fedeli all'invernata



 
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