Le grandi divisioni
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 25/07/2009
Piombano a urgenza, innamorando il tempo,
Le grandi divisioni.
Offrendo abbracci e fiori addosso
Senza padronanza né leggi da ascoltare
Cosa cerchiamo noi pascoli impazienti
Sognandole risolte a capofitto
Se mai l'istinto conta le ferite
E ogni arma ha il suo destino
Roventi oppure ingrate consegnano le ali
Bruciandole mai stanche
Il poco di partire
E il niente di giurare la morbida invadenza
Mie grandi divisioni: i poli al vostro passo
Condensano il pensiero al solo istante
Stringendosi le razze e i mari nei deserti
Come promessa folle a superarvi
È il sangue, la vostra compassione
Così diverso e uguale
Nel confermarvi in rosso
Vulcanica scogliera e fertile riposo
Le povere miniere non sanno antiche lodi
Nel troppo scintillare la speranza,
L'inutile missione di un dare e mai avere
Potrebbero incarnare la presenza
E il tiepido sentire
Se il dopo fosse un cielo
Di fragili preghiere
Le grandi divisioni rastrellano pianure
Per farne sangue ad arte
Finché la luna prende
E i tarli respirano affamati
Di un nome so l'Amore,
Quando le sere legano rapaci,
Ma il resto mi sospende, parola senza forma,
Rimane un volto e niente.
Chiamata Morte fra i pianti degli altari
Piombano a urgenza, innamorando il tempo,
Le grandi divisioni.
Offrendo abbracci e fiori addosso
Senza padronanza né leggi da ascoltare
Cosa cerchiamo noi pascoli impazienti
Sognandole risolte a capofitto
Se mai l'istinto conta le ferite
E ogni arma ha il suo destino
Roventi oppure ingrate consegnano le ali
Bruciandole mai stanche
Il poco di partire
E il niente di giurare la morbida invadenza
Mie grandi divisioni: i poli al vostro passo
Condensano il pensiero al solo istante
Stringendosi le razze e i mari nei deserti
Come promessa folle a superarvi
È il sangue, la vostra compassione
Così diverso e uguale
Nel confermarvi in rosso
Vulcanica scogliera e fertile riposo
Le povere miniere non sanno antiche lodi
Nel troppo scintillare la speranza,
L'inutile missione di un dare e mai avere
Potrebbero incarnare la presenza
E il tiepido sentire
Se il dopo fosse un cielo
Di fragili preghiere
Le grandi divisioni rastrellano pianure
Per farne sangue ad arte
Finché la luna prende
E i tarli respirano affamati
Di un nome so l'Amore,
Quando le sere legano rapaci,
Ma il resto mi sospende, parola senza forma,
Rimane un volto e niente.
Chiamata Morte fra i pianti degli altari
1 Commenti
29/07/2009 - Fiorella
l'utima strofa è di una bellezza unica, bravissima Marina!
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