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In grembo eterni feti
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 23/09/2009



Abbiamo provato la bellezza strappando le stagioni.
Settembre smesso al sole
Rimorchia foglie a truppe
Straziandole d'asfalto
In vena d'appassire

Aspettano le nevi
Che a stento, sprigioneranno sciolte
Novembre e poi dicembre
Armandoli nel sale d'intrusione

E non ho pioggia di rancori per negare
L'ultima ferita da soldato
Né un solo vizio accanto che possa fare male
Macchiandomi le labbra
E ciò che arreso somigliava a un guanto

Gli zingari potrebbero giurare
Amando le tempeste
Seguire questo esempio di missione
Che a tratti onora il buio
E a istanti nasce pace

Fiori di coerenza, germogliano fra i polsi
Scolpendo l'innocenza
Come una fiamma dura dentro gli occhi

Cenacoli davanti, sentieri e gioie oleate
Sapranno disegnare le tele all'orizzonte
scoprendo sotto il passo
La trebbia dei deserti

È il niente che appartiene a creare i semi
E il tutto che perdiamo è la ragione
Di noi sempre più vivi, dispersi all'infinito
Persino in braccio Dio, o chi di voce sia
La frusta dopo il sasso

Se siamo sangue, è il bene che consuma,
Rubandoci i momenti come figli
Da piangere lontani
E in grembo eterni feti

Da osare è il resto,
La semplice fortuna e l'ago da centrare.
Le guerre odiate e il miele da capire
Guardando in faccia gli altri
Ché poi i domani saranno quasi uguali

27/09/2009 - Renato (Grisby)
E' una perla ... i cinque versi di chiusa sono un trattato sulla vita attuale ... magnifica
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