Sante mezze verit
Marina Minet
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 25/10/2009
Siamo orfani di Dio e citiamo le bontà come bibbie sofferenti
Dove l'ombra traccia il cuore che possiamo
Sino a fare conveniente la morale.
Affidiamo lo sconforto, pianti stanchi,
Le lesioni come spose, madri e figlie,
Poi sprofondano al tramonto
C'è la luce che tormenta, guarda meglio, fruga il bene,
Lo spiraglio che non vedi dietro al sole,
La temuta primavera
E lo sguardo che disperde
Fumo nero o tela insonne
Come assurda associazione
Perché amiamo con gli artigli
Noi che usiamo a prova il ventre
Senno o vizio ad alternanza
Quando il labbro culla un grano d'apatia
E di lato il troppo graffia la ragione
Noi che immersi nel dovere maltrattiamo
Strangolando anche le nubi
Le macchiamo d'abbandono o frenesia
Quasi a dare gloria al tempo
Stretto ruga e gioia arresa
Bevo adagio le evidenze quasi fossero veleni
E ne ingoio vivo il peso
Piaghe intere fra le viscere bruciate
E lontane le intravedo
Sante mezze verità
Superiamo l'intervallo,
L'acqua inutile stagnante
Che a specchiare mostrerà
Queste scuse naturali
Generose nei perché
Mi spaventa la parola, la condanna sparsa voce
Quella svelta, sperperata,
Bagnasciuga e poi marea
Chiacchiericcio senza ascolto né coscienza
Fiele indomito lanciato
Gocce d'espressioni come pioggia accesa
Siamo orfani di Dio e citiamo le bontà come bibbie sofferenti
Dove l'ombra traccia il cuore che possiamo
Sino a fare conveniente la morale.
Affidiamo lo sconforto, pianti stanchi,
Le lesioni come spose, madri e figlie,
Poi sprofondano al tramonto
C'è la luce che tormenta, guarda meglio, fruga il bene,
Lo spiraglio che non vedi dietro al sole,
La temuta primavera
E lo sguardo che disperde
Fumo nero o tela insonne
Come assurda associazione
Perché amiamo con gli artigli
Noi che usiamo a prova il ventre
Senno o vizio ad alternanza
Quando il labbro culla un grano d'apatia
E di lato il troppo graffia la ragione
Noi che immersi nel dovere maltrattiamo
Strangolando anche le nubi
Le macchiamo d'abbandono o frenesia
Quasi a dare gloria al tempo
Stretto ruga e gioia arresa
Bevo adagio le evidenze quasi fossero veleni
E ne ingoio vivo il peso
Piaghe intere fra le viscere bruciate
E lontane le intravedo
Sante mezze verità
Superiamo l'intervallo,
L'acqua inutile stagnante
Che a specchiare mostrerà
Queste scuse naturali
Generose nei perché
Mi spaventa la parola, la condanna sparsa voce
Quella svelta, sperperata,
Bagnasciuga e poi marea
Chiacchiericcio senza ascolto né coscienza
Fiele indomito lanciato
Gocce d'espressioni come pioggia accesa
1 Commenti
26/10/2009 - outsider
che non ti inonderą...ciao Marina, l'ho sentita pił vicina di altre questa tua
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