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Novembre del Signore
Marina Minet
Pubblicata su Athena Millennium il 03/11/2009

Novembre del Signore
Il gesto perso è la fiamma offerta al vento
Agile speranza nel via andare
Affievolisce arresa le spire del suo grembo
Rigando fiati e tempo, eterna lotta


Soffia anche il sole rubandole i mai cieli 
E a tratti, la strazia indebolita
Come un percorso stato
O un legno da murare


Gloria era l'ombra posata dal silenzio.
La sua movenza alata
Quando le stanze schiarivano nebbiose
I nodi e le ferite fra i capelli


Del luogo che animava
Il buio era la guerra, durevole pietà
E il miele da sbrinare
Il sesso dentro a un nome


Spegnetela finita
E armate la sua scena
Ché a genio ravvivava
L'amore dentro gli occhi
Giurando liquefatta la voglia del ricordo


Non vide mai l'aurora né lacrime asciugate
Lontana, disabitata come un pianeta morto;
Scavato a lunghe braccia fino a fare
Fatica la missione


Eppure pretendeva ritmandosi appassita
Pregava un verbo antico, la vera comprensione
La fucilata lenta del principio
Stanziato all'imbrunire


Io la ricordo ancora,
Scaldava come un canto, le guance dei bambini.
Era il candore a piaghe
Sciupato sotto i marmi: novembre del Signore


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