La voce di Buddha

  La voce di Buddha in eco, poi l'alba;
Chiara, inattesa come la sfortuna
E ora la pace al suono mi si muore.
Io che della morte invoco il cappio,
La scure in sposa ai palmi -
Ho visto la voce di Buddha condannarmi.
E nel pianto, la fonte della vita
Mi è trappola indigesta

Ho semi d'ossessioni da pestare
E roghi dove accendermi gelata
Fino alla fine delle spine
E ogni boccio schiuso
Che seccherà nel suo peccato
Avrà la mia pianura all'io reciso

La voce di Buddha è il mio olocausto asceta;
Questa radura magra di passioni
Che ci solleva al pane
Come se mai dovessimo temere ossa
E gambe spalancate senza dita

Speranza che ritorno mi ferisci
Dimentica il calcagno nel sostegno
Quando l'ascia assolverà il mio Buddha.
Tu, non conosci il marmo primo;
La scheggia del granito offerta al busto
E l'orgasmo che atrofizzai col velo

Ho temuto la voce di Buddha.
Dritta al cuore, incessante,
E la fine, lì, non era al mio abbandono
Ma in una fossa d'estenuante meta.

Ed io a quel parto, in fondo scivolavo

Cos'è la vita addosso.
La puzza dei vermi in tasca
Dove il suo sguardo vaga senza carne
E il vespro ha l'invadenza del carminio
  
La ferita al sole mi è rovina
Come il canto che vivo piaga muta
Con immonda adorazione

Chiedo risorta soltanto la parola
Perché sia morte ancora.
E la voce di Buddha -
Rinchiusa dentro una conchiglia;
Perché sorda mi rinneghi
Secco ascolto

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