UN SOVRANO FRA LE STELLE (PROLOGO

PROLOGO

Hagor Saud
Flyd, sovrano della galassia del Drago Minore, era seduto alla scrivania del
suo studio privato, e stava guardando attraverso la porta a vetri, che dava sul
piccolo giardino; sembrava che osservasse lo zampillare dell’acqua che fuori
usciva dai cannoncini della piccola fontana a forma di nave, ma il suo sguardo
andava oltre, verso un orizzonte lontano, infatti, egli stava ripensando agli
avvenimenti che lo avevano fatto diventare l’uomo d’oggi. Hagor non era
originario della galassia che governava, ma proveniva dalla nebulosa
dell’Aquila e più precisamente dal pianeta Flyd, e non sapeva perché la
sua famiglia portasse lo stesso nome del pianeta. Le galassie conosciute,
invece prendevano il nome dalla loro forma, visibile solo da molte migliaia di
chilometri di distanza, e non facevano eccezione né la nebulosa del Drago
Minore né dell’Aquila. Gli abitanti dei pianeti di queste galassie erano
tecnologicamente avanzati, e Flyd non faceva eccezione. Come molti dei mondi
conosciuti, il pianeta aveva rischiato di scomparire a causa di una terribile
esplosione, provocata dalla fusione del nucleo centrale globo. Si era arrivati
a tale punto per il troppo sfruttamento delle risorse, e solo con la tenacia
degli scienziati si era impedito la deflagrazione. Una volta risolto il
problema della fusione nucleo n’era sorto un altro, d’uguale importanza, sempre
a causa dello sfruttamento delle risorse: vi era stata la decimazione della
popolazione a causa di malattie epidemiche. I pochi sopravissuti, si resero
conto che per ripopolare il loro pianeta e la costellazione, dovevano non solo
debellare le malattie ma trovare anche il modo di riprodursi senza rischiare di
far nascere bambini già cagionevoli di salute, molti dei neonati, infatti, non
sopravvivevano, e i pochi che vi riuscivano diventavano uomini e donne troppo
deboli, e a loro volta generavano figli malati. Certo ci si poteva rivolgere
alle galassie vicine, ma anche in questo caso i risultati sarebbero stati
disastrosi, perché anche quelle galassie avevano subito lo stesso destino.
Così, come molti altri pianeti decisero di spingersi oltre lo spazio
sconosciuto; una volta individuata la galassia che presentava le stesse
qualità, delle loro vi si stabilirono, mescolandosi alla popolazione dell’unico
pianeta abitato. Dovettero pazientare per diverso tempo, prima di ripartire,
perché il pianeta non era tecnologicamente avanzato, e soprattutto perché i
suoi abitanti non erano mentalmente preparati a conoscere viaggiatori d’altri
mondi; la loro pazienza fu ad ogni modo ripagata e alla fine ripartirono per la
loro costellazione per dare origine ai nuovi abitanti dell’Aquila. Da quegli
avvenimenti erano trascorsi seicento anni, e da trecento sulla nebulosa regnava
la famiglia Flyd, e con la loro monarchia la galassia, aveva raggiunto il
massimo della prosperità; per un breve periodo la costellazione rischiò di
perdere stabilità. Hagor, in quel momento stava pensando proprio agli
avvenimenti scongiurati solo dal suo coraggio e dalla forza d'animo dei propri
fratelli e amici più intimi. Hagor si chiese quanto tempo fosse passato, e
quando la sua vita avesse avuto la svolta decisiva, e si rese conto che da
allora era passato cinquantenni. Sussurrando a se stesso disse:

<<Dio
dell’universo, quanto tempo è gia passato, una vita intera!>>.

Hagor adesso
aveva sessantacinque anni, ma il suo aspetto non aveva subito molti
cambiamenti, era ancora un uomo attraente. Il suo fisico asciutto e atletico, i
capelli ancora neri, come piume un corvo, e solo qua e la c'erano dei fili
d’argento; i suoi occhi erano di un blu intenso che rispecchiava le profondità
marine, il naso in, le labbra leggermente carnose; infine il suo leggendario
sorriso era ancora intatto, e il carisma era cresciuto con il tempo che
scorreva.

Sì, erano
trascorsi cinquantanni, proprio una vita, già perché tutto era cominciato il
giorno del suo quindicesimo compleanno. Chiuse gli occhi, ed ecco che si rivide
in cima alla scalinata che portava nel salone delle feste del palazzo reale.

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