UN SOVRANO FRA LE STELLE (VILLA CANTURI

VILLA CANTURI

Astra benché avesse deciso di non
rivederlo più, non faceva che pensare a Hagor. Le sembrava di sentire ancora la
sua voce mentre le parlava d’amore. Quella mattina incontrò Angelica che le
domandò, ancora una volta, se avesse un messaggio per Hagor, e lei rispose di
no, Angelica le affermò che suo fratello diventava sempre più triste; Astra
avrebbe voluto essere abbastanza fredda da risponderle che non le importava, ma
sapere che lui soffriva per causa sua la tormentava, quindi dichiarò che le
dispiaceva e salì sulla sua puledra, lanciandola al galoppo, prima che Angelica
replicasse, mentre si allontanava i suoi occhi, si riempirono di lacrime. Erano
passati cinque giorni dalla festa, e benché si fosse imposta di non rivederlo,
il desiderio di poterlo vedere e sentire, si faceva sempre più intenso, e la
sua decisione vacillava sempre di più, fece lunghi respiri per mandare indietro
le lacrime. Imboccò il gran cancello di ferro, spalancato e ricoperto
d’erbacce, e sbirciò i grandi pini del viale, sospirò nel vederli carichi di
rami inutili, la strada alberata si aprì davanti a lei, formando una piccola
piazzetta, nel centro della quale vi era un’aiuola, che pazientemente lei aveva
riportato al suo splendore. Una volta sistemata la puledra nelle scuderie; le
stalle come il resto della casa, aveva un gran bisogno di un restauro. Dalle
scuderie si diresse verso la cucina, appoggiò la borsa piena di panini e
d’acqua sul tavolo e andò nello studio. Lo studio era la stanza che amava di
più, e lo aveva ripulito dalla polvere, lucidando con estrema cura i mobili. La
stanza emanava un calore che Astra non aveva mai provato prima in nessun luogo,
non sapeva da cosa era dipeso, forse dal mobilio che era formato dalla grande
scrivania di mogano, dagli scaffali della libreria, piena di volumi, che
arrivavano fino al soffitto, solo in un punto gli scaffali lasciava il loro
posto a un quadro dove vi erano ritratti due uomini, uno poteva avere sedici
anni e l’altro una quarantina. Astra dal primo giorno aveva pensato che
potessero essere padre e figlio, e che con molta probabilità fossero i
proprietari della villa, oh del passato. Nella stanza c’era anche un camino,
con una rastrelliera piena di fucili a raggio, davanti al camino due comode
poltrone e in fine in un angolo c’erano un divano a tre posti con sue poltrone
e un tavolino in vetro, una delle quattro pareti era costituita da una gran
vetrata che dava su un piccolo giardino. Astra entrò e salutò i due personaggi
del quadro, naturalmente non ricevette risposta, ma guardandoli si rese conto
che assomigliavano a qualcuno che conosceva, ma non riusciva a capire a chi,
comprese che doveva concentrarsi solo s uno di loro, scelse il più giovane. Si
concentrò così intensamente che non si accorse che il cielo era diventato color
grigio scuro, e che in lontananza già si sentiva il frastuono del tuono. Astra
continuò a fissare il giovane del quadro, anche quando il temporale scoppiò con
tutta la sua rabbia. All’improvviso ci fu un lampo, che filtrò attraverso le
tende e il giovane del quadro prese vita, ma gli occhi invece che verdi erano
blu. Astra si spaventò nonostante che il giovane la chiamasse, cominciò a
indietreggiare sussurrando.

<<Ti prego non farmi del
male, io desidero solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego
credimi>>.

Astra mentre indietreggiava mise
male un piede, solo la prontezza del giovane, le impedì di cadere, ma nel
momento in cui si sentì afferrare si spaventò ancora di più, gridò e svenne.

 

Hagor rimase deluso quando
Angelica gli dichiarò che non aveva alcun messaggio da parte di Astra, si era
diretto verso il porto in compagnia di Sandor e Gorion, i quali imparavano
molto in fretta ciò che insegnava Neb. Hagor qualche volta lo aiutava, ma quel
giorno non riusciva a concentrarsi su ciò che Neb gli chiedeva, i suoi pensieri
erano tutti per Astra. Hagor, non riusciva a capire il perché del suo silenzio;
eppure gli aveva affermato che anche lei provava qualcosa per lui, certo non
gli aveva assicurato che lo amava, ma il suo comportamento era stato esplicito,
e poi gli aveva promesso che si sarebbero rivisti, allora perché quel silenzio?
Era così immerso nei suoi pensieri che non sentì Neb che lo chiamava
impazientito.

<<Insomma scimmiotto, mi
sembra che tu non mi stia ascoltando>>. Neb gli aveva dato quel sopranome
perché il giovane si sapeva arrampicare sull’albero di maestra più velocemente
di una scimmia.

Hagor lo guardò perplesso come se
il pover’uomo gli chiedesse chissà quale impresa.

Eppure Neb gli chiedeva solo di
mostrare agli altri due un semplicissimo nodo. Hagor guardò Neb e la corda che
aveva in mano, la passo all’uomo dicendogli.

<<Mi dispiace, ma non
riesco a concentrarmi, forse fareste molto meglio senza di me>>.

Senza aspettare la risposta di
Neb sbarcò dalla nave e andò alle scuderie del porto per prendere Antares, il
suo magnifico purosangue, lanciandolo al galoppo sulla spiaggia. Lo mantenne a
quell’andatura per un bel tratto, poi lentamente lo portò al piccolo trotto e
infine a passo, per gratificare l’animale gli diede dei piccoli colpetti sul
collo accompagnati da parole d’apprezzamento, Antares gradì entrambe le cose. All’improvviso
dal mare si levò un forte vento carico d’umidità, Hagor guardò i grossi
nuvoloni che avanzavano verso la riva. Antares si agitò sotto di lui: era
chiaro che l’animale aveva sentito l’odore della pioggia, e se c’era una cosa
che Antares odiava, era la pioggia; qualche anno prima, Hagor e il suo cavallo,
mentre tornavano dalla città, furono colti da una pioggia fortissima, quando
arrivarono alle scuderie del palazzo reale, erano fradici, da quel momento
Antares sentiva l’odore della pioggia, anche se era molto lontana, si agitava e
si rifiutava addirittura di uscire dalle scuderie.

Hagor sapeva che presto il
temporale sarebbe scoppiato con molta violenza. E sapeva pure che presto non
sarebbe più riuscito a tenere a freno il suo cavallo, doveva trovare una
soluzione. Si guardò attorno, e riconobbe la spiaggia, in teoria non era molto
lontano dal palazzo, ma sapeva che non sarebbe riuscito a raggiungere le
scuderie, così prese la decisione di rifugiarsi nella vecchia villa dove andava
da bambino, e mentre si avviava sul sentiero che lo portava alla villa, si
ricordò dell’ultima volta che c’era stato con sua nonna e la loro
conversazione. A quel tempo Hagor aveva circa otto o nove anni e aveva
accompagnato sua nonna nella vecchia casa, dove era cresciuta da bambina: sua
nonna Elisabhet vi andava spesso per accertarsi che la casa non subisse danni
dopo la morte del padre, l’ammiraglio Thomas Gregori Canturi. Hagor quando vide
la casa ne rimase stregato, nonostante che fosse molto giovane, dentro di lui
aveva sentito come se la casa fosse una sua parte, e che lui stesso fosse un
frammento della casa; ogni angolo dell’abitazione per lui era famigliare, come
se in passato avesse vissuto in quella casa. Egli oggetti li sentiva suoi.
Hagor era corso dalla nonna e le disse: “Nonna quando sarò grande io verrò a
vivere qui”, poi aveva aggiunto vedendo la nonna sorpresa, “Sempre che tu
voglia nonnina”. Sua nonna lo aveva guardato negli occhi, e vi aveva letto la
determinazione di non ricevere una no come risposta, era così intensa
l’espressione del nipotino che le tremò il cuore: a Elisabhet quella
determinazione ricordò un altro membro della sua famiglia, il padre Thomas, e
guardando meglio il nipotino si accorse che assomigliava moltissimo a suo
padre. Elisabhet indugiò ancora un istante sul viso del nipotino poi gli aveva
risposto: “Certo caro che poi”. A Hagor gli si erano illuminati gli occhi, e
per essere ancora più sicuro le chiese, “Davvero posso nonna?”, e sua nonna
“Sì, è una promessa, caro”, Hagor però voleva la certezza assoluta le disse:
“Perché una promessa, è una promessa, giusto nonna?”, e sua nonna confermò
dicendo, “Esattamente piccolo mio”. Sua nonna appena tornata a palazzo,
aggiunse una postilla al suo testamento, in cui esprimeva la propria volontà di
lasciare la casa paterna al terzo genito di suo figlio Wiliam. Hagor fu
riportato al presente dal nitrire d’Antares; lo incoraggio e sospinse per
qualche metro sul sentiero, poco dopo la pista s’immise nel cortile davanti
alle scuderie della villa, Antares non aspettò che Hagor lo guidasse al loro
interno, aumentò l’andatura e vi entrò, poiché il grande portone era aperto, e
si fermò solo quando fu al centro dello stanzone, felice di non bagnarsi. Hagor
smontò e andò a chiudere il portone, si guardò attorno e si rese conto che le
scuderie aveva un gran bisogno d’essere ripulite. L’odore della muffa e
dell’umidità ora che aveva chiuso il portone stava diventando insopportabile,
aprì alcuni finestroni per mantenere arieggiato lo stanzone, quando finì, si
accorse che nella scuderia c’era un altro cavallo, una splendida puledra, dal
manto marrone e dagli occhi color nocciola, che lo guardavano con curiosità;
Hagor si avvicinarono e le accarezzò il collo sussurrandole dolci parole per
mantenerla calma, comprese che qualcun altro aveva cercato rifugio lì per
evitare il temporale. Si accorse che la cavalla era sellata d’amazzone, fece
scorrere la mano sulla morbida pelle della sella, sfiorando le iniziali incise,
sentì il cuore accelerare il battito. Le iniziali erano A. C. R. e stavano per
Astra Caterina Rosembergher, respirò profondamente per ritrovare la calma, poi
liberò i due animali dai finimenti e dalle selle, e si diresse all’interno
della casa. Percorse, un lungo corridoio e si trovò nella cucina, sul gran
tavolo, la borsa della ragazza, ma di lei non c’era traccia, uscì dalla cucina
e poco dopo si trovò nella grand’entrata della villa, appesi alle pareti vi
erano quadri che raffiguravano alcuni lati della casa e il bosco circostante,
la piccola baia da cui Hagor era arrivato. Nell’entrata vi erano alcuni
tavolini con centri ricamati e pizzi intagliati con vasi sopra, alcune porte
scolpite finemente, davano sulle stanze della casa di fronte alla porta d’ingresso
vi era la scala che portava al piano superiore. Hagor si guardò attorno e vide
che la porta dello studio era aperta, vi entrò e vide Astra al centro della
stanza che fissava il quadro appeso dietro alla scrivania, la chiamò, ma non
ottenne risposta, si avvicinò, vi si mise di fronte, in quel momento Astra
percepì la sua presenza, ma lo guardò come se davanti a lei ci fosse un
fantasma, per la paura fece alcuni passi indietro sussurrando:

<<Ti prego non farmi del
male, io volevo solo che la tua casa torni al suo antico splendore, ti prego
credimi>>. Astra mentre pronunciava la frase mise il piede male e perse
l’equilibrio, Hagor subito la afferrò, ma lei nel sentirsi toccare urlò e perse
i sensi. Hagor si sentì in colpa, per averla spaventata, la adagiò sul divano,
cercò una coperta per coprirla, accese il camino e aspettò fino che lei
riprendesse i sensi.

 

Astra riprese i sensi, e si
guardò attorno confusa, e si domandò cosa ci facesse sdraiata sul divano, cercò
di ricordare, era in piedi davanti alla scrivania e stava fissando il quadro,
poi c’era stato un lampo, il ragazzo che stava fissando l’era apparso, si era
sentita sfiorare, e poi più niente. Ancora un po’ confusa si accorse che nella
stanza la luce era aumentata, e un dolce tepore aveva invaso la stanza. Guardò
verso il caminetto, vide le fiamme danzare, e per la prima volta, comprese che
non era sola, per un istante pensò che il ragazzo fosse diventato reale, scosse
il capo dandosi della sciocca, tornò a guardare lo sconosciuto, ma proprio in quell’istante
comprese a chi assomigliavano i due del ritratto, sentì il cuore batterle
forte, sussurrò il nome del ragazzo che amava.

<<Hagor?>>.

Hagor si girò verso di lei e
sorridendo le disse.

<<Finalmente ti sei
ripresa, lo sai che mi hai fatto prendere un bello spavento?>>.

<<Ah io ti ho spaventato! E
allora tu che mi hai fatto prendere un colpo>>.

Astra mentre parlava aveva
assunto un’espressione un po’ offesa. Hagor pensò che forse avesse ragione lei,
dopotutto.  Si avvicinò e
inginocchiandosi, le disse mestamente.

<<Mi dispiace duchessina
Astra, d’averla spaventata, mi può perdonare?>>. Hagor le chiese perdono
anche congiungendo anche le mani.

Astra lo guardò e non poteva
credere d’aver ai propri piedi il suo principe, pensò che molte ragazze
avrebbero voluto essere al suo posto, si diede della sciocca, incrociò lo
sguardo di Hagor e vi lesse una punta di divertimento, sorrise prendendogli il
viso fra le mani, e gli disse.

<<Sei na canaglia, ma ti
perdono lo stesso>>. Si piegò verso di lui e lo baciò.

Hagor non si aspettava d’essere
baciato e per un istante non seppe che fare, poi lentamente le circondò la vita
con le braccia, e la fece scivolare dal divano, poco dopo lui sopra di lei. Il
bacio era così intenso che nessuno dei due sembrava voler prendere fiato: Hagor
mise la mano sotto la camicetta di Astra, le sue dita accarezzavano la sua
pelle morbida e vellutata, ma a quel punto si accorse che stava esagerando, e
arrossendo le domandò scusa. Astra per qualche secondo non capì il motivo delle
sue scuse, quando le comprese le sembrò che il cuore fosse impazzito dalla
gioia. Si strinse a lui e lo baciò, e gli sussurrò.

<<Hagor amami>>.

Hagor la guardò sorpreso; chiuse
le palpebre, un istante, poi le chiese timidamente:

<<Astra, stai dicendo
che…?>>.

<<Sì, voglio amarti ed
essere amata da te, ma ti chiedo solo una cosa: non farmi alcuna domanda, amami
e basta, giuralo>>, dopo qualche istante Hagor annuì, ma lei gli disse,
<<Giuralo solennemente>>.

<<Giuro solennemente che
non ti chiederò nulla, qualunque cosa accada>>.

Astra sorrise e lo abbracciò;
entrambi cercarono le labbra dell’altro, e poco dopo Hagor era sdraiato sopra
di lei, ed entrambi diventarono sempre più audaci. Astra non avrebbe mai
immaginato di desiderare d’essere accarezzata in quel modo, dopo a quanto l’era
capitato. Hagor la sfiorava con delicatezza e ogni volta che lei s’irrigidiva,
si fermava finché non la sentiva rilassare di nuovo. Hagor all’inizio pensava
d’essere impacciato, e invece con sua gran sorpresa si accorse d’essere
disinvolto, gli sembrava d’aver sempre fatto l’amore, eppure era la prima volta
che stava con una ragazza, non comprendeva il perché di quella sensazione, ma
allo stesso tempo n’era felice. In quel modo non avrebbe deluso Astra; quello
che, però lo sorprese di più fu nel momento in cui i loro corpi si unirono,
Hagor si aspettava una certa resistenza, certo era vero che era la sua prima
esperienza, ma sapeva cosa accadeva quando un ragazzo entrava nel corpo di una
ragazza, Hagor aveva dato per scontato che anche per Astra fosse la prima
volta; avrebbe voluto chiederle con chi era stata, ma ricordò il suo
giuramento. Astra probabilmente, era stata corteggiata da qualcuno che non gli
importava poi molto dei sentimenti della ragazza, quasi certamente, le aveva
fatto credere d’essere innamorato di lei, portandola a concedersi, poi ottenuto
quello che voleva, le dichiarò la verità, e per questo Astra non si era più
lasciata avvicinare da nessuno, fino la sera del suo compleanno. Certo quella
notte si era lasciata andare, ma poi, per la paura d’essere nuovamente delusa,
aveva cercato di tenerlo lontano da lei, e soltanto per puro caso ora erano
insieme, e poi pensò che lei avrebbe potuto pensare che alla fine anche lui,
ottenuto quello che voleva se ne sarebbe andato, no, lui non lo avrebbe mai
fatto, lui lo amava, e chinandosi su di lei per baciarla, le sussurrò sulle
labbra.

<<Astra ti amo, resterò
sempre con te>>.

Astra si limitò a rispondere al
suo bacio, poi Hagor non ebbe più il tempo di pensare, perché in quel momento il
proprio corpo era mosso dal desiderio, anche Astra era ormai preda della
passione. In quel momento Hagor e Astra, si sentirono trascinati da un vortice
di sensi impazziti; le mani di Astra iniziarono a scorrere sempre più
velocemente sulla schiena di Hagor, poi un grido soffocato d’entrambi, con
ultimo sussulto dei loro corpi il vortice dei sensi fini. Indugiarono
abbracciati per qualche istante poi Hagor, si spostò, liberandola dal suo peso,
lei si rannicchiò contro di lui; restarono così finché lei non rabbrividì,
Hagor si alzò aggiunse della legna al fuoco, andò a prendere la coperta e vi si
avvolse insieme con lei. Rimasero abbracciati in silenzio per qualche momento,
entrambi immersi nei propri pensieri. Astra non osava parlare per paura che lui
le rimproverasse di non essere stato il primo, Hagor invece pensava a
tutt’altro, si domandava com’era possibile che fosse certo su cosa fare nei
momenti in cui aveva sentito Astra irrigidirsi. Com’era riuscito a
tranquillizzarla, poco prima che la passione li travolgesse, davanti agli occhi
di Hagor, erano apparsi i volti d’altre ragazze, era uno di quei deja vu, che
avvolte lo sorprendeva, in altre circostanze lo avrebbe lasciato confuso e
smarrito, ma questa volta era felice d’averlo avuto. Astra però cominciava a
soffrire di quel silenzio, se davvero lui era rimasto risentito del fatto, di
non essere il suo primo uomo, lo doveva sapere, s’infuse coraggio e gli
domandò.

<<Hagor, sei
deluso?>>.

<<No, e tu sei
delusa?>>.

<<No, sono felice>>,
Astra sentendosi un po’ incerta, gli chiese: <<Hagor sei certo che vada
tutto bene?>>.

<<Sì, vedrai amore mio, io
non sprecherò il tuo bellissimo dono>>.

Astra lo guardò, era così
emozionata, e abbracciandolo forte, socchiuse le labbra e gli sussurrò prima di
baciarlo.

<<Ti amo tanto
Hagor>>.

Hagor avrebbe voluto risponderle
che anche lui la amava, ma lei gli si strinse forte, e il vortice dei sensi
ricominciò. Astra, mentre lasciava che il suo corpo si unisse a quello di
Hagor, odiò ancora di più l’uomo che le aveva rubato l’innocenza e la purezza,
ma in quella casa che era stata per anni il suo rifugio, avrebbe amato Hagor
per sempre.

 

Hagor era sdraiato accanto al
camino, Astra aveva appoggiato la testa sulla sua spalla e sembrava
addormentata; il silenzio era rotto solo dallo scroscio della pioggia che, in
quel silenzio Hagor si guardò attorno e si rese conto che la stanza era pulita,
i mobili erano lucidati, il tappeto lavato, era come se in realtà la casa non
fosse vuota, eppure sapeva benissimo che da quando sua nonna era morta, più
nessuno si occupava della villa. La servitù e il maggiordomo erano stati
impiegati al palazzo; ma lo studio era pulito, come se qualcuno ci vivesse, e a
pensarci bene quando era passato per la cucina, l’aveva trovata pulita. Il gran
tavolo era lucido e coperto da una tovaglia di plastica, si domandò chi potesse
essere la persona che curava la casa, improvvisamente gli venne in mente,
quando era passato per la cucina, la borsa d’Astra non sembrava abbandonata, ma
semplicemente appoggiata, in quell’istante gli sorse un dubbio, possibile che
lei venisse alla villa regolarmente? E se sì, da quanto tempo? Così le domandò:

 <<Astra da quanto tempo vieni qua alla
villa>>.

<<Da qualche anno, era un
giorno come questo, che buffo sembra che questa casa, nei giorni di pioggia
riserva sempre delle sorprese. So benissimo che se il proprietario mi becca
potrebbe mandarmi via a calci, in fondo sto violando la sua casa, ma prima
d’andarmene gli terrei un bel discorso, stanne pur certo>>.

<<Sono curioso, cosa gli diresti>>.
Le domandò Hagor sforzandosi di non ridere, e mettendosi più comodo.

<<Beh intanto gli direi che
è un bel somaro>>.

<<Però cominciamo
bene>>. Commentò lui.

<<Sì gli direi proprio
così: lei signore mio è proprio un bel somaro, perché possiede una casa
magnifica e la lascia andare in rovina, già la casa da sola vale una fortuna,
ma se ci aggiungi gli oggetti preziosi, come ad esempio i fucili sulla
rastrelliera sopra al camino, sono certa che in mano ad un esperto potrebbero
ancora sparare. Senza contare i quadri, i vasi, i mobili, la tappezzeria e
tutto il resto, naturalmente avrei qualcosa da dirgli anche sul giardino, a
cominciare dal viale principale, gli alberi devono essere potati, le aiuole
ripulite dalle erbacce, la serra ha molti vetri rotti, e tante piante esotiche
stanno per morire. Quando ne ho la possibilità io, cerco di sistemare le
aiuole, e di fare qualche altro lavoretto, ma più di tanto non posso, non sono
un’esperta; ma forse parlo in questo modo perché amo tantissimo questa casa, non
credi amore mio?>>.

<<Sì, deve essere così: e
hai ragione sono un bel somaro ma ora ci sei tu. È proprio giunta l’ora che
reclami la mia casa>>. Disse Hagor mettendosi seduto, si guardò attorno e
si accorse che alcuni libri erano stati restaurati, così le domandò,
<<Astra, i libri li hai restaurati tu? So che studi da
restauratrice>>.

<<No, li ho portati da un
esperto, non sono così brava, ma scusa cosa significa che è ora che reclami la
tua casa?>>; Hagor si limitò a sorridere, e lei sussurrò, <<Mi dispiace
non volevo darti del somaro, come mai tu assomigli al ragazzo del
quadro?>>.

<<Era, il mio bisnonno, il
padre di mia nonna, che mi ha lasciato questa casa in eredità; e per quanto
riguarda d’avermi dato del somaro: ti perdono se mi dai un bacio>>. Non
le lasciò il tempo di rispondergli perché le labbra di Hagor si posarono su quell’Astra.
Hagor si alzò e si rivestì, dicendole: <<Devo trovare qualcosa per
proteggermi dalla pioggia, così potrei arrivare alla baracca delle barche, e
prendere i viveri che ci sono>>.

<<Stai parlando di quella
casupola che si trova sulla spiaggia?>>.

<<Sì, proprio
quella>>.

<<Sei stato tu a
costruirla?>>, Hagor annuì, Astra si rese conto che in quei mesi lei e
Hagor non si erano incontrati per puro caso, sorrise al pensiero poi, gli
disse: <<Non mi sembra il caso che tu vada sotto la pioggia con il
rischio di prenderti un malanno, se ti accontenti di qualche panino, ho la mia
borsa in cucina>>.

<<Va bene>>.

Astra sorrise e si diresse verso
la cucina, ma si sentiva felice Perché Hagor aveva mantenuto la sua promessa,
non le aveva domandato nulla sul fatto che non fosse più pura, certo lei
avrebbe potuto inventare mille scuse, ma non voleva mentire a Hagor, e inoltre
aveva la certezza che lui se ne sarebbe accorto, no era molto meglio che le
cose fossero andate in quel modo. Astra tornò nello studio con la borsa, e
trovò Hagor al centro della stanza e scriveva qualcosa su un taccuino, gli si
avvicinò porgendogli un panino e gli chiese cosa stesse facendo. Hagor le
spiegò che intendeva fare delle modifiche alla stanza, ma non le spiegò i
dettagli. Fecero il giro della casa e Hagor continuava a prendere appunti, ma
quando entrarono nella camera padronale, Astra si accorse che Hagor aveva una
strana espressione sul volto, preoccupata, gli domandò.

<<Hagor va tutto
bene?>>.

<<Sì, non credi che questa
stanza sia bellissima?>>. Non aspettò la sua risposta e aggiunse:
<<Ogni volta che vengo in questa villa, è come se tornassi a casa da un
lungo viaggio; sì credo proprio che sia giunto per me il momento di trasferirmi
qui, anche se ci sono molti lavori di restauro da fare>>. Hagor si girò
verso di lei e abbracciandola, le disse: <<Pensavo che presto avrò
bisogno di una padrona di casa, tu conosci qualcuna che faccia al caso mio?>>.

Astra sentì il cuore arrivargli
fino in gola, dovette deglutire un paio di volte, era chiaro che lui si vedeva
già proiettato nel futuro, ed era altrettanto chiaro che anche lei faceva parte
di quel futuro, con coraggio gli rispose.

<<Sì, forse la conosco, ma
tu dovrai convincermi, che lei sarà la tua principessa per sempre>>.

<<Beh allora m’impegnerò
con tutte le mie energie per convincerti mia principessa>>. Si chinò e la
baciò, e con lentezza la portò verso il letto.

Astra passò una giornata
meravigliosa, si lasciava amare e amava con la stessa intensità del temporale
di quel giorno; desiderava che la giornata non finisse mai, ma purtroppo finì e
con lei il temporale, il sole scaturì dagli scuri della finestra, per un ultimo
guizzo della giornata. Astra si alzò e andò aprire le finestre e sospirando
disse.

<<Guarda amore, è uscito il
sole>>.

<<Già>>, disse
sospirando a sua volta Hagor, poi aggiunse: <<Sono contento che ci sia il
sole, però allo stesso tempo mi né dispiace>>.

Astra gli sorrise comprendendo
benissimo i suoi sentimenti. Accorgendosi che il video telefono di Hagor
lampeggiava di nuovo, lo esortò a rispondere, Hagor si alzò e vide sullo
schermo il nome di Gorion, sospirò e rispose. Gorion era preoccupato per lui e
gli chiese se avesse trovato un riparo per se e per il suo cavallo, Hagor lo
tranquillizzò e Gorion gli fece notare che l’ora di cena si stava avvicinando,
Hagor un po’ infastidito gli rispose che lo sapeva da se e chiuse la
comunicazione. Astra gli fece notare che era stato sgarbato con l’amico, Hagor
fu costretto ad ammettere che aveva ragione lei e che ne aveva anche Gorion,
nell’affermare che si stava facendo tardi così le disse.

<<Gorion ha ragione, e
tardi, i tuoi si staranno preoccupando, adesso andiamo nelle scuderie sello i
due cavalli e ti accompagno a casa, vieni>>.

Allungò la mano verso di lei, ma
la sua reazione lo colse di sorpresa.

<<No>>, gridò Astra
facendolo sussultare.

<<Perché no?>>,
guardandola negli occhi si accorse che era spaventata, così le chiese:
<<Astra di cosa hai paura?>>.

<<Avevi promesso di non
fare domande>>.

<<Scusa, io>>. Hagor
non finì la frase perché lei stava piangendo, e lui non riusciva a capirne il
motivo.

Astra si rese conto che la
domanda di Hagor era per il suo rifiuto, allora cercò di rispondere come meglio
poteva.

<<Mio padre non deve sapere
che ci siamo visti, Hagor, io farò quello che vuoi, ma lui non deve sapere di
noi>>, così dicendo si coprì il viso con le mani.

Hagor le andò vicino e la strinse
a se, e le sussurrò.

<<Ti prego non piangere, io
non volevo farti piangere>>. Astra non smise di piangere e all’improvviso
Hagor si rese conto che piangeva per liberarsi da un peso, e che piangere era
il suo modo di sfogarsi, pian piano si avvicinò al letto vi si sedette e la
fece sedere sulle sue ginocchia, aspettando che lei esaurisse le lacrime. Astra
pianse per allungo attaccata al collo di Hagor, quando si calmò, si rese conto
d’essersi comportata senza senso, per lo meno agli occhi di Hagor ma Hagor non
fece domande, le passò sul viso il fazzoletto per asciugarle le lacrime e con
dolcezza poi le chiese.

<<Astra, vuoi
rivedermi?>>.

<<Sì, certo che lo voglio,
e tu?>>.

<<Sì, più di prima, volevo
solo essere sicuro che lo desiderassi anche tu>>.

<<Lo desidero con tutto il
cuore>>, e con fare pensieroso gli chiese: <<In che modo potremo
fissarci appuntamento qui? Sai io vengo tutti i giorni dopo la scuola, e quando
è festa, ci vengo da mattina presto, ma tu come farai a comunicarmi che vieni
anche tu?>.

<<Mia sorella ci
aiuterà>>.

<<Angelica però non dovrà
parlarne con nessuno, che noi c’incontriamo>>.

<<Angelica sa mantenere un
segreto, te lo prometto>>.

<<Hagor, e con i tuoi amici
come ti comporterai?>>.

<<Sei preoccupata che lo
scoprano?>>, Astra annuì: <<Anche loro non diranno nulla, sono
fidati, e ogni uno di loro tiene troppo all’amicizia che in questi anni ci
siamo costruiti, non parleranno, stai tranquilla, vedrai, tutto andrà bene. Tu
hai fiducia in me?>>, lei annuì, a quel punto Hagor la fece alzare e
insieme raggiunsero i due cavalli nelle scuderie, Hagor li sellò entrambi, la
aiutò a montare in sella poi le passò il bigliettino con il numero privato
della sorella dicendole, <<Chiama questa sera, verso le otto io sarò
d’Angelica>>, lei annuì e si allontanò. Hagor mentre la guardava
allontanarsi si domandò perché avesse così paura del padre, sospirò e montò a
cavallo dirigendosi verso il palazzo reale.

 

Hagor bussò alla porta della
camera della sorella, la quale si stava preparando per la cena: era ormai
abitudine della famiglia radunarsi per il pasto serale, Mirian era
inflessibile, la cena doveva essere consumata insieme, e ci si doveva cambiare,
mettendosi quasi in abito da sera, Angelica aveva scelto un vestito lungo, ma
non troppo impegnativo, così sarebbe stata a suo agio e allo stesso tempo la madre
sarebbe stata contenta. Angelica quando sentì a bussare era convinta che fosse
la nonna di Gorion, e disse ridendo.

<<Da quando ti sei messa a
bussare Virgia? È una novità>>.

<<Mah, forse perché io non
sono Virgia, e ho l’abitudine di bussare quando entro nelle camere
altrui>>.

Angelica si girò e di fronte a
lei c’era il suo adorato fratello. Angelica amava entrambi i suoi fratelli, ma
per Hagor aveva una certa preferenza; buttò l’orecchino che aveva in mano sul
letto e corse ad abbracciarlo.

<<Hagor stai bene? Ero così
preoccupata per te, quando ho visto Sandor e Gorion rientrare senza di te, ho
provato subito a chiamarti, ma tu non rispondevi, poi Gorion è riuscito a
parlarti così mi sono tranquillizzata, dimmi, dove sei stato?>>.

<<Non dovevi preoccuparti
per me, lo sai che io riesco sempre a cavarmela, oh quasi, e per quanto
riguarda il video telefono, con il temporale non funzionava, e per questo che
non rispondevo>>. Hagor fece n lungo respiro e sua sorella lo guardò di
traverso era chiaro che doveva dirle qualcosa. Angelica si era anche resa conto
che al fratello era successo qualcosa d’importante, infatti, ora, le stava
dicendo: <<Senti sorellina io avrei bisogno del tuo aiuto, e poi non
riesco a nasconderti la verità>>, Hagor si fermò per chiudere la porta;
Angelica comprese che il fratello doveva parlarle di qualcosa di molto
importante, aveva chiuso la porta perché nessuno li disturbasse e soprattutto
l’aveva chiamata sorellina, cosa che faceva di rado. Hagor si era seduto sul
letto e stava giocherellando con il suo orecchino, Angelica intuì che stava
cercando le parole adatte, infatti, Hagor fece un altro respiro profondo ed
esordì: <<Non è vero che il video telefono non funzionasse, ero io che
non rispondevo, non potevo>>.

<<Cosa t’impediva di rispondere?>>.

<<Bèh io direi chi, tu
ricordi questa mattina? Vedi io oggi, tu capisci vero?>>.

No, Angelica non capiva, anzi una
cosa l’aveva capita, lui era in difficoltà, e lui non l’era mai, stava per
chiedergli di spiegarsi meglio quando il suo video telefono, si mise a emettere
una musichetta, fece per prenderlo, ma Hagor fu più veloce e rispose al suo
posto, e lei comprese subito chi era apparso sul piccolo schermo, Hagor
concluse la sua conversazione con un ciao poi guardò la sorella con un timido
sorriso, e lei gli chiese.

<<Devo dedurre che hai
visto Astra?>>.

<<Sì>>.

<<E che hai passato la
giornata con lei?>>.

<<Esattamente>>.

<<Hagor, tu e lei, insomma
avete fatto l’amore?>>, Angelica era molto imbarazzata e rossa in viso,
ma voleva sapere, perché dentro di lei si agitava qualcosa che non riusciva a
decifrare, e quella strana sensazione l’aveva soprattutto quando accanto a lei
c’era Sandor, ma si rendeva conto di non poter chiedere dettagli al fratello,
quindi si accontentò d’ascoltare la risposta del fratello.

<<Sì, ma non l’o costretta,
è stata lei a volerlo, credimi Angelica, però ora non giudicarla, quando due
persone provano certi sentimenti, può accadere di>>, Angelica non lo
lasciò finire e gli disse.

<<No, io non la giudico, se
ti ama e ha trovato il coraggio di farlo non vedo perché io dovrei giudicarla,
ora spiegami in che consiste il mio aiuto>>.

<<Quando ha smesso di
piovere e…>>, Hagor raccontò ciò che era accaduto, ma la sorella sul
momento non aveva capito che Astra era terrorizzata dal padre, com-mentando che
le sembrava un po’assurdo il suo comportamento, per non aver permesso al
fratello di riaccompagnarla a casa, allora Hagor le disse: <<Angelica il
problema non sta nel fatto che io l’abbia riaccompagnata, oppure no, il vero problema
e che è terrorizzata da suo padre. Ho cercato di scoprirne il motivo, ma lei si
è messa a piangere, con l’unico risultato che mi sono sentito in colpa; così
mentre lei piangeva, ho pensato: (E se chiedessi aiuto ad Angelica?). Angelica
se tu ti dimostrassi un po’ più socievole e la frequentassi come fai con Silvia
e Lisa, forse per noi sarebbe meno complicato vederci, potresti organizzare
qualche gita e invitare anche lei, ti prego Angelica aiutaci>>.

<<Ma certo che vi aiuto>>.

Angelica si era seduta accanto al
fratello, ed entrambi sentirono il bisogno d’abbracciarsi e si strinse l’una
all’altro. Virgia come il solito non bussò alla porta chiusa, spalancandola,
rimase stupita nel vedere la scena, ma si riprese in fretta, afferrò il braccio
d’Angelica strappandola dell’abbraccio del fratello, del quale però lei non
poteva vedere il volto, e domandò gridando:

<<Che cosa stava
accadendo?>>, ma appena vide il viso di Hagor sussurrò incerta.

<<Ah sei tu, ma cosa ci
fate con la porta chiusa?>>.

Angelica si stava massaggiando il
polso, ed era veramente arrabbiata e gridando a propria volta le domandò:

<<Quando trovi una porta chiusa,
non ti hanno insegnato a bussare prima d’aprirla?>>.

<<I bambini non devono
tenere la porta chiusa>>.

Le grida di Virgia avevano agitato
Karnak, che si stava dirigendo verso il salottino dell’aperitivo. Arrivò
proprio nel momento in cui la nipote stava dando sfogo alla sua rabbia. Guardò
entrambi i nipoti e si accorse che assomigliavano a qualcuno che conosceva ma
chi? Lo comprese osservando meglio la nipote: Angelica arricciò il naso, mise
il petto i fuori, batte il piede a terra e in fine i suoi occhi erano diventati
blu intenso come quelli del fratello, Karnak deglutì e sbirciò il volto di
Hagor che stava sorridendo con fare sornione, mentre Angelica stava dicendo.

<<Ricordati che in questo
palazzo vi è solo una bambina, ed è Maria; è ora che la smetta di trattarci
come dei bambini, perché non lo siamo più, né io, né Hagor né anche gli altri,
prima lo capirai e meglio sarà>>.

Afferrò il braccio del fratello e
se lo trascinò dietro dirigendosi verso il salottino dell’aperitivo. Hagor
mentre era trascinato via dalla stanza fece segnò del tre verso Virgia, e lei
comprese benissimo a cosa si stava riferendo il ragazzo; erano già in tre che le
affermavano che non erano più dei bambini. Virgia decise d’accontentarli
pensando che alla prima difficoltà sarebbero stati ben contenti d’essere
trattati ancora da bambini.

 

Karnak si stava guardando
attorno, quella sera la sua famiglia era tutta presente, quando egli pensava ai
famigliari, non si riferiva solo a suo figlio, alla nuora o ai tre nipoti, ma
anche a Sandor, a Gorion e a Fransuas; ma quella sera si concentrò sul nipote
più piccolo, certo chiamarlo così era un eufemismo poiché era già alto come il
fratello maggiore, e gli venne da pensare che sarebbe diventato più alto del
padre Wiliam. Lo vide prepararsi del vino bianco, cosa che non faceva mai
davanti a lui e ai genitori, nei suoi movimenti inoltre vi riconobbe il padre
di sua moglie, era così assorbito da quelle sensazioni e da quei pensieri, che
ne pronunciò piano il nome.

<<Thomas>>.

<<Hai detto qualcosa
papà?>>, gli chiese Wiliam.

<<No figliolo>>.

<<Scusami mi era
sembrato>>.

Karnak aveva gli occhi fissi sul
nipote e pensava: (Sì assomiglia a Thomas, anzi sembra la sua copia, che il Dio
dell’universo non voglia che abbia anche il suo caratteraccio; ma no in fondo
se sono diventato un buon re, lo devo anche a lui, e se Hagor è come Thomas
tanto meglio per noi). Karnak era tornato al giorno in cui aveva conosciuto il
suocero; suo padre lo aveva mandato nel sud del pianeta per portare dei
messaggi ai principi quelle terre e ad accompagnarlo c’era il comandante Thomas
Gregori Canturi. All’inizio il loro rapporto non fu facile, soprattutto per colpa
dello stesso Karnak, perché spesso ripeteva: “Io sono il principe”, ma un
giorno che Canturi era più nervoso del solito, lo disse una volta di troppo.
Canturi gli disse che a lui non importava nulla chi diavolo fosse, e che se non
la smetteva di comportarsi da presuntuoso, lo avrebbe preso a pugni, Karnak era
rimasto senza parole, ma da quel giorno non pronunciò più la frase e il loro
rapporto divenne ottimo. Sulla nave c’era anche la figlia di Canturi,
Elisabhet, che Karnak aveva conosciuto a una mostra d’arte, la loro amicizia si
trasformò in amore, e pochi mesi dopo al loro rientro si sposarono.

 

Karnak fu riportato alla realtà
dalla voce del nipote che lo chiamava. Karnak si rese conto che la voce di
Hagor era quasi identica a quella del suocero, anche se in quella del nipote vi
era ancora una lieve inflessione giovanile, che presto sarebbe scomparsa. Hagor
tornò a chiamarlo alzando un po’ la voce.

<<Nonno, nonno mi stai
ascoltando?>>.

<<Sì Hagor, scusami stavo
pensando al tuo bisnonno Thomas>>.

<<Che strana coincidenza,
sai dove mi sono rifugiato oggi quando è scoppiato il temporale>>, Karnak
scosse il capo e Hagor proseguì, <<Alla vecchia villa dei
Canturi>>.

<<Davvero>>. Karnak
aveva osservato il nipote mentre si sedeva sulla poltrona accanto alla sua, e
all’improvviso si sentì come se stesse su una piccola barca in mezzo al mare in
tempesta, deglutì ascoltando la risposta del nipote.

<<Già. Nonno, tu ricordi
cosa aveva deciso la nonna per quella vecchia villa?>>.

<<Certo che me lo ricordo
la casa è a tua disposizione ragazzo mio>>.

<<Bene; come ti stavo
dicendo, oggi ci sono stato, e ho deciso di stabilirmi là, ma per poterlo fare
bisogna restaurarla, se ne potrebbe occupare la ditta che fa manutenzione qui a
palazzo>>.

<<Certo che può, di che
tipo di restauro a bisogno?>>.

<<Mah, un po’ di tutto,
dal…>>, Hagor fece l’elenco e quando fini Karnak gli disse.

<<Ho capito, sì c’è una
ditta che si occupa di tutto questo, mi farò dare il preventivo, ed è anche
sotto inteso che pagherò tutto io, perché non ho mantenuto la promessa
d’occuparmi della casa fino al momento in cui tu l’avresti richiesta, chiederò
anche a Giosef di tornare e di trovare anche i domestici che fanno al caso
tuo>>.

Hagor fu d’accordo e disse a
Karnak che desiderava essere presente al colloquio con il rappresentante della
ditta dei restauri. Wiliam era molto sorpreso della decisione del figlio
d’andare a vivere da solo, ma ciò che più lo aveva irritato era che il ragazzo
avesse parlato della vecchia villa appartenuta a sua nonna, provocando dolore
al nonno, quindi lo rimproverò aspramente affermandogli che poteva anche
evitare di parlarne, che addirittura lui, pensava di far abbattere la villa;
Hagor aprì la bocca ma non riuscì a dire una parola, Karnak reagì molto male
alla proposta del figlio Wiliam. Wiliam era confuso, pensava che suo padre non
volesse aver niente a che fare con le cose che appartenevano alla moglie,
infatti, Karnak aveva chiuso lo studio, dove sua moglie si rilassava mentre
dipingeva. Aveva lasciato che Mirian si stabilisse nell’ufficio d’Elisabeth,
per occuparne il posto, e lasciato che la vecchia villa dei Canturi andasse
lentamente in rovina, ora perché si arrabbiava all’idea di farla abbattere? E
poi si chiese perché appoggiasse il nipote nell’assurda idea di stabilirsi in
quella vecchia casa? Pensò che fosse inutile capire i capricci del figlio,
tanto alla fine non si sarebbe allontanato dal palazzo, e per quanto riguardava
il padre alla fine il dolore per la morte della moglie, si sarebbe attutito.
Karnak rassicurò il nipote che nessuno avrebbe toccato la sua casa, Hagor lo
ringraziò e sorrise, Karnak pensò guardando la sua espressione: (Sì è proprio
un Canturi).

 

I lavori di restauro cominciarono
e Hagor seguiva il loro avanzare personalmente, anche se era occupatissimo con
l’accademia, la sua storia d’amore con Astra continuava. Soprattutto con
l’aiuto d’Angelica che organizzava sempre qualcosa di nuovo, ma molto spesso
Hagor e Astra, passavano il loro tempo nella piccola baia. Dove un tempo
sorgeva la rimessa delle barche, al suo posto ora sorgeva un villino, formato
da una stanza da letto, dalla sala da pranzo, da una piccola ma funzionale
cucina, e in fine da una stanza da bagno. Hagor e Astra, amavano anche andare
per musei o a incontri letterari, e per Astra era sempre un’esperienza
straordinaria, Hagor sembrava sempre informato su ciò che vedevano o
ascoltavano; un giorno Hagor le propose d’andare al museo navale, che si
trovava a poca distanza dai cantieri nautici di Semiramide. Astra, credeva
d’annoiarsi, ma per non deluderlo accettò; quando furono dentro il museo Hagor,
le sembrò un bambino in un negozio di caramelle, ma la cosa che la sorprese di
più fu che Hagor conosceva la storia d’ogni nave presente, mentre gliele
raccontava a lei, sembrava di poter vivere quelle magiche storie divertendosi
molto. Giunsero all’ultimo modellino di nave, ma questa volta Hagor non le
raccontò la storia rimanendo in un silenzio mistico, il modellino della nave
era quello della leggendaria “Doriana”, che prendeva il nome dalla moglie del
suo comandante. Astra rispettò il silenzio di Hagor, e lasciò che esaminasse il
modellino a suo piacimento; la nave era posta in una bacheca, al suo interno
c’era il modellino intero e sezionato in due parti. Astra si chiese il perché
di tanto interesse, e si decise di leggere il cartoncino informativo, sul quale
c’era scritto: “Doriana chiamata così dal suo comandante Thomas Gregori
Canturi, in onore della moglie Doria". "Con questa gloriosa nave il
comandante Canturi, contribuì al mantenimento della pace e della giustizia,
nella nostra galassia e…”. Il racconto continuava ma ad Astra, l’era bastato
leggere il nome del comandante per capire il comportamento di Hagor. Poco dopo
Hagor si avvicino e sussurrando la invitò a uscire, appena si ritrovarono alla
luce del sole Hagor riprese a scherzare, quando giunsero nei pressi del
sentiero che portava alla spiaggia, la risata d’Astra riempiva l’aria intorno a
loro; Hagor legò le redini del cavallo che trainava il calesse vicino al
sentiero, ed esplorarono il bosco intorno alla villa. Una varietà di piante,
come felci e rose canine, e altri piccoli alberi da frutti come i mirtilli, e
fragole selvatiche; Hagor raccolse qualche piccolo frutto e lo porse ad Astra
che lo assaggiò trovandoli assai dolci. Da quando il pianeta era stato sul
punto d’esplodere, il clima era cambiato, e con lui anche la natura che
adattandosi al nuovo clima, aveva mescolato piante e fauna, così fiori e
animali che un tempo si trovavano solo in montagna, ora nascevano anche in pianura.
I due mentre passeggiavano sentirono scricchiolare sotto i loro piedi della
ghiaia, un po’ perplesso Hagor si chinò a esaminare ciò che calpestava si rese
conto d’essere su un sentiero. Hagor e Astra lo seguirono e alla fine si
trovarono di fronte ad una piccola chiesa; era certo piccina ma era graziosa,
ma anche su di lei vi erano i segni del tempo, i muri incrostati, e in diversi
punti un’edera selvatica si arrampicava sui muri, e sulle pareti interne, in
diversi punti, vi era solo dei buchi, e l’intonaco dipinto era a pezzi sul
pavimento. Astra sospirò e Hagor non aveva bisogno di chiederle il perché. In
un angolo, subito dietro all’altare, c’era un cancello di ferro battuto, con
riccioli e guglie. Hagor lo aprì con estrema cautela, perché i cardini che lo
sostenevano erano completamente arrugginiti, una volta aperto il cancello, i
due giovani si trovarono su un pianerottolo di una scala che conduceva in una
cripta, all’interno della catacomba, vi erano dei sarcofagi di cristallo, dove
vi erano rinchiusi i corpi della famiglia Canturi.

Nella galassia dell’Aquila, come
su tutte le altre, non vi era la tradizione di seppellire i propri morti. Erano
inseriti in sarcofagi di cristallo; in realtà erano capsule refrigeranti che
mantenevano l’aspetto del defunto al momento del decesso. Certo aveva bisogno
di manutenzione per continuare il loro lavoro di conservazione, ma i controlli
erano effettuati con una scadenza di cinque anni, anche se avvolte il
controllo, era un semplice formalità, perché le capsule avevano un’autonomia di
decenni. Naturalmente non tutti si potevano permettere delle cappelle e delle
cripte di famiglia all’interno dei propri possedimenti. In zone tranquille
delle città sorgevano vaste costruzioni, dove accoglievano i defunti, dando
modo i parenti far visita ai loro defunti.

Astra guardò allungo Thomas, egli
aveva ancora i capelli neri, leggermente striati di bianco, la pelle abbronzata
e liscia, quasi priva di rughe, gli occhi erano chiusi, come se dormisse, le
labbra angolate come in un sorriso, proprio come nel ritratto nello studio.
Hagor le chiese di tornare di sopra e lei annuì, affermandogli che ora sapeva
come sarebbe diventato un giorno, il ragazzo ridendo le rispose che sarebbe
stato vecchio e rinsecchito, ma Astra non era d’accordo, per lei, lui sarebbe
stato bellissimo come l’era ora, Hagor non la contraddisse e insieme con lei
raggiunse il sentiero che portava alla spiaggia. Astra raggiunse il villino che
si affacciava sul mare, mentre Hagor andò a controllare i lavori alla villa.
Hagor quando raggiunse, Astra stava prendendo il sole, completamente nuda; si
fermò a contemplarla, Astra credendo che una nuvola coprisse il sole sbuffò.

<<Andiamo nuvoletta
dispettosa, spostati>>.

<<Veramente non sono una
nuvoletta dispettosa, al meno non fino ad ora>>.

Astra sorrise e alzò le braccia
verso di lui, che s’inginocchiò a canto a lei, pochi minuti dopo furono
travolti dal loro amore.

 

Pochi giorni dopo Hagor la portò
alla villa per mostrarle i lavori, quasi ultimati. Passarono dalle scuderie,
alle quali mancavano solo i finestroni. Hagor la guidò per la casa, e in ogni
stanza le spiegava che tipo di lavoro era stato eseguito. In cucina le spiegò
che gli impianti di riscaldamento ed elettrici erano stati ricostruiti da
nuovo, e che aveva dovuto rimpiazzare una parete degli elettrodomestici, ma ora
funzionava tutto alla perfezione. Le mostrò poi i vari salotti e sale, la
condusse nello studio e Astra rimase molto sorpresa, la tappezzeria era stata
tolta, i muri tinteggiati di bianco, dietro alla scrivania la grande libreria
non prendevano più tutta la parete, ma solo il centro e metà della parete
superiore, il resto della libreria era stata spostata, infatti, ai lati della
scrivania vi era due porte. Hagor le spiegò che il responsabile dei lavori
aveva trovato un’altra stanza grande come lo studio, ma che aveva solo una
finestra. Lui aveva pensato di tagliarla a metà, la parte con la finestra era
diventa una stanza da bagno, mentre quella senza finestra era diventato un
piccolo archivio; per fare ciò aveva dovuto spostare una parete della libreria,
e di conseguenza anche rimpicciolire la vetrata, naturalmente Hagor aveva
sacrificato la parte che rimaneva sempre all’ombra, quella dietro al divano,
Astra vide anche che le pesanti tende erano state sostituite da altre più
leggere, e di colore bianco. Hagor le prese la mano e aprì la porta a vetri e
la portò all’esterno dello studio. Astra era sempre più meravigliata, infatti,
ora si trovava su una veranda, che all’occorrenza poteva essere chiusa da panelli
di vetri scorrevoli. Dalla veranda si poteva accedere a un piccolo giardino
quadrato, con una fontana al centro a forma di nave, dai suoi cannoncini
zampillava l’acqua, Hagor le spiegò che presto dal ponte sarebbero nate le rose
galleggianti, attorno cerano delle panchine con accanto dei grandi vasi che al
loro interno avevano grandi palme per ombreggiare il piccolo giardino, Astra
guardò Hagor e gli disse.

<<È tutto così
meraviglioso>>.

<<E non è tutto, andiamo
sopra>>.

Hagor le mostrò il resto della
casa, quando infine entrarono nella camera padronale, i lavori eseguiti erano:
la carta da pareti era stata cambiata, con i colori che s’intonava- no allo
spesso tappeto, fatto ripulire, strane porte sembravano incastrate nelle
pareti, alcune erano scorrevoli, erano quelle dell’armadio a muro, una della
stanza da bagno, l’altra dello spogliatoio. Hagor le spiegò che le aveva
scoperte per puro caso, il giorno che insieme a Giosef, aveva cominciato a
portare i suoi effetti personali. Lui e il proprio maggiordomo controllando la
camera avevano trovato le porte sotto lo spesso strato della carta da pareti.
una volta rimossa la carta dalle porte, aveva scoperto che le porte erano
intagliate negli angoli con figure femminili, le stese figure che erano nel comò,
nella tastiera del letto, nei comodini e nella cornice dello specchio, e
soprattutto erano di un cedro molto raro, a quel punto Hagor aveva fatto
cambiare la carta da pareti, e ora l’effetto era speciale. Astra esamino ogni
cosa con attenzione e diede la sua approvazione e mettendogli i braccia al
collo gli chiese.

<<Mi stavo domandando, se
hai ancora bisogno di una padrona di casa?>>.

<<Certo che sì>>, le
rispose lui sorridendo.

<<Bene, perché ho convinto
una certa persona che si può fidare di te>>.

<<Davvero?>>.

<<Sì, le devo solo dire
quando può venire>>.

<<Presto, forse anche prima
di quello che lei pensi>>.

<<E da cosa
dipende?>>.

<<Dagli esami che darò alla
fine del mese>>.

<<Ho capito, le dirò di
tenersi pronta>>.

E mentre Hagor la sollevava e
dolcemente la posava sul letto, pensò: (Presto sarò libera d’amare Hagor senza
sotterfugi, sì, libera e felice per sempre).

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