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La signora del tempo 40
Marzia Ornofoli
Pubblicata su Athena Millennium il 15/02/2012

LA PIEGA NEL TEMPO

Luce aveva ascoltato ciò che Yaris gli sarebbe piaciuto sentirle dire, poi si era girato dandole le spalle. Luce aveva sorriso e si era diretta verso la porta, i suoi passi riecheggarono nel Tardis mentre scendeva la piccola rampa di metallo che andava alla porta, mise le mani sulle due ante e le chiuse, si girò verso il centro del Tardis. Yaris teneva una mano sul regolatore di rotta, indeciso, fece un respiro profondo poi impostò le coordinate per un pianeta, a quel punto Luce gli disse:

<<Allora Yaris, dove mi porti?>>.

Yaris alzò di scatto la testa la guardò deglutì poi le chiese:

<<Sei rimasta, perché?>>.

<<Non lo sai?>>.

<<Questo significa che il nostro viaggio comincia oggi?>>.

<<Ecco questa è una bella domanda, ma sai una cosa? Comincio a pensare che il nostro viaggio sia cominciato quando tu mi hai chiesto di partire con te la prima volta>>.

<<Che cosa intendi dire?>>.

<<Io a quel tempo avevo già il potere di guardare attraverso il tempo, ma non ero molto brava a interpretare ciò che vedevo, anche ora avvolte non né sempre chiaro. Quella sera quando ho guardato nei tuoi occhi, ho visto alcuni avvenimenti che sono accaduti in questi anni, ma io pensavo che sarebbero successi dopo, quando avremmo cominciato a viaggiare insieme. Ognuno di noi ha percorso strade diverse, ma il tempo ci ha legato e ci ha riunito dandoci degli attimi, forse anche questa volta sarà un attimo regalatoci dal tempo>>.

<<Sai in fondo non è molto importante, se il nostro viaggio è cominciato quella sera, o se comincia ora, l’importante è che ora siamo insieme>>.

<<Sì, lo credo anch’io>>, sorrise Luce mettendogli le braccia intorno al collo, lui ricambiò il sorriso e si scambiarono un bacio, poi Luce maliziosamente gli disse: <<Non hai ancora risposto alla mia domanda, mio bel signore del tempo, dove mi porti?>>.

<<Barcellona>>.

<<Barcellona?>>.

<<Sì Barcellona, ma non la città, il pianeta>>.

<<Sì, lo avevo capito, mi chiedevo il perché, di tale scelta>>.

<<Lo scoprirai quando saremo la>>.

<<D’accordo>>.

Yaris impostò di nuovo le coordinate per il pianeta e abbassò la leva di avviamento, e pochi istanti dopo atterrò in una stanza d’albergo, Luce lo guardò con fare interrogativo, e lui sorridendo gli disse:

<<Guarda fuori dalla finestra>>.

La ragazza fece ciò che le aveva detto e rimase sorpresa. La città sottostante era attraversata da canali e ponti, ma i palazzi assomigliavano ai caseggiati della città spagnola, Luce si girò verso di lui e gli disse:

<<È stupenda, amore mio>>.

<<Sì, andiamo a visitarla?>>

Luce annuì, ma volle cambiarsi d’abito, Yaris stava per protestare ma ci ripensò, e ne fu felice, Luce aveva indossato un abito anni cinquanta, la gonna larga e stretta in vita con la scollatura a v sia sul davanti e sia sulla schiena, a sfondo bianco con rose rosse la sciarpa bianca intorno al collo, scarpe bianche e per finire un cappello a falde larghe con una fascia rossa, lo guardò gli disse:

<<Andiamo>>.

<<Sì, mia adorata>>.

La città era grande tre volte Londra, come Venezia era piena di canali e di ponti, vie strette, negozietti con gli oggetti più strani. Fontane con soggetti più vari, cavalli pronti a balzare per le strade, delfini pronti a tuffarsi in un mare immaginario, giardini con piante, provenienti da diversi pianeti. Uno dei giardini era a piramide, valeva la pena salire per vedere le varietà dei fiori, piante e i piccoli animali che vi erano, ma la scalinata sembrava non finire mai. Luce di salire su per la scalinata non ne aveva voglia, quindi propose di salire direttamente, poi scendere, la proposta fu accettata. In cima vi era un piccolo bar, Luce e Yaris si fermarono a bere qualcosa di fresco prima di cominciare a scendere la scalinata. Il giardino era incantevole, rose, gladioli, tulipani, narcisi, sparsi qua e là piccoli laghetti dove i pesciolini rossi saltavano allegramente. Lungo il percorso panchine di legno intarsiate e ombreggiate da salici piangenti, Yaris e Luce ne approfittarono per contemplare ancora una volta la città, a un certo punto Yaris domandò a Luce:

<<Da quanto tempo siamo su questo pianeta, amore mio?>>.

<<Da circa sei ore, perché?>>.

<<Sei ore, e non c'è stato ancora nessuno che ha tentato distruggere il pianeta o di ucciderci, mi sembra di sognare>>.

<<Sì, hai ragione, ma posso garantirti che questo stato di cose durerà per un po’>>.

<<Magnifico, allora possiamo dedicarci a noi stessi non credi>>.

<<Sì amor mio>>, rispose Luce rispondendo al suo bacio.

Dopo il giardino a piramide arrivarono a uno spazio verde, dove si fermarono a mangiare sull’erba, in seguito attraversarono la città con una gondola e rientrarono nell’albergo, dove avevano lasciato il Tardis. Yaris propose a Luce di cenare sul terrazzo panoramico dell’albergo, entrambi si cambiarono mettendosi in abito da sera. Luce aveva scelto un lungo abito rosso, con scollatura sul davanti e sulla schiena, stava per scendere una delle scalette del Tardis quando fu avvolta dal piccolo vortice del tempo, quando il vortice si fermò, era in una stanza buia, una voce maschile, le chiese:

<<Dottoressa Braun come ha fatto entrare qui>>.

<<Veramente, ma lei chi è?>>.

<<Mi chiamo Brocher, non se lo ricorda ci siamo conosciuti tre anni fa, ho cercato in tutti modi di parlare con lei, ma mi dissero che lei era partita, e adesso riappare qui, come ha fatto?>>.

<<Tre anni fa? Io non me lo ricordo, ma in che anno siamo?>>.

<<2012>>, le rispose una voce alle sue spalle.

<<Eh, oh!>>, esclamò Luce girandosi verso la voce che aveva parlato e vedendo a chi apparteneva.

<<Dottoressa le ho fatto una domanda, vuole rispondermi>>.

<<Oh be è molto semplice, credo d’aver ricevuto una richiesta d’auto psichica, se non conscia, che il vortice del tempo l’abbia percepita meglio di me perciò eccomi qui>>.

<<Credo di non aver capito>> disse l’uomo.

<<Veramente la spiegazione non era per lei, ma per lui>>, rispose Luce avvicinandosi all’uomo legato. Luce mise un braccio intorno alla vita per sostenerlo e gli liberò un braccio, Brocher sorpreso le disse:

<<Dottoressa Braun, lei non può liberarlo, lui è mio prigioniero, lei non può nemmeno immaginare chi è o cosa sia>>.

<<Si sbaglia so benissimo chi è quest’uomo>>.

<<Uomo? È un alieno>>.

<<Alieno? E chi non lo è a modo proprio>>.

<<Ha due cuori>>.

<<Che stanno battendo in modo irregolare>>, rispose Luce dopo d’aver ascoltato i battiti dei due cuori dell’uomo.

<<Non capisco, sembra che tu mi conosca bene?>>, le domandò l’uomo, da lei liberato. Luce gli sussurrò all’orecchio.

<<Sì, Yaris amore mio>>.

<<Dottoressa Braun, mi stia ad ascoltare, le posso perdonare il fatto di aver liberato quest’uomo, se lei metterà le sue conoscenze a mia disposizione. So che i Braun sono delle famiglie più influenti del Regno Unito e se noi due ci mettessimo insieme, potremmo creare un impero, che sulla terra non si è mai visto>>.

<<Un impero? Qui sulla terra?>>.

<<Sì, ci pensi>>.

<<Cosa me ne faccio di un impero sulla terra, quando l’uomo che amo ha messo l’intero universo ai miei piedi>>, disse Luce facendo l’occhietto all’uomo che aveva liberato.

Il signore del tempo finalmente si scosse, le si mise davanti e le domandò:

<<Luce, tu conosci il mio nome, vuol dire che noi viaggiamo insieme, e che il nostro rapporto va oltre l’amicizia>>.

<<Sì, ma non ti dirò nient’altro, ci sono molte cose che devi affrontare ancora, tu e Catrin viaggerete molto insieme, ma non posso dirti cosa accadrà, sai meglio di me che il tempo ha le sue regole>>.

<<Sì ma>>, stava per protestare Yaris, in quel momento l’arme suono e una ragazza dai capelli biondi e ricci, irruppe nella stanza dicendo:

<<Signor Brocher il Darek si è liberato>>.

<<Darek? C'è un Darek in questa base?>>, domandò Luce.

<<Già, è per questo che ha scoperto che sono un signore del tempo>>, poi rivolgendosi alla ragazza che era entrata con la notizia, domandò, <<Dov’è la mia amica?>>.

<<Sta salendo, ma il Darek molto veloce, ha già ucciso una trentina di uomini>>.

<<Capisco, voglio vedere, dove si trova>>, poi rivolto a Luce, <<Luce, se ho capito bene tu conosci i Darek, questo significa che li abbiamo già combattuti insieme>>.

<<Insieme separatamente, è complicato>>.

<<Ah al solito quando si tratta del tempo>>.

<<Mi scusi ma lei chi è signora, e perché è vestita così>>.

<<Già, perché sei vestita così ?>>, domandò Yaris.

<<Stavo andando a cena, indovina un po’ con chi?>>, disse Luce rivolgendosi a Yaris. In quel momento la voce di Catrin risuona nella stanza disse:

<<Dottore mi dispiace, è colpa mia, lo toccato>>.

<<Ok, non preoccuparti ormai le cose stanno così, continua a salire >>.

<<Dobbiamo fermarlo lo sai>>.

<<Sì Luce, se esce, farà una strage, lo so bene>>.

<<Potremmo sigillare il posto>>, disse Brocher.

<<Avremmo bisogno dei codici>>, disse la ragazza.

<<Io li ho>>, rispose Brocher.

<<Allora procedi>>, disse Yaris a Brocher.

<<D’accordo>>, l’uomo cominciò a digitare numeri e parole sulla tastiera del computer quando fini guardò Yaris e Luce e disse loro, <<Sono pronto devo solo schiacciare il tasto invio>>.

<<Catrin a che piano sei?>>.

<<A cinquantatreesimo>>.

<<Il Darek?>>.

<<È subito dietro di noi>>.

<<Perché chi c'è con te?>>.

<<Scion lavora qui>>.

<<Catrin devo sigillare la base, vi do ancora dieci minuti poi chiuderò dal cinquantesimo piano, se siete passati bene altrimenti>>.

<<Ho capito>>.

<<Allora corri>>.

Calò il silenzio, Luce era pensierosa non capiva perché era ancora in quel luogo, Brocher le domandò.

<<La vedo pensierosa dottoressa Braun, cosa la preoccupa?>>.

<<Mi domandavo cosa ci faccio ancora qui>>.

<<Che cosa intende dire?>>.

<<Ogni volta che il dottore è nei guai, io sono teletrasportata, dove egli si trova, una volta sistemato le cose ritorno esattamente dove sono stata prelevata, ma questa volta no. Lo liberato, e adesso può cavarsela benissimo da solo, allora perché sono ancora qui ?>>.

<<Prima lei ha detto che è stato il vortice del tempo a portarla qui>>.

<<Sì, esatto>>.

<<Sembra che lei pensi che tempo sia vivo e che pensi, anche adesso ne ha parlato in questi termini>>.

<<Perché lo è>>.

<<Non capisco?>>.

<<Il tempo si piega, si curva, si torce, sì stende. Tutto questo fa in modo che due punti nel tempo s’incontrano. Prendiamo questo foglio bianco>>, disse Luce prendendo in mano un foglio, << Se io lo piego in due, faccio in modo che i due lati opposti si toccano. Se lo arrotolo più volte su se stesso, tra le due estremità la distanza si accorcia, perciò tra un evento e l’altro può esserci poco tempo. Stessa cosa se lo curvo, se invece riporto il foglio alla sua dimensione reale si stende. La stessa cosa fa il tempo, proprio come ora, che ha fatto si che il 2007, abbia sfiorato il 2012>>.

<<Complimenti, io non l’avrei spiegato meglio>>.

<<Grazie, ma non risolve il perché sono ancora qui>>.

<<Evidentemente, c'è qualcosa che devi ancora fare?>>.

<<Sì, ma cosa, tu questo l’ai già vissuto, deve esserci un elemento nuovo, che mi ha portato qui e che mi trattiene>>.

<<Come la trattiene qui?>>, le domandò Brocher.

<<E come fa sapere tutto questo per il dottore, è già accaduto?>>.

<<Per la stessa ragione che ho spiegato prima>>.

<<<La piega del tempo>>.

<<Sì esatto>>, si limitò a rispondere Luce.

Brocher guardò l’orologio e informò il dottore che il tempo, concesso a Catrin era scaduto, con un sospiro il dottore chiese alla ragazza dove si trovasse. Lei aveva risposto che era al piano che fra poco sarebbe riuscita a oltre passare la porta, ma ormai il Darek era dietro di lei e al suo compagno. La voce del dottore gli disse di correre più in fretta perché doveva chiudere la porta a ogni costo, il suo compagno riuscì a passare, ma lei no, si girò e vide avanzare il Darek verso di lei, il quale lanciò la sua minaccia “sterminare”, lanciò il suo raggio ma non colpi la ragazza, lo lanciò più volte ma andò sempre a vuoto. Luce vide passare sotto la porta il giovane che era con Catrin in quel preciso momento Luce comprese perché era ancora li, doveva salvare Catrin, la porta si chiuse e Luce sussurro:

<<Sono qui per salvare Catrin, se non lo faccio, il futuro che conosciamo cambierà>>.

<<E il tempo, non può essere cambiato, il tempo non può essere riscritto>>, disse Yaris.

<<Sì, se Catrin muore ora, cambierà il nostro futuro, tu verrai a cercarmi, ed io partirò con te, e molti avvenimenti non avranno luogo, eventi molto importanti>>.

<<Luce, non>>.

<<Devi fidarti di me amore mio>>, disse Luce portando la mano al medaglione più grande, un attimo dopo stava abbracciando Catrin proteggendola con lo scudo dell’altro piccolo medaglione.

Catrin sentì la voce del dottore che le annunciava la chiusura della porta ermetica, vide il suo compagno passare sotto la porta, lei non riuscì a passare, con le lacrime agli occhi disse:

<<Dottore, mi dispiace, sono stata un po’ lenta. È stato bello conoscerti e viaggiare con te, e ricorda non è colpa tua, hai fatto quello che era giusto>>.

Il signore del tempo chiuse le comunicazioni, ma quando Luce disse: “Vado prenderla io”, spiegandone la ragione era rimasto sconvolto. Catrin guardò il Darek ed era pronta a morire, ma in quel momento tra lei e il Darek apparve una donna, che senza un attimo di esitazione si girò verso di lei dando la schiena al Darek abbracciandola. Yaris aveva visto Luce abbracciare Catrin dando la schiena al Darek si sentì morire, in un colpo solo aveva perso le due donne più importanti della sua vita, ma la voce chiara di Luce gli arrivò forte:

<<Darek hai finito?>>.

<<Vi ho colpito, perché non siete morte?>>.

<<Mai sentito parlare di scudo di forza?>>, poi dopo un attimo disse al Darek, <<È questo il modo in cui ringrazi chi ha avuto compassione di te?>>.

<<La compassione è un’emozione, le emozioni sono una debolezza umana>>.

<<Sì, ma anche la forza dell’umana esistenza. Eri stato catturato, torturato, stavi per morire, se lei non ti avesse toccato saresti morto>>.

<<Forse sarebbe stato meglio>>, rispose il Darek dopo un momento di silenzio.

<<Perché?>>.

<<La mia specie non esiste più, io sono rimasto l’ultimo>>.

<<E vuoi sprecare l’esistenza che ti è stata donata da Catrin uccidendo tutti quelli che incontri?>>.

<<Io sono un Darek>>.

<< Certo, quindi devi uccidere tutti, ma dimmi quando avrai ucciso tutti quelli di questa base e sarai uscito e ucciso tutti gli esseri viventi di questo pianeta che farai? Certo forse ti sposterai su un altro pianeta, e poi un altro e un altro ancora, e così via. Finché non resterà più nessuno da uccidere e tu resterai l’unico essere vivente in un universo completamente privo di vita, e allora che cosa farai? Chi ucciderai? E riuscirai a sopportare la solitudine di un universo vuoto e silenzioso? Dimmi Darek ci riuscirai?>>.

<<Io, io non lo so>>.

<<No, non ci riuscirai, il silenzio ti diventerà insopportabile, e allora pregherai di non essere morto, perché la solitudine fa paura, e tu sarai dannatamente solo, niente nemici o creature da sottomettere, e alla fine morirai impazzendo>>.

<<Io, io…>>.

<<Io cosa Darek?>>.

<<Io non ho paura? La paura fa parte delle emozioni umane, ed io…>>, ma il Darek non finì la frase.

<<Tu hai già paura, tu sei tornato in vita grazie a Catrin, il suo patrimonio genetico ti è entrato, tu volevi solo quello di viaggiatrice del tempo, ma lei ti ha dato anche quello più recondito, quello che rende speciale un essere umano. Tu morirai, e se non saremo noi a ucciderti, sari tu stesso a eliminarti, perché non sopporti le emozioni umane>>.

Il Darek rimase in silenzio e Luce che per tutto il tempo aveva protetto Catrin con il suo corpo, spinse il bottone e torno nella stanza dove si trovava Yaris, il quale non sapeva se arrabbiarsi con lei o se abbracciarla, fu invece Catrin ad abbracciare lui, poi rivolta a Luce le sussurrò:

<<Grazie>>.

Yaris cerco di sapere di più su come e sul dove, ma Luce eluse tutte le sue domande, il vortice poi torno da lei e la teletrasportò di nuovo in cima alla scala del Tardis, quando uscì dalla macchina del tempo, andò incontro a Yaris sorridendo, il quale prendendola fra le braccia le disse:

<<Ricordo questo vestito>>.

<<Lo credo bene, lo hai appena visto>>.

<<Sì, ma non ero ancora cambiato, Luce…>>.

<<No, non chiedermelo, tu sei tu, ed io ti amo per quello che sei, e non per il tuo aspetto, non farmi ripetere sempre le stesse cose>>.

<<Va bene, vuoi sapere a cosa ho pensato per tutto il tempo? E a dire il vero lo penso anche ora>>.

<< Che cosa pensavi?>>.

<<Che schianto che è la mia ragazza>>.

<<Be’ sai una cosa, anche il mio ragazzo è uno schianto vestito così>>.

Yaris sorrise e la prese sotto braccio, andarono a cena sulla terrazza panoramica. Dalla terrazza si potevano vedere le torri gemelle che cantano. L’ora prestabilita le due torri intonarono una dolce melodia, Luce gli domandò:

<<Balliamo?>>.

<<Perché questa musica si balla?>>.

<<Oh sì, vieni t’insegno>>.

<<Ok>>.

Luce fece scorre la sua mano sul suo braccio poi con dolcezza se lo mise intorno alla vita e Yaris sorridendo la attirò a se, i loro corpi aderirono uno all’altro che nulla sarebbe passato fra loro. Luce mise un baraccio intorno al suo collo e appoggiò la sua guancia a quella di Yaris, le loro mani libere si strinsero. Era un ballo lento quasi percettibile poi i loro occhi s’incontrarono e si baciarono. Yaris sentì un leggero spostamento d’aria e quando riaprì gli occhi, si trova in una delle stanze del Tardis. Un minuto dopo il vestito rosso di Luce era ai suoi piedi e i suoi vestiti erano sparsi per la stanza, il suo pensiero fu “Ho novecentodue anni e il mio corpo e la mia mente si stanno comportando come se ne avessi trenta, Luce mia adorata possibile che tutto questo fosse scritto nelle pagine del tempo?”. La risposa era in un angolo della sua memoria ma cercarla in quel momento era impossibile, le forti emozioni ruotavano in lui e attorno a lui. La stanza era scomparsa attorno a loro solo un universo stellato, mentre i loro corpi si univano nel fiore dell’amore.

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