UN SOVRANO FRA LE STELLE (FINALMENTE AL COMANDO DI UNA NAVE

FINALMENTE AL COMANDO
D’UNA NAVE

Hagor si stabilì definitivamente
alla villa, si buttò nello studio e nel lavoro, poiché aveva superato
brillantemente l’esame da comandante di vascello spaziale, ora poteva
mantenersi da solo, spesso ingaggiato per portare qualche cargo da un pianeta
all’altro, spesso come copilota aveva Sandor o Gorion, che anche loro avevano
superato lo stesso esame. Hagor e i suoi amici si dimostrarono dei comandanti
efficaci e soprattutto puntuali nelle consegne, tanto che nei sei mesi che
seguirono le proposte di lavoro, furono molte e i tre giovani ebbero poco tempo
libero. Gli ammiragli dell’accademia dopo un’attenta riflessione decisero che
Hagor e i suoi amici fossero pronti per sostenere l’esame per diventare
comandante di vela: però quel giorno ci fu un incidente di poco conto, però
soltanto Hagor riuscì a superare l’esame, Sandor e Gorion dovettero aspettare
qualche mese in più. Hagor, nonostante i vari impegni si manteneva informato di
come andavano le cose nelle terre del sud e di com’era affrontato il problema
della galassia di Vega. Un giorno che tornava a casa dal porto trovò suo nonno
nello studio che lo aspettava. Mirian aveva insistito perché Karnak andasse a
trovare Hagor alla villa, all’inizio lui aveva fatto un po’ di resistenza ma
poi alla fine si era lasciato convincere. Però una volta giunto aveva scoperto
che il nipote non c’era, Giosef gli affermò che il giovane sarebbe rientrato al
più presto, per un momento era stato sul punto d’andarsene, ma poi i ricordi lo
costrinsero a rimanere; Karnak spinto dalla nostalgia fece il giro della casa e
ritrovò le stesse sensazioni di quando veniva a trovare Thomas, l’unica cosa
che mancava era il profumo del sigaro che Thomas fumava. Karnak quando entrò
nello studio provò l’emozione più forte, in quella stanza aveva chiesto la mano
della sua Elisabhet, sorrise ripensando all’atteggiamento del suocero, ma c’era
una cosa che Karnak non aveva mai confessato a nessuno, lui quell’uomo dal
carattere forte e deciso lo amava profondamente, come ora non ammetteva d’amare
con altrettanta profondità il nipote. Per la verità c’era un’altra cosa che
Karnak non aveva ancora ammesso nemmeno con se stesso, l’estrema assomiglianza
di Hagor con il suo bisnonno ma ora che stava osservando il quadro incastonato
nella libreria cominciò a pensarci, ma poi sussurrò.

<<Non puoi esserti
reincarnato in lui, è assurdo>>, ma mentre pronunciava quella frase, non
si era accorto del nipote che gli era arrivato alle spalle, e sussultò quando
il ragazzo gli disse.

<<Nonno adesso credi in
queste cose, come la reincarnazione?>>.

<<Bah, cosa vuoi che ti
dica, ogni volta che ti guardo mi sembra d’avere davanti il tuo
bisnonno>>. Hagor sorrise con tolleranza, scosse il capo, preparò due
bicchieri di brandy poi gli chiese:

<<Sei venuto qua per
parlarmi di queste sciocchezze, o hai argomenti più seri da propormi>>.
Karnak lo guardò mentre si sedeva alla scrivania, e i movimenti del ragazzo gli
fecero un certo effetto, in quel momento comprese d’aver ragione, in suo nipote
c’era l’impronta di Thomas, avrebbe tanto voluto sapere come l’uomo fosse
riuscito nell’impresa, ma sapeva che alla sua domanda non c’era risposta,
quindi sospirò decidendo di non tornare più sull’argomento quindi esordì.

<<D’accordo lasciamo stare
queste sciocchezze, in realtà sono venuto ha parlati di un paio di
questioni>>, mentre parlava Karnak prese il drappo di velluto rosso che
si trovava sul divano e aggiunse: <<Prima voglio donarti questo>>.

<<Di cosa si tratta
nonno?>>, chiese Hagor perplesso.

<<Guardaci>>, Hagor
si alzò e si diresse verso di lui, prese il drappo e lo srotolò, all’interno vi
trovò una spada, quando Hagor la impugnò Karnak, disse: <<Santo cielo la
tua mano sembra nata per impugnarla>>.

La spada era di un acciaio molto
fine, l’elsa era d’oro e in cima aveva uno splendido rubino che scintillò alla
luce del sole. Hagor la maneggiò con la massima cura, la fece vibrare un paio
di volte come se stesse dando delle stoccate, la fece roteare, Karnak dal canto
suo pensava che nessuna mano più esperta di quella fosse degna d’impugnare la
mitica, “Occhio del Diavolo”. Hagor fini le sue prove e gli disse.

<<Leggera, maneggevole
equilibrata, veramente una grande spada, ma non posso accettarla, non ne sono
degno>>.

<<No al contrario, nessuno
è più degno di te, e sono sicuro che la penserebbero in questo modo anche tua
nonna e il tuo bisnonno. Devi sapere che il tuo bisnonno, sperava di passarla
un giorno a tuo padre ma Wiliam non ha mai manifestato interesse per la
scherma, così la ripose nel suo drappo e vi è rimasta fino a oggi. Elisabhet il
giorno della tua nascita ebbe il presentimento che un giorno tu l’avresti
impugnata con onore. Sai io non credo molto ai presentimenti e alle
coincidenze, ma comincio a pensare che un fondo di verità ci sia, perché il
giorno che sei nato, anzi nello stesso momento in cui nascevi il tuo bisnonno è
morto, in seguito tua madre ci ha raccontato che poco prima d’avere le doglie
lui le aveva toccato il ventre>>.

<<E in questo modo il suo
spirito è entrato in me? Non ti sembra una cosa un po’ assurda?>>.

<<Forse sì, ma quando si
tratta di Thomas>>, Karnak sospirò poi continuò, <<Thomas ha
vissuto molto allungo nelle terre del sud, e credo che alla fine avesse
cominciato a credere nelle leggende di quei luoghi, come ad esempio la leggenda
che narra che due spiriti possono unirsi per poi diventarne un solo>>.

<<Sì ho sentito parlare di
questa e d’altre leggende, molte sono riportate in alcuni libri che letto,
alcune sono riportate anche sul diario della Doriana>>.

<<Mh, ma in quel diario non
c’è proprio tutto, tua nonna aveva tenuto sì i diari di suo padre, ma aveva
anche tenuto anche i diari personali di suo nonno e di tutti i membri della
famiglia Canturi, pensa che fra loro ci sia né uno che potrebbe appartenere al
capo stipite della famiglia, ho pensato di portarteli, perché tu possa
leggerli, sempre se l’idea ti piaccia>>.

<<Hai fatto bene nonno, li
leggerò volentieri, ma mi chiedevo, che dirà papà quando saprà della
spada?>>.

<<Come ti ho detto non si è
mai interessato della spada, e poi è affar mio, l’Occhio del Diavolo ora è tua
ragazzo mio>>.

<<Occhio del Diavolo?
Immagino per via del rubino?>>.

<<Imparte sì, ma
soprattutto perché il tuo bisnonno era chiamato “Transet", che nella
nostra lingua antica, significa demonio o diavolo>>.

<<Capisco>>.

Karnak, gli prese la spada dalle
mani poi gli disse di sedersi perché aveva bisogno di parlare di una cosa
importante; tornò a parlare del diario del capo stipite della famiglia Canturi,
e della promessa che aveva fatto sia alla moglie e sia al padre di quest’ultima,
sapeva che il nipote avrebbe pensato che fosse impazzito, ma alla fine gli
avrebbe creduto. Karnak gli affermò che nel momento in cui sua madre stava per
scegliere il nome, sua nonna era entrata e l’aveva supplicata di chiamarlo
Hagor, Mirian aveva acconsentito, ma Karnak aveva voluto sapere il perché di
quell’insistenza, e la moglie gli aveva affermato che era tutto scritto nel
diario del capostipite della famiglia Canturi, e di farlo leggere a Hagor
quando sarebbe stato pronto a seguire il suo destino. Ora Karnak pensava che
Hagor fosse pronto, quindi gli aveva portato il diario insieme con gli altri, e
che fosse altrettanto pronto a leggere ciò che vi era scritto, quindi lo
estrasse dalla bacheca e lo allungò a Hagor. Hagor prese il diario e con molta
delicatezza lo posò sulla scrivania, lo aprì alla pagina contrassegnata dal
segnalibro; il diario era scritto da due calligrafie molto eleganti, e i luoghi
descritti non appartenevano al pianeta Flyd, Hagor sospirò e cominciò a
leggere.

“14 LUGLIO
1677"

Dopo una terribile battaglia, dove abbiamo perso molti
uomini. Sono salito a bordo della Folgore, in quel momento mi hanno informato
che mio padre era rimasto gravemente ferito alle gambe, e che il medico di
bordo si apprestava ad amputarle entrambe. Mi precipitai nell’alloggio di mio
padre e la scena che mi si presentò era agghiacciante, avrei voluto impedire al
medico di rendere invalido mio padre, ma sapevo che per averlo ancora con me
dovevo lasciarlo fare. Proprio nel momento in cui il medico si apprestava a
fare, il suo macabro lavoro apparve un uomo che ne comandava molti altri. Gli
uomini che erano apparsi immobilizzarono chiunque fosse presente, uno di loro
si chinò su mio padre lo esaminò con molta cura, soprattutto le gambe, poi si
rivolse all’uomo che lo comandava e gli disse: “Maestà, sarà un’impresa
abbastanza dura, ma posso salvargli entrambe le gambe, ma non qui
naturalmente”. “L’uomo annuì, si piegò verso mio padre e lo rassicurò. Ciò che
mi sorprese che l’uomo assomigliava moltissimo a mio padre: aveva i capelli
neri ondulati, occhi blu, profondo mare, naso in su, e la sua voce era calda e
profonda, e le labbra carnose, e il suo sorriso era irresistibile. Dopo d’aver
rassicurato mio padre ordinò di farlo risalire a bordo. E con mia gran sorpresa,
mi trovai in una stanza bianca, vi erano degli uomini che ci stavano aspettando
che subito si unirono all’uomo che aveva esaminato mio padre. Mio padre fu
portato in un’altra stanza, e in quel luogo mi fu detto che presto le ferite di
mio padre sarebbero guarite. Pochi istanti dopo entrò una donna bellissima,
aveva i capelli color dell’oro, gli occhi che sembravano due laghetti di
montagna, essa parlò con l’uomo che comandava, non compresi ciò che si dissero,
ma sentì la donna chiamarlo Hagor, quando egli si girò verso di me ebbi la
certezza che mio padre sarebbe presto guarito, e…”.

Hagor smise di leggere chiuse
il diario, guardò la copertina, e lesse la scritta “Diario di bordo della
Folgore scritto da Herry e Thomas Canturi”. Hagor trovò buffa la coincidenza,
se non ci fosse stata la data e il nome della nave sembrava scritta proprio dal
suo bisnonno e dal trisnonno. Hagor rimase in silenzio e si alzò andando alla
porta finestra, per un lungo momento guardò lo zampillare dell’acqua che fuori
usciva dai cannoncini della fontana a forma di nave, le rose pendule gia
ricadevano in mezzo all’acqua, finì il brandy poi chiese.

<<Sta parlando di me,
non è così?>>.

<<Sì, ma non vuoi
sapere come continua la storia?>>.

<<No, non adesso
comunque>>.

<<Non vuoi sapere chi è
la donna citata, e perché ti chiamano “maestà”?>>.

<<No. Devo ammettere che sapere che andrò nel
passato mi sconvolge un po’, ma non è solo per questo che non voglio sapere, se
sapessi chi è quella donna e come sono finito insieme ah lei, non mi godrei ciò
che il destino ha in serbo per me, nonno ora penserai che sia un
vigliacco?>>.

<<No, non penso che tu
sia un vigliacco, ma solo molto saggio>>. Disse Karnak mentre metteva via
il diario, quando si girò di nuovo verso di lui, gli disse: <<Ragazzo mio
sono venuto qua anche per proporti un viaggio>>.

<<E dove vorresti
andare nonno?>>.

<<Nelle terre del sud; tu conosci quanto me la
situazione che c’è la giù, le richieste dei principi stanno diventando sempre
più pressanti, per ciò ho deciso di partire per andare a parlare con loro, so a
cosa stai pensando. “era ora”, ma pensavo che riuscissero a cavarsela da soli,
e che i comandanti e gli ammiragli che ho già mandato vi riuscissero al meno
loro, ma come avevi previsto hanno fallito tutti, ora però mi devi spiegarmi
come facevi a saperlo? Poiché n’eri così sicuro?>>.

Hagor si era seduto sul divano, e aveva ascoltato con
attenzione, e ora era pronto a ripetere ciò che da mesi stava dicendo ai suoi
fratelli.

<<Perché nessuno dei comandanti e degli ammiragli,
ragiona come la gente del sud. Tu sai che in quelle terre ci sono delle regole
non scritte che influenzano il loro comportamento, gli uomini che hai mandato
tu, sono uomini capaci sicuramente, ma non in quei luoghi, secondo me ci
vorrebbe un uomo che faccia sue quelle regole, quindi che le osservi come sue,
comportandosi senza scrupoli di sorta, che in certi momenti diventi spietato
ineguale misura di Rasut, capisci cosa voglio dire nonno?>>.

<<Sì, ma chi sa se esiste un uomo così?>>,
Hagor lo guardò e sorrise, e Karnak tremò all’idea che quell’uomo potesse
essere il nipote, scacciò subito l’idea dalla mente, e riprese a parlare,
poiché la sua era, una domanda ipotetica, << Allora vieni con
me?>>.

<<Mi pare ovvio>>.

<<Devo avvertirti che con noi verranno anche tuo
padre e Axsterio>>.

<<Per me va bene>>.

<<A proposito, spero che la tua fama di comandante
sia vera e che non ci affondi prima di partire, ci terrei molto a morire nel
mio letto, e non infondo al mare>>.

<<Affondare? Scusa cosa intendi dire nonno?>>,
Karnak si limitò a sorridere e Hagor capì e sul suo volto comparve un luminoso
sorriso, si alzò di scatto e lo abbracciò con una tale forza che Karnak si
sentì sollevare da terra. Karnak non lo vedeva così eccitato da tanto tempo e
si rimproverò per non averci pensato prima a organizzare quel viaggio, ma
dovette concentrarsi su ciò che Hagor gli chiese: <<Nonno con che nave
partiamo?>>.

<<Con, il Falco del Mare>>.

<<Il Falco del Mare>>, ripete Hagor eccitato
all’idea di comandare una nave come quella, cominciò andare avanti e indietro,
citando tutte le qualità della nave, poi voltandosi di nuovo verso Karnak gli
chiese: <<Nonno sono già il comandante oh...>>.

<<Poi salire a bordo quando vuoi, anche perché c’è
da vararla, e da trovare l’equipaggio, e non è compito del comandante fare
entrambe le cose? anche se per l’equipaggio forse ci vorrà del tempo, poiché
sei al tuo primo comando>>.

<<Si è così, ma non preoccuparti, dammi una data e
per quella data io sarò pronto>>.

<<Quindici giorni sono sufficienti?>>,
azzardò Karnak.

<<Più che sufficienti, anzi pensavo anche
meno>>, si alzò e aggiunse, <<Ti fermi a pranzo vero? Poi andiamo
al porto insieme ok?>>, ma non gli lasciò il tempo di rispondere perché
era già uscito dalla stanza.

 

Hagor, non aveva sbagliato di molto quando aveva detto a
suo nonno, che per trovare l’equipaggio alla nave, non avrebbe fatto fatica,
non appena si sparse la voce che il comandante Flyd stava per salpare, molti
marinai si misero in fila per firmare il contratto. Hagor nei due anni
d’accademia si era fatto voler bene, nonostante che qualche volta fosse molto
esigente, quando gli insegnati lo mettevano al comando della nave scuola,
perciò i marinai che collaboravano con l’accademia rinunciarono a quel lavoro
per imbarcarsi con lui, persino alcuni sotto ufficiali rinunciarono alle
proposte d’ingaggio, fra questi anche Maxs Cambel, ufficiale alle
comunicazioni. Karnak rimase sorpreso dalla quantità di persone che si
presentò, ma allo stesso tempo ne fu orgoglioso, quando la sera lui e Hagor
lasciarono il porto, l’equipaggio era stato assunto completamente, mancava solo
il primo ufficiale e l’ufficiale addetto agli armamenti. Karnak era così preso
dalla loro conversazione che si stupì quando Hagor gli passò le redini del suo
cavallo, perplesso domando dove stesse andando, Hagor rispose che per il primo
ufficiale aveva in mente una persona specifica e che sperava di poterlo
ingaggiare entro sera. Karnak lo vide entrare in una casa con un piccolo
giardino, ne uscì poco dopo accompagnato da una giovane, i due si salutarono,
poco dopo Hagor e Karnak erano tornati a casa.

Il mattino seguente quando Hagor salì a bordo gli venne
incontro Maxs, parlarono un po’ poi Hagor si ritirò nella sua cabina, e prego
Maxs non appena il primo ufficiale fosse arrivato di mandarglielo, ma senza
dirgli chi fosse il comandante, aveva fatto la stessa richiesta alla ragazza
con cui aveva parlato la sera prima.

Neb Carson guardò la splendida nave ancora da varare,
sospirò pensando che fosse finita nelle mani di un novellino, e non aveva
nessuna voglia di stare sotto a un moccioso spocchioso, che con molta
probabilità voleva sempre aver ragione. Non riusciva a capire perché sua figlia
avesse insistito tanto perché andasse a quel colloquio, aveva una gran voglia
di tornare indietro, poi pensò che ormai fosse li, tanto valeva parlare con il
giovane comandante, per lo più poteva sempre dirgli di no. Salì la scaletta e a
riceverlo fu Maxs il quale gli annunciò che il comandante era già a bordo e che
lo stava aspettando, mentre si avviava verso la porta della cabina del
comandante, pensò che il giovane non solo sarebbe stato saccente ma anche
pignolo, nel vederlo assumere quell’espressione mesta a Maxs venne da ridere,
pochi istanti dopo Neb era entrato nell’alloggio del comandante. Neb chiuse la
porta dietro di se e si guardò attorno, l’alloggio del comandante non
rispecchiava il nuovo stile che andava per la maggiore, ma aveva qualcosa di
famigliare. Neb ebbe la sensazione di essere già stato dentro quell’alloggio,
quando era molto giovane; vari mobili erano in mogano e profumavano d’olio,
fece scorrere lo sguardo e all’improvviso sentì il cuore battere all’impazzata,
non era solo una sensazione, lui era già stato davvero li, quello era
l’arredamento dell’alloggio del suo comandante. Si sentì confuso com’era,
possibile che quel giovane comandante lo possedesse? Si stava ancora facendo la
domanda quando una voce calda e profonda gli disse.

<<Finalmente, cominciavo a pensare di dover venire
a prenderti>>, per poco a Neb venne un colpo, davanti a lui c’era il suo
vecchio comandante, che gli sorrideva, era così bianco che il giovane
preoccupato, le chiese: <<Neb che cosa hai, non ti senti bene?>>.
Neb non riusciva a parlare Hagor lo fece sedere e gli diede qualcosa di forte
da bere poi sorridendo gli disse: <<Non pensavo di farti quest’effetto,
d’accordo che sono quasi due anni che non ci vediamo, ma sono così
cambiato?>>.

<<Scimmiotto, sei proprio tu?>>.

<<Sì, sono proprio io, chi pensavi che fossi? Un
fantasma>>.

<<Già, tu assomigli tanto al mio vecchio
comandante, il comandante Canturi>>. Neb tornò indietro nel tempo, quando
lui poco più di un ragazzino si era imbarcato come mozzo sull’ultima nave
comandata dall’ammiraglio Canturi, essendo uno dei più giovani entrò nelle grazie
del comandante, che al ritorno lo tratto come un figlio, ma quando l’uomo si
ammalò fu costretto ad abbandonare la casa del suo mecenate, naturalmente
grazie alle sue referenze, trovò subito ingaggi, sia come ufficiale, e sia come
costruttore di navi. Hagor gli sorrise e gli disse.

<<Ti svelo un segreto, il comandante Canturi era il
mio bisnonno>>.

<<Adesso capisco da chi hai ereditato la passione
per il mare>>.

<<Già, ci sono voluti quasi cinque anni per
arrivare al comando di una nave, ma ci sono riuscito>>.

<<Sì, ci sei riuscito, ora potrai navigare su tutti
i mari del pianeta>>.

<<E anche di più, perché io navigherò su tutti i
mari della nostra galassia>>, rise Hagor, poi divenne serio e cambiò
discorso, <<Neb, allora accetti di diventare il mio secondo?>>.

<<Sì certo, dove devo firmare?>>.

Hagor sorrise e gli mostrò il contratto, Neb lo lesse e
lo firmò, a quel punto Hagor gli disse.

<<Neb, il primo incarico che ti affido e di trovare
un bravo ufficiale agli armamenti, poi voglio che ti accerti che siamo approvvigionati
come sì deve>>.

<<D’accordo comandante, c’è altro?>>.

<<No, quando arriveranno i rimorchiatori e i carri
motorizzati per il varo chiamatemi>>

<<Bene signore>>, disse Neb uscendo e felice
per aver accettato l’ingaggio.

 

Hagor fu chiamato, qualche ora più tarda, con un respiro
profondo diede le disposizioni per il varo della nave. Era stata appena
completata la prima procedura quando fu raggiunto dai suoi fratelli e amici,
Sandor e Gorion si offrirono di dargli una mano, per Angelica e Silvia fu molto
emozionante, anche se tutto si svolse con estrema lentezza, ma quando la nave
toccò, l’acqua ci fu un boato di voci gioiose, Hagor mostrò la nave ai suoi
fratelli e amici poi quando lo se ne andarono scrisse la prima pagina del
diario di bordo. Hagor pranzò a palazzo, e promise che una volta che lui e
Axsterio fossero tornati avrebbe organizzato una crociera insieme con loro,
quando tornò alla nave Neb, chiese di incontrarlo e gli annunciò che aveva
trovato l’ufficiale agli armamenti, il suo nome era Davide Norton chiamato da
tutti Dev, ma mentre parlava, torceva il capello a tal punto che Hagor pensò:
(Per fortuna che quel capello non parla, altrimenti urlerebbe), provando pena
per il capello, gli chiese.

<<Neb, che cosa ti ha fato il tuo cappello?<<.

<<Vedi, Dev è una brava persona, ma ha un gran
difetto, si crede il miglior scalatore d’alberi maestri e il più coraggioso
degli uomini>>.

<<E questa cosa, che centra con il fatto
d’ingaggiarlo?>>.

<<Tu, sei molto giovane, e lui non accetterà mai di
stare sotto il tuo comando>>.

<<Problemi suoi, vorrà dire che ne cercheremo un
altro d’ufficiale agli armamenti>>.

<<Hagor, comandante, non c’è nessuno che conosca il
suo mestiere migliore di lui>>.

<<Allora cosa suggerisci?>>.

<<Suggerisco che lei lo sfidi, dimostrando che non
ha paura di nulla; potrebbe sfidarlo a chi arriva per primo in cima all’albero
di maestra, e una volta arrivati in cima gettarsi in acqua>>.

<<Neb ti rendi conto che è rischioso?>>.

<<Sì signore>>.

Hagor riflette, e pensò che una sfida gli sarebbe
piaciuta quindi accetto, domandò a Neb quando l’uomo sarebbe arrivato, e Neb
gli affermò che sarebbe giunto nel tardo pomeriggio del giorno dopo, Hagor ne
fu felice perché così avrebbe avuto un po’ di tempo da dedicare alla sorellina.
Hagor, come si era imposto, dedicò la mattina alla sorellina, Maria aveva un
anno e mezzo e già camminava e pronunciava già qualche parola. Hagor stava
giocando con lei quando Gorion gli chiese se avesse qualche minuto per lui,
Hagor annuì, e Gorion esordì.

<<In quest’ultimo periodo ho riflettuto molto, e
credo che tu abbia fatto bene a lasciare il palazzo, Hagor, io non c’è la
faccio più>>.

<<A fare cosa, non ce la fai più?>>.

<<A vivere qui, è terribile che io lo dica, perché
io considero il palazzo, la mia casa, e i suoi abitanti, la mia famiglia, ma
per Virgia>>.

<<Che cosa ha fatto questa volta?>>.

<<L’atro giorno io stavo….>>, Gorion spiegò
come Virgia lo aveva trattato quando lo aveva sentito chiamare Karnak nonno.
Naturalmente a Karnak non aveva dato fastidio che il ragazzo lo avesse chiamato
in quel modo, ma Virgia si era infuriata trattandolo come un bambino stupido.
Karnak naturalmente si era infuriato e l’aveva mandata via, ma lei una volta
che il ragazzo fu solo tornò alla carica, e questa volta Gorion gli aveva
affermato che lei non aveva nessun diritto di trattarlo male poiché lei era
solo una tata, certo lei aveva cercato di negare ma lui non l’aveva più
ascoltata. Gorion gli disse anche che ogni volta che lui e Sandor si fermavano
a discutere lei s’intrometteva, era evidente che la donna sapesse la verità su
di loro. Hagor s’informò cosa avessero intenzione di fare lui e Sandor nei
confronti del loro padre, ma il giovane gli affermò che non avevano deciso
nulla, ma ciò che poi diede più fastidio a Hagor fu quando Gorion lo informò
che dal giorno del suo compleanno Virgia trattava male Angelica, chiamandola
anche in modo volgare, anche davanti a Maria. Hagor chiese come si comportava
con Axsterio e Fransuas, Gorion spiegò che con loro era meno pressante, ma li
infastidiva lo stesso, Hagor gli affermò che se lo ritenevano potevano
trasferirsi a casa sua, ma doveva trovare un modo da tenere a bada la vecchia
tata senza essere presente, salutò Gorion affermandogli che aspettava lui e gli
altri alla nave, per poi andare a cena.

 

Hagor nel pomeriggio raggiunse la nave, passò per la
spiaggia, nel frattempo Neb stava mostrando la nave a Dev, il quale gli disse
severamente.

<<Neb, è veramente una gran bella nave, peccato che
sia affidata a un novellino>>.

<<Io se fossi in te non mi farei sentire, su questa
nave il comandante è molto amato e stimato>>, replico Neb, Dev stava per
rispondergli, quando la loro attenzione fu attirata da un cavallo che sembrava
volare sulla spiaggia, aggrappato al suo collo il cavaliere vestito, di nero,
animale e cavallerizzo sembravano un essere solo, Neb annunciò: <<Sta
arrivando il comandante>>.

<<Neb, quello sarebbe il comandante di questa
nave?>>.

<<Sì, non ti ricorda qualcuno?>>.

Hagor con un balzo salì sul pontile e si diresse verso le
scuderie, quando salì a bordo, aveva uno dei suoi mitici sorrisi; mentre Hagor
li raggiungeva Dev, lo squadrò e cominciò a borbottare, tanto che Neb gli
domandò.

<<Sì può sapere che hai da borbottare?>>.

<<Ma è un ragazzino, si piscerà ancora a letto>>.

<<Ti torno a ripetere di non farti sentire>>.

<<Chi è stato quell’incapace che gli ha dato i
gradi?>>.

<<Era, il migliore del suo corso, e poi l’istruito
io, e non è tutto, ha anche le stesse capacità del nostro vecchio
comandante>>.

<<Ma fammi il piacere di Canturi c’è né stato un
solo>>.

Neb stava per rispondergli quando Hagor lo precedette
allungando la mano a Dev.

<<Neb questo è il signor Norton di cui mi hai
parlato ieri?>>.

<<Sì comandante, l’ufficiale agli
armamenti>>.

Dev prese prontamente la mano di Hagor, gli venne anche
la brillante idea di stringerla con forza ma Hagor non si lasciò intimidire e
ricambiò la stretta continuando a sorridere tranquillamente, ritirarono la mano
nello stesso momento, quella piccola battaglia era finita in parità ma Dev
irritato per non aver vinto il piccolo scontro, disse a Neb.

<<Neb ci conosce da molto tempo, e l’amicizia che
ho per te è grande, ma se credi che mi farò comandare da uno sbarbatello che
per soffiarsi il naso ha ancora bisogno della mamma, ti sbagli>>.

Era quello che Neb e Hagor stavano aspettando, e Neb fece
finta di scusarsi per l’isolenza di Dev, quindi disse.

<<Mi dispiace comandante, ma si vede che
invecchiando è diventato anche insolente, Dev ti sembra il modo di
parlare?>>.

<<È uno sbarbatello>>, sbuffò Dev, Neb stava
per replicare ma Hagor disse.

<<Lascia stare Neb, forse se gli dimostrasi che so
fare quello che sa fare lui, non penserà più che abbia bisogno della mamma per
soffiarmi il naso>>.

Dev lo squadrò e capì che Hagor gli aveva lanciato una
sfida e sogghignando chiese:

<<Mi stai sfidando sbarbatello?>>.

<<Esattamente fanfarone>>.

<<D’accordo, a chi arriva in cima all’albero di
maestra>>.

<<D’accordo, e una volta arrivati si percorre la
trave di traversa, e ci si getta in mare, vince chi ritorna per primo sul
ponte>>, aggiunse Hagor.

<<Ancora meglio, sbarbatello>>.

<<Bene è deciso, naturalmente è sottinteso che se
vinco io tu domani parti con noi>>.

<<Naturale, ma tanto so che vincerò io, perché
l’unico che mi batteva sempre è morto>>.

<<Ah sì, e chi era costui?>>, chiese
sogghignando Hagor.

<<Il comandante Thomas Canturi>>

Hagor sogghignò in un modo tale che a Neb venne la voglia
di fermarli, ma ormai era troppo tardi i due si erano già preparati, scalzi e
rimasti solo con i calzoni aspettavano il suo via. Hagor e Dev si scambiarono
di nuovo qualche battuta poi a Neb non resto che dare il via. Neb conosceva
bene le capacità di entrambi, esperti nella scalata, e in tutto ciò che
comprendeva la gara, l’unico vantaggio di Hagor era la sua giovinezza. Alzò gli
occhi e li vide alla pari, ma poi Hagor scattò e superò Dev Hagor quando
raggiunse la trave che doveva attraversare, guardò, dove fosse il suo
avversario, lo vide in difficoltà e gli affermò che per lui la gara poteva
anche fermarsi in quel momento ma Dev gli rispose seccato che non si arrendeva.
Hagor allora cominciò a percorrere la trave, era arrivato a metà quando sentì
un grido e un tonfo in mare; Dev era scivolato, e per certi versi era stato
fortunato, perché era finito in mare. Hagor non ebbe dubbi tornò indietro,
attraverso la trave che doveva, percorre l’avversario e si tuffò e qualche
istante dopo riemerse con Dev.

 

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