UN SOVRANO FRA LE STELLE (LE TERRE DEL SUD

LE TERRE DEL SUD

Hagor aveva studiato affondo le carte nautiche
del bisnonno, e ora si muoveva con sicurezza in quelle acque, dando
l’impressione d’averle sempre solcate. Thomas aveva inoltre lasciato anche un diario,
dove erano descritte le leggi e i modi di agire e di pensare della gente del
sud; per evitare che Axsterio si cacciasse in qualche guaio, gli fece leggere
il diario, quando, però lo passò al padre, costui si rifiutò dicendogli che
erano solo un mucchio di sciocchezze, Hagor non aveva insistito, domandò a suo
nonno se desiderava leggerlo e Karnak non rifiutò, anzi fu ben felice di
rinfrescare la sua memoria. Ciò nonostante che avesse riletto il diario del
suocero, a Karnak gli sfuggi una delle regole più fondamentali, di non permettere
a qualcuno di interromperlo, quando era in compagnia dell’ospite di turno.
Karnak quando aveva raggiunto il primo principato e cominciarono gli incontri
con il signore del luogo, desiderò avere al suo fianco sia il figlio e sia i
nipoti; Hagor e Asterio parlavano esclusivamente se erano interpellati dal
nonno, che all’inizio s’irritava per il loro silenzio, ma poi riflettendo
comprese che i due giovani si stavano comportando secondo al codice preteso in
quelle terre, ma nonostante che avesse capito ciò, lasciava che Wiliam lo
interrompesse di continuo. Un giorno però uno dei principi gli disse
apertamente.

<<Mio nobile sovrano, posso farti i
complimenti per l’educazione dei tuoi giovani nipoti? E permettimi di affermare
che il loro padre dovrebbe andare a scuola da loro>>.

Karnak vi rimase molto male, cosa intendeva il
suo ospite? Che aveva forse un figlio maleducato? Eppure Wiliam non si era mai
rivolto agli ospiti in malo modo, sospirò e decise di parlarne con Hagor. Hagor
ascoltò la lamentela di suo nonno e sorridendo gli disse:

<<Mi meraviglia molto che qualcuno non te
lo abbia fatto notare prima, nonno>>.

<<Spiegati maglio>>.

<<È presto detto: il fatto che papà
t’interrompa sempre senza essere interpellato da te, ti sminuisce davanti al
nostro ospite, ricordi la prima volta che hai chiesto la mia opinione e quella
di mio fratello?>>. Karnak rimase in silenzio, poi annuì e Hagor continuò
<<Non risposi in quel modo solo per un capriccio come suppose mio padre,
ma per non offendere il nostro ospite, e per fargli capire che io e mio
fratello eravamo sottomessi alla tua volontà>. Karnak cercò di protestare,
ma Hagor continuò, <<Si lo so che tu ci consideri tuoi pari, ma qui in
questi luoghi, noi siamo solo i tuoi giovani nipoti, che devono imparare da te,
che sei il nostro amato nonno e re. E purtroppo questo vale anche per papà, lui
e il figlio del re e deve imparare a rispettare il padre e il suo sovrano, finendo,
nonno se non fari star zitto papà perderai il rispetto di questa gente, che ti
riterrà un sovrano inetto, poiché come padre non ti fai rispettare dal tuo
stesso figlio>>.

Discussero ancora allungo di come la gente del
sud interpretava gli atteggiamenti di Wiliam e della gente del nord, sia Karnak
e sia Hagor pensavano, fosse ora che qualcuno spiegasse a quella gente che non
vi era popolo del sud o del nord, ma che vi fosse un solo popolo governato da
un unico re e solo dalle leggi emanate da lui e i suoi consiglieri.

Per Karnak fu una vera impresa a far capire al
figlio che i suoi interventi non richiesti, stavano portando verso il
fallimento il loro viaggio, ma al fine Wiliam non intervenne più senza che il
padre lo interpellasse, e gli incontri di Karnak procedettero più speditamente.

Hagor non appena era libero dagli incontri con i
principi, andava esplorare i principati, con lui c’erano sempre il fratello e i
tre ufficiali della sua nave. Hagor non si limitava a esplorare l’interno dei
regni, ma andava anche nei villaggi, frequentando i bazar e i locali, ma
soprattutto quando calava, la notte andava nelle locande di cattiva
reputazione. Una notte mentre tornavano alla nave Asterio gli chiese.

<<Hagor, sei sempre dell’idea che
frequentando dei locali d’infido ordine, scopriremo qualcosa sui metodi di
Rasut?>>.

<<Sì, alla fine arriveremo nel locale
giusto, e forse ci saranno degli uomini di Rasut, e forse commetteranno un
errore e noi saremo presenti per coglierlo>>.

<<Mi auguro che sia presto>>,
commentò Axsterio.

Nel silenzio che si era creato con l’ultima
affermazione di Axsterio, si sentiva solo il rumore di passi lenti e
trascinati, il gruppo di Hagor si girò verso quei passi e videro un uomo ormai
vecchio che avanzava: l’uomo era vestito quasi di stracci, e che per reggersi
in piedi usava un bastone tutto ritorto, mormorava una litania incompressibile,
e la sua voce era cosi bassi che a stento lui stesso la sentiva. A un tratto il
bastone gli scivolò e lui cadde a terra. Hagor fu il primo ad arrivare per
aiutarlo, l’uomo cominciò a ringraziarlo e a sussurrare scuse per il disturbo
datogli, ma quando i suoi occhi si posarono sul volto di Hagor, li sgranò e
scivolando di nuovo a terra in ginocchio gli disse gridando di gioia.

<< Mio signore, mio signore, sei
tornato>>.

<<Sono tornato? Credo che tu mi scambi per
un altro, mio pover’uomo>>.

<<Oh no, io non mi sbaglio, tu sei il mio
signore Transet, e sei qui per portare di nuovo la pace e giustizia, in queste
terre>>.

Hagor rimase in silenzio per un istante, avrebbe
voluto dire a quell’uomo che lo stava guardando, quasi con adorazione, che
l’uomo da lui nominato era morto ormai da qualche tempo, ma sapeva che da
qualche parte, dentro di lui, c’era qualcosa che gli faceva pensare che l’uomo
avesse ragione, ma ciò nonostante gli rispose.

<<Vecchio, l’uomo di cui parli, è morto,
quasi diciassette anni fa>>.

<<Oh mio signore, forse il tuo aspetto e
quello di un giovane, ma io so che il tuo spirito è ancora saldo come l’era
molti anni fa. Ora sei tornato e tutto tornerà come un tempo, io ne sono
certo>>.

<<Vecchio, la tua certezza non è la mia,
ma se il destino chiamerà, io sarò pronto. Ora va a casa a riposarti, e
lasciami tornare alla mia nave>>, gli rispose Hagor un po’ irritato.

Hagor non disse più una parola, dopo d’essersi
allontanato dall’uomo, ma l’incontro lo aveva turbato, dentro di lui sapeva che
l’uomo aveva ragione, ma non lo ammise. Ma la voce che Transet era tornato, si
sparse presto nei regni, e se prima l’accoglienza che ricevevano, era calda,
ora era diventata festosa. Hagor si sentiva imbarazzo, ogni volta che giungeva
in un regno dopo d’aver ricevuto Karnak con tutti gli onori, si concentravano
su di lui. Cosa che dava molto fastidio al giovane, ritenendo che quegli onori
non gli aspettassero, ma la gente ormai non lo vedeva più solo come il nipote
del re, ma un suo pari, e molto spesso negli incontri i principi lo invitava a
esprimere il suo giudizio senza aspettare che lo facesse Karnak. E quando Hagor
esprimeva la sua opinione, era ascoltata con molta attenzione e molto spesso
approvata. Wiliam era sbalordito da quell’atteggiamento, mentre Axsterio non
comprendeva ancora cosa la gente si aspettasse dal fratello, l’unico che aveva
compreso tutto era Karnak, lui sapeva che la gente aveva visto ciò che lui
aveva notato e negato allo stesso tempo: in Hagor era rinchiuso lo spirito di
Thomas Gregori Canturi, detto anche “Transet”.

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