UN SOVRANO FRA LE STELLE (LA PRIMA BATTAGLIA

LA PRIMA BATTAGLIA

Una volta superati i faraglioni Hagor annunciò quando
avrebbero incontrato l’altra nave. Cinque giorni per ripassare il piano, tutto
sembrava cosi facile, ma nessuno di loro dubitava che lo fosse. La sera prima i
quattro membri della famiglia reale erano nella cabina di Hagor, ma nessuno dei
quattro parlava, soltanto dopo cena mentre sorseggiavano un bicchierino di
brandy Wiliam disse:

<<Vorrei che fossimo già a domani sera, così
sapremmo come sono andate le cose>>.

<<Anch’io lo vorrei>>, gli rispose Hagor.

<<Se non riuscissimo sapete che cosa
accadrà?>>, domando pensieroso Axsterio.

<<Sì, che Rasut avrebbe campo libero, perché non so
quanto possa resistere Mirian>>, gli rispose Karnak.

<<Basta con questi discorsi di disfatta, domani
sera saremo qui a brindare alla nostra vittoria>>, l’incoraggio Hagor,
poi aggiunse: <<Sarà bene che ora andiate a dormire, dovete essere ben
riposati domani, e se non riuscite a dormire andate dal medico di bordo e
fatevi dare un leggero sonnifero>>.

Wiliam e Karnak uscirono mentre Axsterio si fermò ancora
e disse al fratello:

<<Vorrei che i nostri amici fossero con
noi>>.

<<Sì. Anch’io lo vorrei>>.

<<E vorrei aver detto ad Asia che l’amo>>,
Hagor si limitò ad annuire e Axsterio chiese: <<Andrà bene vero?>>.

<<Sì, andrà bene, cattureremo il comandante Giafar,
torneremo a casa, e torneremo da Yasmina e da Asia>>. Gli confermò Hagor.

Axsterio guardò il fratello e capì che desiderava restare
solo, si alzò e si diresse alla porta, ma prima d’uscire gli disse:

<<Scusa de mi sono trattenuto, ti voglio bene
fratellino>>.

<<Anch’io te ne voglio Axsterio>>, Axsterio
se n’andò, rimasto solo Hagor finì il brandy, guardò la statuina che aveva
sulla scrivania e sussurrò piano, <<Tornerò Yasmina, non dubitarne mai
mio fiore d’ambra>>, ma nonostante che con il pensiero era andato la dove
il suo cuore batteva, l’inquietudine si agitava nel suo petto. Aprì uno dei
cassetti della scrivania e n’estrasse un pacchetto, lo aprì da esso estrasse
una sigaretta sottile e profumata alla menta, l’accese e uscì sul ponte.
Assaporò il profumo del tabacco mescolato al profumo del mare, sentendo l’animo
calmarsi.

Wiliam era andato nella sua cabina, ma non riuscendo
prendere sonno decise di salire sul ponte, fu sorpreso nel vedere il figlio gli
si avvicino e gli domandò:

<<Hai qualche dubbio figliolo?>>.

<<Qualcuno, ma credo che sia normale, non credi
papà?; la verità che ho paura di fallire, e di avervi trascinato in un guaio,
sottovalutato il pericolo che correte tu, il nonno e Axsterio, però allo stesso
tempo so che lo dobbiamo fare, e soprattutto lo dobbiamo fare noi. Scusa sto
dicendo un mucchio di sciocchezze>>.

<<No, non credo, è normale avere dei dubbi, com’è
normale avere paura: domani ti metterai in gioco, come uomo e come comandante,
perciò ti chiedi se sarai forte abbastanza da sostenere l’impegno che ti sei
preso, ma io so che tu ce la farai, perché tu sei forte, tu non sei come
me>>>.

<<Papà, io>>.

<<È la verità Hagor, io non ho mai superato le mie
paure, così sono diventato un fallito>>.

<<Padre, ma >>.

<<No, Hagor lasciami finire: lo capito il giorno in
cui ci siamo scontrati, quando tornasti da quel locale. Io e tuo nonno abbiamo
avuto una discussione, ma poi alla fine ho capito che aveva ragione lui, quando
mi ha chiesto se ero felice quando vostra madre mi comunicò la notizia di
aspettare voi, io ho subito detto di sì, ma alla domanda successiva mi ha fatto
capire che avevo paura di voi>>.

<<Paura di noi?>>, chiese Hagor incredulo.

<<Sì>>.

<<Ma come si fa aver paura di un bambino che
dipende solo da te?>>.

<<Era proprio questo che mi faceva paura. Eravate
così piccoli e indifesi che avevo paura di toccarvi, una volta cresciuti avevo
paura di commettere qualche sbaglio, senza capire che lo sbaglio lo stavo
facendo, perché vi stavo lontano permettendo a mio padre di prendere il mio
posto, quando è nata Maria mi sono detto: “Sono passati molti anni dalla
nascita di Hagor di certo ora saprò cosa fare”, ma quando tua madre mia chiesto
di prenderla in braccio non ci sono riuscito, e ho invidiato te i tuoi fratelli
quando l’avete presa in braccio. Hagor come vedi avvolte la paura di fallire ti
fa fallire, ma tu non fallirai, perché tu sei come tuo nonno e come il tuo
bisnonno, uomini che non hanno paura di nulla, tu sei forte e domani ci
porterai alla vittoria>>.

Hagor avrebbe voluto replicare che non era per nulla
così, ma non trovò le parole, troppo emozionato per parlare. Suo padre per ben
due volte lo aveva colto di sorpresa, confidandosi e parlando con lui come non
aveva mai fatto prima, e cosa molto sorprendente ora lo stava abbracciando.
Hagor nel sentire l’abbraccio del padre comprese che lo desiderava da qualche
tempo, forse da sempre, poiché Wiliam non era molto espansivo con i figli,
quindi si lasciò andare fra le braccia del padre assaporando finalmente il suo
affetto.

 

Bagliori rosastri lentamente schiarirono il buio della
notte, il sole sorgeva dalle calme acque dell’oceano del sud. Intorno alla solo
il rumore delle onde che s’infrangevano contro la chiglia. I due ufficiali più
anziani si stavano godendo quel momento, perché per loro nulla era più bello
del nuovo giorno: erano così concentrati che non si accorsero del loro giovane
comandante finché questi non parlò.

<<Ditemi signori, non c’è forse spettacolo più
bello di questo?>>.

<<Sì comandante, non c’è>>, risposero i due
ufficiali.

I tre uomini rimasero in silenzio fino a che il sole fu
alto nel cielo, poi il giovane comandante con tono cupo chiese:

<<Dev, i cannoni sono alla massima
potenza?>>.

<<Sì comandante>>.

<<Bene, Neb chi c’è in coffa?>>.

<<Ciarly, devo mandargli il cambio>>.

<<Ci vado io, almeno finché non avvisterò la nave
nemica, devo restare da solo>>.

Hagor si arrampicò sull’albero e poco dopo il giovane
mozzo discese. Una volta che Neb e Dev furono soli, Dev domandò al compagno
guardando verso la coffa.

<<Credi che reggerà fino alla fine?>>.

<<Tu hai dei dubbi?>>, gli domandò a sua
volta Neb.

<<No, e hai ragione assomiglia davvero a
Canturi>>.

Neb sorrise andando al timone, Dev guardò ancora una
volta verso l’alto e tornò al suo lavorò.

Wiliam dopo la chiacchierata con il figlio, seguì il
consiglio di rivolgersi al medico per un leggero sonnifero. Ora si sentiva
riposato e pronto ad affrontare la terribile prova che lo aspettava. Giunto sul
ponte vide il figlio maggiore e gli si avvicinò domandandogli dove fosse il
fratello. Axsterio scosse il capo, ma proprio in quel momento la voce di Hagor
giunse sopra alle loro teste gridando:

<<Vela in vista, uomini tutti ai vostri posti da
combattimento>>. Hagor aprì la botola della coffa e discese verso il
ponte; Wiliam sbiancò nel vederlo scendere così rapidamente, ma quando l’ebbe
davanti non ebbe il coraggio di parlargli, fu Hagor a dirgli: <<Papà,
appena esco dalla mia cabina tu prendi il tuo posto>>.

Hagor quando tornò sul ponte aveva al suo fianco la spada
che suo nonno gli aveva regalato prima di partire e il pugnale dategli da
Yasmina, si portò sulla scaletta che portava alla battagliola, si fermò sul
penultimo gradino mentre Axsterio si mise sul primo gradino, Wiliam si mise sui
tre gradini che scendevano verso la porta della cabina di Hagor, ora gli era
chiaro perché Hagor aveva insistito che tornasse a sparare come un tempo,
Wiliam doveva proteggere loro le spalle; Karnak si mise alle spalle d’Axsterio.
Dev aveva distribuito le armi ai marinai e ora era pronto ad ordinare ai suoi
cannonieri di far fuoco sul nemico, nel momento in cui il comandante avrebbe
dato il segnale. Neb al timone sul ponte della battagliola aspettava di
accendere i motori per portare la nave ad una velocità superiore, mentre Maxs
era pronto ad ordinare agli altri di ammainare le vele, appena il comandante lo
avrebbe richiesto.

Le due navi furono finalmente visibili l’una all’atra e
Hagor sussurrò ai suoi ufficiali di tenersi pronti, da principiò disse a Neb
d’accendere i motori, l’uomo eseguì. La nave nemica avanzava lentamente ed a
Hagor sembrò che lo spazio che lo separava dalla nave non fosse mai colmato.
Era così teso che quando il comandate dell’altra nave cominciò a parlare
sussultò, ma subito dopo sentì il corpo liberarsi dalla tensione della attesa,
pronto a scattare al momento giusto, si concentro poi su ciò che l’uomo diceva.

<<Ehi della nave potete aiutarmi?; sono il
comandante Giafar: ho dei bambini a bordo e se nella vostra infinita bontà
potreste darci dei medicinali, ve né sari molto grato, io purtroppo non ho più
medicinali per curare questi poveri piccoli ammalati>>, poi rivolgendosi
al comandante della nave che avanzava verso di lui disse. <<Vi prego
comandante sia generoso con questi piccoli>>.

Hagor non rispose subito all’accorato appello, ma fece
ammainare le ultime vele e ordinò a Maxs di tenersi pronti con le pompe
dell’acqua. Karnak perplesso lo guardò sorpreso chiedendosi cosa intendesse
farsene delle pompe, ma non domandò nulla e tornò a guardare la nave che
avanzava. Hagor dopo d’aver ordinato a Maxs di preparare le pompe, si girò
versò Neb che gli disse prevedendo la sua domanda disse:

<<Ancora mezzo nodo signore, poi sono a portata di
tiro>>. Hagor annui e alzò il braccio, Dev a quel punto fece inclinare i
cannoni di sinistra di qualche grado. Il comandante dell’altra nave nel vedere
che Hagor alzava il braccio cominciò a mulinare il braccio destro per
salutarlo, convito che il giovane lo volesse salutare, ma stranamente non
parlava, ad un tratto la voce del giovane comandante gli arrivò chiara e forte,
ma allo stesso tempo dura e tagliente. Hagor rimase con il braccio alzato
qualche minuto e sorrise nel vedere che Giafar si dava un gran da fare per
salutarlo, poi Neb gli sussurrò:

<<Adesso comandante>>, Hagor rispose a Giafar
mentre abbassava il braccio.

<<Mi dispiace comandante Giafar, ma non credo ad
una sola parola di ciò che ha detto>>. Nel momento in cui abbassava il
braccio i cannoni fecero fuoco, colpendo l’altra nave che fu presto invasa dalle
fiamme, mentre il Falco Del Mare scivolava via. Hagor non appena la sua nave
superò il veliero nemico, ordino di tornare indietro, per attaccare di nuovo.

 

Il comandante Giafar guardò la nave ormeggiata nel molo
di Scharon, era una splendida nave, e a lui dispiaceva doverla distruggere, ma
i suoi ordini erano chiari, uccidere tutto l’equipaggio e i membri della
famiglia reale, soltanto il comandante doveva restare vivo: l’ordine preciso
era di catturarlo e di portarlo a Rasut. Sospirò mettendo una mano sulla
chiglia e sussurrò:

<<Mi dispiace molto, ma dovrai essere sacrificata
alla causa del grande Rasut>>. La nave ondeggio come respingere la sua
carezza, Giafar ci rimase male, sospirò ancora si guardò attorno con fare
guardingo, ma nessuno si era accorto di lui, si allontanò in fretta e sali
sulla sua nave, salpando pochi istanti dopo. Seguì la rotta per l’isola dei
guerrieri Badin: Giafar non amava i Badin, se non fossero stati utili alla
causa di Rasut non li avrebbe mai fatti salire sulla sua nave. Arrivò nella
terra dei Badin e sbarcò con i doni e il carico che il capo tribù aveva
richiesto, e quando ripartì sulla sua nave c’erano cinquanta Badin. Giafar
sapeva che per raggiungere la nave che avrebbe dovuto attaccare avrebbe dovuto
viaggiare due giorni e due notti a vele spiegate. Scorse la nave dopo qualche
ora dal sorgere del sole, in altre circostanze non l’avrebbe mai affrontata, ma
si sentiva tranquillo, lo stratagemma di vestire i Badin per bambini non aveva
mai fallito, inoltre gli avevano affermato che il comandante della nave era
appena uscito dall’accademia di Semiramide, certo da quell’accademia, uscivano
solo i migliori, ma se erano riusciti ad ingannare degli ammiragli di fama
interplanetaria, figuriamoci un comandante di fresca nomina. Ordinò di armare i
cannoni e aspetto d’arrivare abbastanza vicino da parlare con l’altra nave;
appena fu a portata di voce pronunciò il suo accorato appello, mentre parlava
cercò d’individuare il comandante, notò poi una figura alta e snella, vestita
di nero, comprese che doveva essere sulla scaletta che portava al ponte della
battagliola, sì doveva essere il comandante, ed era davvero molto giovane.
Giafar fu molto soddisfatto quando le vele dell’altra nave furono ammainate, e
fu ancora più contento quando pensò che il giovane comandante lo stesse
salutando. Giafar mentre osservava la nave nemica avanzare gli vennero alla
mente le parole della vecchia strega che abitava nel palazzo di Rasut, anche se
lui come la maggior parte dei comandanti di Rasut non lo avevano mai visto. La
vecchia strega gli aveva detto: “Vedo per te solo terrore e una lunga
prigionia, tu non vai ad affrontare un uomo qualsiasi, tu vai ad affrontare il
demonio in persona, tu ti scontrerai con Transet; tu non tornerai vincitore, ma
se per puro caso riuscirai nel tuo intento porta qui il giovane Transet”.
Giafar sorrise e fra se disse: <<Ti porterò il tuo Transet legato e
imbavagliato come un salame, mia cara vecchia megera, te lo garantisco, parola
di Giafar>>, ma alla fine si domandò perché il giovane comandante non gli
rispondeva. La risposta giovane comandante finalmente arrivò, ma non fu quella
che lui si aspettava: la sua voce era profonda, ma le sue parole erano dure e
taglienti nel affermargli che non credeva ad una sola parola da lui
pronunciata, e quando il braccio alzato ricadde al suo fianco, i cannoni fecero
fuoco colpendo in pieno la sua nave. Giafar era così sorpreso che non reagì,
guardando la nave che lo aveva attaccato scivolargli accanto, in quell’istante
incrociò gli occhi del giovane comandante e si sentì tramare, si riprese dalla
sorpresa solo quando uno dei suoi uomini gridò:

<<Comandante stanno tornando indietro, cosa
facciamo?>>.

Giafar si girò e vide che davvero l’altra nave stava
tornando indietro, doveva andarsene di lì, ordinò ai suoi uomini di azionare le
pompe per spegnere l’incendio che si stava propagando su tutta la nave, ma
altre sfere d’energia colpirono di nuovo la nave; gli fu subito chiaro che per
la sua nave non c’era più scampo, guardandosi attorno poi si accorse che più
della meta del suo equipaggio era scappato con le scialuppe e con lui erano
scappati anche i Badin, guardò la figura del comandante dell’altra nave, provò
invidia nel vedere l’equipaggio eseguire gli ordini con zelo, pensò che su
quella nave vi fosse davvero il demonio. Giafar ormai aveva capito che per lui
e la sua nave non c’era scampo, forse c’era solo un’ultima cosa da fare,
abbordare l’altra nave con la speranza di cogliere di sorpresa il comandante e
l’equipaggio nemico, e che il fuoco appiccato ala propria nave invadesse anche
l’altra nave, e con la confusione delle fiamme, portare, anche solo in parte, a
termine la sua missione. Presa questa decisione Giafar radunò i pochi uomini
che gli erano rimasti, spiegando le sue intenzioni; questi si misero subito
all’opera. L’operazione riuscì, ma gli uomini della nave nemica non furono
colti di sorpresa, anzi sembrava che lo stessero aspettando per dargli
battaglia.

 

Hagor vide i colpi da cannone andare a segno, mentre la
sua nave si allontanava dalla nave nemica, fece roteare la mano destra e Neb
girò il timone per far tornare indietro la “Falco”. Hagor stava per ordinare a
Maxs di preparare i ramponi per l’abbordaggio quando vide che metà
dell’equipaggio dell’altra nave l’aveva abbandonata, e con lui erano scappati
anche i Badin; provò pena per Giafar, se il suo equipaggio lo aveva
abbandonato, significava che non lo stimavano, ma non c’era tempo per pensare a
ciò, ora sembrava che Giafar avesse preso la decisione di abbordarlo per primo,
gli fu anche subito chiaro cosa avesse in mente il nemico, così ordinò a Maxs
di puntare le pompe sull’altra nave, inoltre ordino a diversi uomini di tenersi
pronti con le asce per tagliare le cime che l’altra nave avrebbe usato per
abbordarli.

Giafar attese con ansia l’avvicinamento della neve
nemica, quando finalmente la neve fu abbastanza vicino da poter lanciare gli
arpioni, ma nel momento in cui arpionava la nave nemica un getto d’acqua cadeva
sulla sua. Giafar non badò da dove veniva l’acqua, appena gli fu possibile
saltò a bordo della nave nemica con i suoi uomini, contava sulla sorpresa,
invece trovo l’equipaggio della nave pronto a riceverlo, e la voce del giovane
comandante che gridava un ordine preciso, e fu come vedere un balletto, si
formarono delle coppie, che si misero spalla contro spalla per proteggersi a
vicenda. Giafar nel vedere com’erano ben organizzati gli uomini del giovane
comandante, cercò subito di far serrare le fila dei suoi uomini, i quali però
non lo ascoltarono poiché troppo impegnati a difendersi; non badando più cosa
stessero facendo i suoi si concentro nell’individuare i membri della famiglia
reale, ma in mezzo a quella baraonda non era facile, però, riuscì ad
individuare il giovane comandante avendo conferma che fosse davvero Transet,
perché nella mano destra stringeva la leggendaria “Occhio Del Diavolo.

Hagor si stava battendo con furore, aveva affrontato il
suo primo vero avversario, un uomo alto e robusto, abbastanza abile con la
spada, ma il giovane gli aveva tenuto testa e alla fine lo aveva vinto,
ovviamente l’uomo non si era rassegnato e aveva tentato l’ultimo assalto,
costringendo Hagor a colpirlo a morte. Per un momento Hagor provò nausea per
l’accaduto, ma non ebbe il tempo di pensarci troppo perché altri nemici gli barrarono
il passo, mentre lottava però si era allontanato dal fratello e ora non aveva
più le spalle coperte. Hagor era così concentrato a respingere l’assalto di tre
nemici, che non si accorse d’averne uno dietro alle spalle: uno degli uomini di
Giafar era riuscito a schivare diversi nemici, ansimava per lo sforzo, sapeva
che presto un altro dell’equipaggio della nave che aveva abbordato con il suo
comandante si sarebbe fatto sotto e con molta probabilità non sarebbe riuscito
a respingerlo. L’uomo mentre cercava di prendere fiato si guardò attorno, ed ad
un tratto vide un uomo che gli sembrava di conoscere, si concentro e riconobbe
il lui l’uomo che lo aveva fatto bere il giorno in cui era giunto a Scharon,
certo ora vestiva con abiti eleganti e raffinati, ma il volto era di
quell’uomo, non solo nella mano destra brandiva una spada con l’elsa d’oro con
un rubino incastonato, in quell’attimo si rese conto che a farlo ubriacare e a
parlare dei progetti del suo comandante era stato Transet in persona; si consolò
pensando che Transet fosse troppo in gamba per un semplice marinaio come lui,
ma mentre rifletteva si rese conto che il giovane Transet aveva le spalle
scoperte, vide la prospettiva di potersi vendicare e di far in modo che l’ago
della bilancia si spostasse dalla sua parte e di quella del suo comandante.
Lentamente estrasse il piccolo stiletto dalla cintura e con passo furtivo si
avvicinò alle spalle del giovane, alzò il braccio per colpirlo, ma in
quell’istante sentì un forte dolore al petto, si guardò e una macchia rossa gli
coprì il petto, poi gli occhi furono invasi dall’oscurità e non sentì più nulla
di ciò che accadeva attorno a lui, perché ora giaceva morto sul ponte della
nave nemica.

Wiliam era accucciato sulla scaletta che portava nella
cabina del figlio minore, non riusciva ancora a capire bene quale fosse il suo
compito. Nessuno degli uomini che erano saliti a bordo l’aveva notato, però lui
dalla sua posizione poteva vedere tutto il ponte. Felice di non essere in mezzo
a quella mischia, fece scorrere lo sguardo cercando i suoi cari: trasse un
respiro di sollievo nel vedere che i figli e il padre stavano bene. Abbasso per
un attimo lo sguardo, ma quando lo rialzò rimase perplesso, un attimo prima
Hagor e Axsterio erano a spalla a spalla ma ora al posto di Hagor c’era uno
degli ufficiali della nave, dov’era finito Hagor?; lo cercò, non era difficile
trovarlo, bastava cercare una pantera nera, infatti, lo trovò subito. Hagor si
stava battendo con tre avversari, e stava vincendo. Wiliam stava per guardare
verso il padre quando vide un lampo dietro le spalle del figlio, si concentro;
un uomo dietro alle spalle di Hagor aveva estratto un piccolo pugnale lo stava
per colpire. Wiliam senza pensarci, alzò il fucile a raggio e sparò contro
l’uomo colpendolo in pieno petto che cadde sulle assi del ponte con un tonfo,
Hagor si girò guardò l’uomo e poi guardò lui facendogli un leggero cenno, ora
Wiliam sapeva perché il figlio lo aveva fatto allenare con il fucile, e
soprattutto perché lo aveva piazzato in quel punto.

Wiliam dopo d’aver sparato il primo colpo, incominciò a
colpire i nemici che tentavano a loro volta di colpire i membri
dell’equipaggio, non li colpiva per uccidere come era avvenuto con il primo, ma
solo per ferirli e renderli innocui, proprio come gli aveva spiegato il figlio.
Il fucile che aveva in mano era ben bilanciato d’ultima generazione, gli
bastava puntare una parte del corpo e il fucile automaticamente faceva fuoco, e
non sbagliava il bersaglio nemmeno se il fuciliere non guardava più nel mirino,
ma come tutti i fucili a raggio avevano il difetto di riscaldarsi al punto da
esplodere, per evitare ciò cera due possibilità, uno, avere un altro fucile di
riserva, l’atra bastava avere un po’ d’acqua per raffreddare il cristallo che
generava il raggio, e Wiliam si accorse di non avere né l’uno nell’altra; si
rammaricò con se stesso, ma non poteva piangere su ciò che non aveva, doveva
trovare una soluzione adeguata. Andare a cercare un altro fucile non era il
caso, pensò di entrare nella cabina del figlio e di prendere un po’ d’acqua, ne
sarebbe bastata un bicchiere, non di più. Guardò dove fossero i suoi cari, e
fra se pensò: (Mi dispiace ragazzi ma per qualche momento dovrete cavarvela da
soli). Si girò ed entro nella cabina, sul tavolo scrivania c’era una brocca
d’acqua e un bicchiere, versò il contenuto della brocca nel bicchiere e tornò
versò l’uscita, ma ad impedirgli l’uscita c’era un uomo che gli puntava una
pistola a raggio contro. In quel momento Wiliam comprese che sarebbe morto,
rimase in silenzio, chiedendo perdono ai suoi cari per non essere l’uomo che
tutti si aspettavano che fosse, chiuse gli occhi aspettando il colpo della
morte. I momenti passavano il colpo non arrivava, ma degli strani rumori
avevano riempito la cabina, aprì gli occhi e rimase sorpreso di vedere il
figlio che combatteva contro l’uomo.

 

Giafar vide cadere i suoi uomini, come fossero delle
mosche, certo non erano colpiti a morte ma semplicemente feriti in modo da non
causare più danni, doveva capire da dove venivano i colpi, gli ci volle un po’
ma individuo il tiratore accucciato davanti ad una delle cabine. Comprese che
dalla sua posizione l’uomo poteva vedere tutto il ponte e proteggere chiunque
dell’equipaggio. Giafar doveva trovare il modo di fermarlo, ma come?; non di
certo affrontandolo a viso aperto, l’uomo non gli avrebbe mai permesso di
avvicinarsi, ma ad un tratto l’uomo poso il fucile ed entrò nella cabina, che
c’era andato a fare?; beh non aveva poi molta importanza il perché, era
l’occasione che lui stava aspettando. Lo seguì nella cabina, lo vide prendere
dell’acqua dalla brocca che era sul tavolo, quando l’uomo si girò verso di lui
assunse un’espressione sorpresa, ma non gli disse nulla, chiuse semplicemente
gli occhi aspettando che lui sparasse. Giafar stava per fare fuoco quando sentì
un forte dolore alla mano e la pistola gli cadde andando a finire contro al
piede della scrivania, non ebbe il tempo di capire cosa lo avesse colpito
perché già un altro colpo lo fece barcollare, e un altro lo fece cadere, cercò
invano di divincolarsi ma la morsa del suo avversario era micidiale. Lottò con
tutte le sue forze finché non riuscì a liberarsi e a mettersi in piedi, in quel
momento guardò l’uomo che lo aveva colpito, rimase così sorpreso nel scoprire
che si trattava del giovane Transet che non corse subito verso la porta, dando
modo a Hagor di colpirlo di nuovo; barcollando cercò di uscire dalla cabina ma
Hagor l’afferrò per le spalle, Giafar si divincolò, ma Hagor sfruttando il
fatto che Giafar, fosse già indebolito dai suoi colpi lo costrinse a cadere
sulla scaletta che portava all’esterno della cabina. Giafar cercò di prendere
il piccolo pugnale che aveva nella cintola, ma il giovane demonio gli prese il
braccio e lo torse finché egli non urlo dal dolore, sentì anche la sua voce che
gli intimava di non fare mosse sbagliate oh il suo braccio avrebbe fatto una
brutta fine; nonostante il dolore al braccio e i gradini della scaletta che gli
battevano sullo stomaco, sulle gambe e il viso, continuava a dibattersi,
finché, Hagor riuscì a girarlo, per Giafar fu ancora peggio, perché ora gli
scalini battevano sulla schiena, mentre sullo stomaco aveva un ginocchio di
Hagor. Giafar cercò di nuovo di afferrare il piccolo pugnale, ma di colpo si
fermò, qualcosa gli stava pungendo le sue parti intime, e quando sentì la voce
del giovane demonio tremò, infatti, Hagor gli disse:

<<Giafar se non vuoi diventare un’enucco, è meglio
che ti arrenda, oh ti giuro che il prossimo piacere che avrai, sarà fra le
chiappe, mi sono spiegato?; rispondi?>>.

<<Mi arrendo, mi arrendo, mio nobile
Transet>>, gridò spaventato Giafar.

<<Bravo, così mi piaci, avanti alzati>>,
Hagor lo tirò su come fosse un sacco di patate.

Wiliam aveva riaperto gli occhi nel sentire la confusione
che c’era nella cabina, e rimase molto sorpreso nel vedere che il suo
aggressore stava lottando con suo figlio Hagor.Si chiese come aveva fatto a
scoprire che lui si trovava in pericolo, forse, con molta probabilità Hagor
aveva visto l’uomo entrare nella cabina subito dopo di lui, perciò intuendo
cosa sarebbe accaduto era entrato anche lui; di questo Wiliam n’era felice, ma
quando sentì la voce del figlio, mentre minacciava il malcapitato Giafar,
rimase sconvolto: la voce calda e rassicurante aveva lasciato il posto ad una
voce dura, che incuteva paura nel profondo dell’anima a chi l’ascoltava, ma
rimase altrettanto sorpreso nel sentirla tornare normale un secondo dopo,
mentre il figlio gli chiedeva se stesse bene, Wiliam trovò solo la forza di
pronunciare un debole “sì”. Hagor gli fece cenno di seguirlo sul ponte, mentre
usciva dalla cabina trascinandosi dietro Giafar.

Hagor si guardò attorno e vide che la battaglia
continuava, ma fiaccamente, ormai gli uomini di Giafar non opponevano quasi più
resistenza, e quando Hagor chiamò l’attenzione su di se e su il suo prigioniero
la battaglia cessò, poco dopo fu raggiunto dai suoi ufficiali, dal fratello e
dal nonno. Hagor si accertò che tutti stessero bene, suo nonno gli chiese cosa
pensasse di fare con gli uomini che erano scappati, Hagor rispose che non
intendeva seguirli, perché per lui la pesca era stata ottima, per un momento
Karnak non capì, poi vide che il nipote teneva per un braccio un uomo, il piano
di Hagor aveva funzionato, ora forse avevano la possibilità di fermare Aset
Rasut.

Hagor conscio di aver ottenuto una grande vittoria,
grazie ai suoi uomini, perciò doveva ringraziarli per il loro lavoro, quindi
fece portare Giafar e i suoi uomini, nelle cabine per i prigionieri, chiese poi
a Maxs di radunare l’equipaggio sul ponte, non appena il ponte fosse stato
sgombrato dai segni della battaglia. Dev come ufficiale agli armamenti raccolse
le armi distribuite prima della battaglia, e ordinò di ridurre al minimo la
potenza dei cannoni, Neb fece sgombrare il ponte dai morti e dai feriti mandandoli
nell’infermeria della nave, in seguito i morti sarebbero stati rimandati alle
loro famiglie, mentre i feriti avrebbe usufruito dell’accoglienza delle
prigioni di stato, infine Hagor saputo che alcuni uomini del suo equipaggio,
erano stati feriti, andò a controllare come stessero per dar loro una parola di
conforto, questo ai loro occhi lo rese ancora più grande, e nonostante le
ferite chiesero di poter assistere al suo discorso.

Hagor salì sul ponte della battagliola, da quella
posizione poteva vedere tutto il ponte scoperto; Hagor non amava tenere
discorsi, ma sapeva che in quella circostanza non poteva sottrassi, guardò per
un attimo i suoi famigliari vicino alla sua cabina, poi guardò di nuovo i suoi
uomini, e dopo un breve istante disse:

<<Signori, dirvi che sono orgoglioso di essere il
vostro comandante è poco, perché nessun comandante può affermare d’aver sotto
il suo comando il miglior equipaggio che si possa desiderare, mentre io posso
ben dirlo, e voglio ringraziarvi per essere stati perfetti, nelle fasi
dell’attacco e nella battaglia, e vi prometto che quando torneremo a
Semiramide, nella busta paga ci sarà un premio per tutti voi. Purtroppo per ora
dovrete accontentarvi dei miei ringraziamenti più sentiti. Grazie ragazzi,
grazie di cuore>>.

Maxs si fece avanti come portavoce dell’equipaggio, e gli
disse.

<<Comandante Flyd, le vostre parole per noi sono
già un grande premio; e inoltre permettetemi di dirvi che nessun equipaggio e
nessuna nave può vantarsi d’aver il miglior comandante in circolazione, ma noi
e il Falco Del Mare, possono ben dirlo a voce alta>>, Maxs si girò e fece
cenno al resto degli uomini, che risposero al suo invito con un ovazione per il
proprio comandante, quando il silenzio tornò Hagor rispose:

<<Siete troppo buoni con me, ma siete voi che
rendete facile il mio lavoro, quindi rinnovo la mia stima per voi, e giuro che
manterrò la mia promessa di poco fa, ma credo che sia giunto il momento per
tutti noi di tornare ad occuparci della nave e della navigazione>>.

L’equipaggio fece un ultima ovazione poi si allontanò
felice di sapere che tornati a casa nella busta paga ci sarebbe stato del
denaro in più, anche se pensavano davvero Hagor fosse il migliore in assoluto
come comandante. Hagor raggiunse i suoi famigliari che lo abbracciarono, dieci
giorni dopo erano di fronte al porto di Semiramide.

Le luci del porto erano ancora distanti ma visibili, e
come lucciole cercavano di emergere nella nebbia che avvolgeva quella parte di
città. Hagor e Axsterio erano l’uno accanto all’altro, non parlavano immersi
nei loro pensieri, ma entrambi consci della presenza dell’altro. Hagor non
aveva interrogato Giafar, sorprendendo suo nonno; Karnak sapeva che come
comandante, Hagor poteva farlo, poiché, Giafar era prigioniero sulla sua nave.
Karnak si chiedeva il perché, forse non si sentiva altezza?; no, Karnak non lo
credeva per nulla, anzi, doveva esserci un motivo valido, ma quale? Karnak
avrebbe voluto sapere ma non domandò, inoltre questo aveva facilitato le cose,
infatti, lui e Wiliam avevano deciso di far interrogare il prigioniero da uno
dei generali rimasti nella capitale, perciò non avevano avuto bisogno di
deludere Hagor nel dirgli che non doveva interrogare Giafar.

Axsterio ruppe il silenzio domandando quando sarebbero
giunti in porto, il fratello gli rispose entro un paio d’ore dopo l’alba,
entrambi erano ansiosi di riabbracciare la madre le sorelle e gli amici. Come
previsto da Hagor la “Falco” entro in porto due ore dopo l’alba. Hagor ordinò
di portare i prigionieri a terra dove una carrozza li attendeva per portarli in
prigione, Giafar lo guardò e sorrise, come per dirgli: “Tu mi hai catturato, ma
io ti sono sfuggito”, ma Hagor gli rispose con un sogghigno, e Giafar comprese
che solo per il momento gli era sfuggito, ma che presto sarebbe finito nelle
sue mani. Una volta che la carrozza si allontanò Hagor andò nell’ufficio della
capitaneria del porto, registro l’arrivo in porto, diede disposizione per il
pagamento dei marinai, ordinò a Neb di modificare alcune cose della nave, e
soprattutto si raccomandò che nessuno dei marinai lasciasse il suo posto,
perché presto lui e la sua nave avrebbero ripreso il mare.

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