UN SOVRANO FRA LE STELLE (GIAFAR DI FRONTE A TRANSET

GIAFAR DI FRONTE A TRANSET

Karnak aveva assistito all’interrogatorio di Giafar, e
non ne rimase per niente soddisfatto. Il generale Darsen nel fargli le domande
era stato incalzante, ma il prigioniero aveva sempre risposto con un “Non lo
so” o “Non so nulla”, quando il generale smise di interrogarlo affermò a Karnak
che sicuramente il prigioniero non sapeva nulla; Karnak si era limitato a
scuotere la testa, poi prima di lasciare il generale gli aveva detto di
sospendere gli interrogatori e che tra qualche giorno gli avrebbe detto cosa
fare del prigioniero.

Quella sera Mirian aveva organizzato una serata danzante
e Karnak partecipo, anche se era d’umore nero, l’unica cosa che lo consolava
che fra gli ospiti cerano molti dei suoi amici; uno di loro gli si avvicinò e
gli chiese:

<<Karnak, vengo a trovarti così di rado e tu sei
d’umore cupo, cosa ti affigge amico mio?>>.

<<Caro Lee Huong, tu hai ragione, ma devo prendere
una decisione importante, che so già mi costerà cara>>.

<<Mi spiace molto che tu sia attanagliato, ma
doseresti lasciare che il destino decida per te>>, gli rispose Huong.

<<IL destino è il mio problema; dimmi Lee c’è un
modo per fermare il destino?>>.

<<No, purtroppo non c’è>>.

<<Allora, non ho scelta, lascerò che il destino sì
compia>>.

<<Temo amico mio che sarà così>>, gli rispose
Huong dispiaciuto.

Furono raggiunti da Giorg il sovrano della galassia della
Rosa Purpurea, e con la sua esuberanza fece tornare il buon umore a Karnak. Al
gruppo di Karnak si unì anche Wiliam e altri amici e consiglieri ma Karnak
stava ancora rimuginando su ciò che doveva decidere, e prestava poca attenzione
a ciò che gli altri dicevano. Ad un tratto vide avanzare verso di lui Axsterio
e Hagor i quali si unirono al suo gruppo e la conversazione divenne ancora più
allegra, ma nel mezzo di una risata arrivo Fransuas e la sua espressione era
piuttosto mesta e guardando i due amici disse:

<<Hagor Axsterio mi dispiace interrompervi>>.

<<Cosa è successo Fransuas?>>, domandò Hagor.

<<Non so come dirvelo>>.

<<Dillo e basta>>, lo incalzò Axsterio.

<<Gli uomini di Rasut hanno attaccato Scharon,
hanno ucciso Nadir Dragi e tutti quelli della sua famiglia, e molte delle
famiglie dei suoi dignitari e consiglieri>>.

Hagor non disse nulla beve tutto in un fiato il bicchiere
di vino che aveva in mano, e poi usci dalla sala quasi correndo. Axsterio
afferrò il braccio di Fransuas con forza e gli domandò:

<<Anche la famiglia di Malyk Kandal?; rispondi
Fransuas>>.

Fransuas non aveva mai visto Axsterio così disperato, e
avrebbe voluto dirgli di no, ma era inutile mentire così gli sussurrò:

<<Mi dispiace Axsterio>>.

Axsterio lo lasciò e fece ricadere le braccia lanciò uno
sguardo intenso a suo nonno, e poi usci anche lui seguito da Silvia. Karnak
sospirò e disse:

<<Quando torneranno ci sarà tempesta>>. Poi
rivolto al figlio, <<Non ce altra scelta figliolo>>.

<<No, hai ragione papà>>.

<<Bene, ora Fransuas raccontaci cosa è accaduto a
Scharon>>.

Fransuas annuì e cominciò a raccontare quello che era
accaduto sull’isola di Scharon.

 

Hagor aveva lasciato il salone delle feste in preda al
dolore e alla rabbia, se solo suo nonno non si fosse ostinato ad escluderlo
dall’interrogatorio di Giafar, con molta probabilità avrebbero saputo in tempo
dell’attacco a Scharon, e la sua Yasmina sarebbe ancora viva. Chiuse gli occhi
e davanti a lui apparve il volto sorridente della ragazzina, e la sua mente
percorse i momenti trascorsi insieme, lei lo sapeva esasperare e deliziare allo
stesso tempo, come quella volta che lo aveva portato alla baia di Transet.
Yasmina quel giorno era stata molto audace: una volta giunti gli aveva proposto
di fare il bagno nell’acqua cristallina della baia, poiché faceva molto caldo
Hagor approvò, cominciò a spogliarsi e quando fu pronto rimase senza fiato,
Yasmina si era tolta ogni indumento rimanendo completamente nuda, a Hagor gli
ci volle tutta la sua volontà per non stringerla tra le braccia, e riuscì a
mala pena a dirgli di rivestirsi. Yasmina gli badò molto e lo colse di sorpresa
avvicinandosi e togliendogli gli slip, ma quando lo vide si allontano intimorita
e affascinata allo stesso tempo, e quando Hagor la rimproverò lei sorrise
affermandogli che era bello, e subito dopo si tuffò in acqua.

Seguendo il corso dei suoi pensieri arrivò alla fontana
degli amanti, seduta sull’orlo della vasca della fontana vi era una giovane
donna che dava dei colpetti ad una delle rose galleggianti, Hagor la riconobbe
e le domando:

<<Aurora cosa ti ha fatto quella rosa?>>.

La giovane si girò verso di lui e senza dire una parola
gli si gettò fra le braccia cercando le sue labbra. Hagor la sollevò e la portò
nella sua vecchia stanza da letto facendo l’amore con lei: quando tutto finì
lei le disse

<<Sono proprio contenta che tu sia tornato sano e
salvo, quando tua sorella mi ha detto che la tua nave sarebbe stata attaccata
dagli uomini di Rasut, io ho avuto paura per te>>.

<<È stata una battaglia abbastanza cruenta, e
abbiamo rischiato tutti di venire uccisi ma grazie alla mira di mio padre ce la
siamo cavata>>.

<<Mi hanno detto che avete catturato un uomo, è
vero?>>.

<<Sì, il comandante dell’altra nave>>.

<<È stato interrogato?>>.

<<Sì, ma non ha parlato, chi l’interroga afferma
che non sa nulla>>.

<<Ma tu non ci credi>>.

<<Infatti, probabilmente non saprà proprio tutto,
ma qualcosa sa, e quel qualcosa potrebbe permetterci di organizzare
un’offensiva contro Rasut>>.

<<Ma se è così perché chi lo interroga non riesce a
sapere nulla?>>.

<<Perché non sanno come interrogarlo: naturalmente
non sto affermando che sia gente in gamba ma uomini come il comandante Giafar,
abituati a riconoscere la legge del più forte, i metodi degli uomini di mio
nonno sono solo fastidiosi. Per uomini come lui ci vuole metodi più duri e
brutali>>.

<<Perciò non saprete mai quello che sa?>>.

<<No lo sapremo, domani metterò mio nonno con le
spalle al muro, lo costringerò a consegnarmi il prigioniero, e ti assicuro che
in capo a tre giorni al massimo mi dirà tutto quello che sa>>. Aurora
avrebbe voluto continuare a fargli domande, ma comprese che il giovane non
aveva più nessuna intenzione continuare l’argomento, allora Aurora gli chiese
delle terre del sud, di come si viveva, delle case e della gente, Hagor rispose
alle sue domande raccontandole ciò che aveva visto, concluse dicendo:

<<È un vero peccato che Rasut le stia
distruggendo>>, subito dopo aggiunse: <<Aurora dobbiamo
tornare>>.

Aurora sapeva che Hagor aveva ragione, sospirò e si alzò,
mentre si vestiva trovò il coraggio di chiedergli:

<<Hagor, posiamo rivederci ancora?>>.

<<Si certo>>, senza riflettere.

<<Ti va bene domani sera?; sai mio marito parte
domani mattina e starà via parecchi giorni>>.

Solo in quell’istante Hagor capì cosa gli chiedeva
Aurora, sentì l’eccitazione che comportava diventare l’amante di una donna
sposata, quindi le domandò:

<<Sei sicura di volerlo?>>.

<<Sì, se anche tu lo vuoi>>

<<Allora d’accordo sarò da te alle otto di domani
sera, ma ora andiamo.

 

Axsterio come il fratello, ebbe il bisogno di
allontanarsi dalla folla, si stava maledicendo per non aver chiesto a Malyk di
dargli sua figlia come genitrice, avrebbe dovuto chiedergli di poterla portare
con se, e poco importava se Malyk avrebbe preteso che aspettasse il
diciottesimo anno per renderla sua moglie, ma almeno la sua Asia sarebbe ancora
viva. Axsterio non si era accorto di essere stato seguito da Silvia; il giovane
si sedette su una delle panchine del giardino, butto indietro la testa, gli
sembrava che il cuore fosse pieno di dolore e di rabbia, ma non riusciva a
piangere, ma giurò a se stesso che una volta tornato nel salone avrebbe preteso
di interrogare personalmente Giafar di persona, e non si sarebbe fermato
davanti a nulla pur di ottenerlo. Fu riportato al presente da un leggero
fruscio accanto a lui, si girò e vide Silvia che con dolcezza gli chiese:

<<Che cosa ti turba amore mio?>>. Axsterio si
era dimenticato di lei, ma stranamente sentì il grande bisogno di baciarla, si
mosse lentamente prendendole le mani e se le portò alle labbra; non aveva
ancora trovato il coraggio di dirle che fra loro era tutto finito, forse perché
sapeva che in fondo al suo cuore c’era ancora qualcosa che lo teneva legato a
lei. Poiché lui non rispondeva lei gli domandò: <<Axsterio cosa volevi
dirmi?>>.

<<Non ha più importanza>>, le rispose lui
continuando a baciarle le mani, poi alzò lo sguardo e incrociò quello della
ragazza, le lasciò le mani e gli prese il viso fra le mani e la baciò. Silvia
trovò quel bacio strano, tra la tenerezza e la passione, poi fu solo passione,
quando finì Axsterio con voce roca le chiese: <<Andiamo nella mia
stanza>>.

<<Sì amaore>>. Quando giunsero la stanza
Silvia ebbe appena il tempo di spogliarsi, Axsterio sembrava mosso da una
strana bramosia, dalla quale ne fu contagiata. Silvia, quando tutto finì guardò
Axsterio rapita, era felice, finalmente lui era veramente tornato da lei,
perché da quando Axsterio era tornato dal suo viaggio sembrava cambiato, ma ora
era tornato tutto a posto, al meno così pensava lei, ad un tratto si accorse
che Axsterio stava piangendo allora preoccupata gli domandò: <<Perché
piangi amore?>>.

<<Io non volevo>>.

<<Che cosa non volevi?>>, gli domandò lei
perplessa.

<<Ti ho fatto del male>>

<<Del male?; scusa ma non capisco, cosa intendi
dire?>>, sempre più confusa.

<<Non volevo prenderti con la forza>>.

<<Axsterio, ma sei impazzito?; Axsterio è stato
bellissimo, ed è la prima volta da quando siamo insieme che ti sento veramente
mio>>. Axsterio pensò che fosse un paradosso che lei gli dicesse una cosa
come quella, quando lui quella sera voleva lasciarla, ma ora non aveva più
importanza, entrambi confusi, anche se per motivi diversi, si guardarono e lei
lo abbracciò, poi Axsterio riprese ad accarezzarla con tenerezza e i loro corpi
si unirono di nuovo. Axsterio, quando tutto finì, tenendola stretta le disse:

<<Silvia, quando rivedrò mio nonno, gli chiederò
d’interrogare Giafar>>.

<<Perché>>.

<<Se quando lo abbiamo catturato, avesse lasciato
che Hagor lo interrogasse, avremmo risparmiato delle sofferenze inutili al
regno di Scharon>>.

<<Scharon?; non è ultimo regno che avete visitato,
prima di tornare a casa?>>.

<<Sì, è stato attaccato dagli uomini di Rasut>>.

<<È stato Fransuas a dirtelo?>>.

<<Sì, Hagor e io mentre eravamo la ci siamo fatti
molti amici, e molti di loro sono stati uccisi>>.

<<E pensi che se lo aveste interrogato subito, loro
sarebbero ancora vivi?>>.

<<Sì>>.

<<E se lo chiede prima Hagor?>>.

<<Allora chiederò a mio fratello d’essere
presente>>. Axsterio la liberò dal suo abbraccio, si mise seduto dandole
le spalle e aggiunse: <<Silvia, se Hagor inseguito decidesse di tornare
in quelle terre per fermare Rasut io andrò con lui>>.

<<Io t’aspetterò>>.

<<Se per catturarlo ci volesse molto tempo che
farai?>>.

<<Io t’aspetterò>>.

<<Ne sei sicura?>>.

<<Sì Axsterio>>.

Vedendola così decisa Axsterio le accarezzò il viso
annuendo, poi tornarono nel salone delle feste.

 

I due fratelli rientrarono nello stesso momento, si
guardarono, ma non si dissero nulla, poi entrambi furono trascinati in mezzo
alla folla danzante dalle dame che avevano al braccio. Il duca Robert Dubual si
era unito al gruppo di Karnak e Wiliam e da altri consiglieri, stavano
discutendo sull’opurtunità di far interrogare Giafar, da qualcuno che non
avesse troppi scrupoli, qualcuno che sfruttasse quelle leggi non scritte a
proprio vantaggio, inducendo Giafar a parlare. Dopo d’aver ascoltato i vari
pareri Karnak esordì

<<Mi spiace molto per chi è contrario ma la mia
decisione è presa, affiderò l’interrogatorio di Giafar a mio nipote
Hagor>>.

<< Maestà la prego di riflettere ancora prima di
decidere, si rende conto che vuole affidare un compito così importante ad un
ragazzino>>.

<<Un ragazzino, un corno>>, sbotto Wiliam,
<<Si ricordi che se ora parliamo di un prigioniero lo dobbiamo a mio
figlio>>.

<Questo è vero altezza ma data la sua giovane età, è
stato al quanto avventato, mettendo in pericolo tutti voi>>.

<<Mio nipote non è per niente avventato>>,
intervenne Karnak, <<Quando abbiamo saputo di dell’attacco di Giafar,
n’abbiamo parlato tutti e quattro e di comune accordo abbiamo deciso
d’attaccare la nave di Giafar>>.

<<E stata solo fortuna se siete riusciti a
soprafare un comandante d’esperienza come Giafar>>.

<<Fortuna dice?; io non credo. Esperienza?; io non
credo che Giafar abbia dell’esperienza, non quando s’incontra il demonio. So
che le sembra strano ciò che dico, ma mio nipote è l’unico che possa far
parlare il prigioniero>>.

<<Maestà, non capisco cosa intenda dire, ma torno a
ripetere che il principino Hagor è troppo giovane per un compito così
gravoso>>, ripeté il consigliere.

<<Mi dica da quanto tempo non vede i miei
figli>>, domandò Wiliam.

<<Da circa tre anni altezza, sa bene che sono stato
costretto a stare lontano per la malattia di mia moglie>>, gli rispose
l’uomo.

<<Sì, certo che lo so, e le faccio di nuovo le mie
condoglianze, ma prima di chiamare principino uno dei miei figli aspetti di
vederli>>, Wiliam si guardò attorno per vedere se i figli fossero
rientrati, una volta individuati li mandò a chiamare, il consigliere quando
vide Hagor rimase sorpreso, tanto che sussurrò:

<<Oh ma quello è>>.

<<Se sta per affermare che è mio suocero, se lo
scordi, quello è mio nipote Hagor>>, intervenne Karnak.

<<Suo nipote?; ma è identico all’ammiraglio
Canturi>>.

<<Sì, su questo le do ragione, e gli assomiglia
anche nel carattere, è per questo sono convinto, che Hagor sia l’unico in grado
di far parlare Giafar>>, concluse Karnak.

Fransuas andò a chiamare i due amici e quando Aurora
guardò nella direzione del re vide che in quel gruppo c’era anche suo marito,
un po’ all’armata lo fece notare anche a Hagor, il quale dopo d’averlo
squadrato lo giudico un uomo senza dubbi dal carattere forte e deciso, ma non
adatto a una donna giovane ed esuberante come Aurora, alla ragazza disse
semplicemente di lasciar parlare lui, se suo marito le faceva delle domande sul
fatto che erano insieme, Aurora annuì e seguì Hagor fiduciosa che il giovane
avrebbe risolto l’eventuale problema causato dal marito, una volta giunti Hagor
disse:

<<Buona sera signori>>, poi rivolto Dubual,
<<E così questo è tuo marito Aurora?>>.

<<Sì, posso presentartelo?; mio marito il duca
Robert Dubual, caro posso presentare a te il>>, ma il marito non lasciò
finire.

<<Il principe Hagor, sì?>>.

<<Gia>>, rispose Hagor al duca mentre gli
stringeva la mano, in quel momento al gruppo si unì anche Axsterio ma Dubual
era molto più interessato a Hagor, infatti, gli disse:

<<Lo sa altezza ho sentito parlare molto di
lei?>>.

<<Davvero?; spero che non crederà a tutto quello
che si dice sul mio conto, sa io sono molto peggio>>. Dubual per un
momento rimase sorpreso, poi ridendo rispose.

<<Me lo auguro davvero>>, questa volta fu
Hagor a rimanere perplesso, a quel punto intervenne Karnak che suggerì di
trasferirsi nella sala riunioni. Dubual chiese alla moglie di aspettarlo
insieme alle sue amiche e seguì gli altri.

Karnak spiegò al nipote com’era andato l’interrogatorio
del prigioniero, cui aveva assistito, concludendo disse:

<<Insomma oh non sa davvero nulla, o mente>>.

<<Entrambe le cose>>, rispose Hagor.

<<Altezza vuole spiegarsi meglio?>>, domandò
uno dei consiglieri.

<<Certo; io gli credo quando dice di non sapere
dove si trova Rasut>>.

<<Perciò il fatto che ha messo in pericolo sua
maestà, voi steso, vostro padre e vostro fratello non è servito a
nulla>>, sibilò il consigliere che aveva cercato di dissuadere Karnak da
affidargli il compito di interrogare Giafar.

<<Mi lasci finire consigliere>>, il tono di
Hagor era chiaro, non avrebbe tollerato altre interruzioni, quindi continuò,
<<Come stavo dicendo prima di essere interrotto, anche se non sa dove si
nasconde Rasut, sa chi sono i suoi superiori, sa i nomi degli usurpatori dei
regni conquistati da Rasut e soprattutto conosce gli altri comandanti che come
lui è al servizio di Rasut. Teniamo conto che i comandanti come Giafar,
mantengono i contatti fra i vari regni, se noi colpissimo la gerarchia più
esterna indeboliremmo anche quella più vicina a Rasut, per poi giungere a
lui>>.

<<Quindi lei crede che ci sia una gerarchia
militare?>>, gli chiese Dubual.

<<Esattamente, Robert, posso chiamarla
semplicemente Robert?>>.

<<Certamente, io posso chiamarla Hagor?>>.

<<Ovvio>>.

<<Hagor, tornando a noi, cosa le fa credere
ciò?>>.

<<Dai discorsi della gente, non sto parlando dei
nobili che insieme a mio nonno abbiamo incontrato, ma dalla gente semplice, ma
soprattutto dagli uomini stessi di Giafar>>.

<<Capisco, mi piacerebbe lavorare con lei ma non
posso>>.

<<Ciò che accade su Vega la tiene troppo
impegnato?>>.

<<Sì, non mi dica che informato anche su cosa sta
accadendo su Vega?>>.

<<Qualcosa so, ma mi devo occupare di un problema
alla volta>>.

<<Sta affermando che avrebbe in mente qualche idea
per far ragionare re Vega?>>.

<<Qualche idea potrei averla, ma la tengo per tempi
migliori>>.

<<Capisco, ma ora tornando a noi, quanto tempo
pensa d’aver bisogno per avere dei risultati?>>.

<<Tre giorni, non di più>>.

<<Allora domani avvisino il generale Darsen che le
loro altezze andranno interrogare il prigioniero>>, disse il primo
ministro.

<<No signor Medison, sarà il prigioniero che verrà
da noi, infatti, io e mio fratello interrogheremo il prigioniero sul Falco del
Mare, giusto Hagor?>>.

<<Sì Axsterio, e prima che qualcuno faccia
obbiezione oh si fa come abbiamo deciso noi oh non se ne fa nulla>>.

<<Va bene, vorrà dire che il generale accompagnerà
il prigioniero da voi, e resterà a vostra disposizione>>.

<<Non penso proprio, una volta che il prigioniero
sarà sotto la nostra custodia, il generale può tornarsene alle sue
occupazioni>>, Concluse Hagor alzandosi.

<<Ma chi garantirà la sicurezza
dell’interrogatorio?>>, domandò uno dei consiglieri.

Hagor e Axsterio erano già sulla porta, si girano verso
il consigliere, il loro sguardo fiammeggiava, ma non ebbero il tempo di non
dire nulla perché Wiliam disse:

<<Consigliere, sta mettendo in dubbio l’integrità
di due principi reali?>>.

<<No altezza, io non>>, cercò di
giustificarsi il consigliere imbarazzato.

<<Allora la discussione finisce qui. Hagor Axsterio
domani vi sarà consegnato il prigioniero>>.

<<All’alba padre>>, disse Hagor.

<<D’accordo>>.

I due giovani uscirono, rimasero in silenzio per un po’
poi Axsterio domandò;

<<Sei arrabbiato?>>.

<<Per cosa?>>.

<<Per aver imposto io le condizioni
dell’interrogatorio di Giafar>>.

<<Se avessi avuto qualcosa incontrario, te lo avrei
comunicato>>.

Axsterio cambiò discorso domandando come mai era
rientrato con Aurora, Hagor gli spiegò che si erano incontrati in giardino, poi
si erano messi a parlare,

<<Ah, adesso si chiama parlare>>.

<<Axsterio!>>, esclamò Hagor.

<<Scusa, io invece lo ammetto ho fatto l’amore con
Silvia, e così sono più confuso che prima, inoltre dopo lei mi ha detto che
questa sera mi ha sentito veramente suo, e forse ha ragione, non so, le ho
anche accennato che con molta probabilità partiremo per le terre del sud per
fermare Rast>>.

<<E lei cosa ti ha risposto?>>.

<<Che mi aspetterà, che qualunque cosa accada lei
mi aspetterà, il problema che io non so cosa accadrà>>.

<<Già né meno io lo so, però ricorda Axsterio che
una donna e un universo a se, e che ogni una di loro è diversa dall’altra, e
che non siamo noi ad entrare nel loro mondo ma che sono loro a farci entrare, e
che noi dovremmo muoverci con molta cautela, provando di non rompere
nulla>>.

<<Però non è una cosa facile Hagor>>.

<<Lo so Axsterio>>.

Axsterio fece una pausa poi domandò:

<<Hagor, non vorrei sembrarti in opportuno, ma ti
rendi conto che con Aurora stai giocando con il fuoco?>>.

<<Forse, ma cercherò di non bruciarmi>>.

 I due fratelli
raggiunsero gli altri al gazebo informandoli degli sviluppi su Giafar, Hagor
spiegò cosa aveva in mente, e poco dopo si separarono.

 

Le luci artificiali non lasciavano trasparire la bellezza
del sorgere del sole, e nonostante che tutti fossero andati a letto molto
tardi, erano già tutti alzati. Hagor mentre aspettava la carrozza che avrebbe
portato Giafar sulla nave, chiese a Fransuas di mantenere i contatti con la
terra ferma, gli chiese di comprare delle rose rosse, da mandare alla duchessa
Dubual, Fransuas non domandò nulla, ma comprese lo steso il perché; in quel
momento una carrozza chiusa si fermò davanti alla passerella, sulle porte aveva
lo stemma delle prigioni reali, due guardie scesero, e fecero scendere un uomo,
l’uomo era vestito con pantaloni neri e una tunica bianca, lo presero ai lati e
spinsero verso la nave. L’uomo riconobbe la nave, disperato cominciò a gridare
e a dimenarsi per sfuggire al suo destino.

Giafar aveva visto aprirsi la porta della sua cella, fino
a quel momento la sua prigionia era stata come una vacanza, alle sei arrivava
la colazione, un paio d’ore lo interrogavano con le stesse domande, alle quali
lui rispondeva sempre alla stessa maniera: “Non lo so”, poi la pausa per il
pranzo, poi ancora le domande e in fine la cena. Giafar cominciava a pensare
che i suoi carcerieri fossero un branco di smidollati, se lui fosse stato al
loro posto non avrebbe avuto alcuno scrupolo, sapeva che l’unico in grado di
strappargli le informazioni che loro desideravano, era il giovane Transet, ma
per sua fortuna sembrava che lo avessero escluso dal suo interrogatorio. Giafar
quando lo avevano fatto salire sulla carrozza si era domandato dove lo stessero
portando, ma non poteva vedere dove la carrozza stesse andando, poiché il mezzo
era chiuso, aveva solo delle piccolissime finestrelle per poter far respirare
il prigioniero. Improvvisamente la carrozza si fermò e due uomini lo fecero
scendere, subito non riusaci a mettere a fuoco, la luce era troppo intensa, ma
poi capì di trovarsi al porto, si guardò attorno e guardando le navi ormeggiate
riconobbe la nave che lo aveva catturato e in cima alla passerella c’era il
giovane Transet, a quel punto aveva capito che per lui non c’era più scampo,
allora cercò di sfuggire e per qualche minuto c’era anche riuscito, ma mentre
scappava sentì chiaramente la voce di Hagor che ordinava ai suoi ufficiali di
andarlo a prendere, pochi istanti dopo era di fronte a Hagor che gli disse:

<<Buongiorno Giafar, ti ricordi di me?>>.

Giafar rimase in silenzio, troppo terrorizzato per
rispondere, fu Neb ad interrompere il silenzio:

<<Signore, stesso trattamento dell’altra
volta?>>.

<<Sì>>.

Neb e Dev si allontanarono con il prigioniero e Fransuas
domandò:

<<Si può sapere che cosa gli hai fatto, perché
abbia così tanta paura di te?>>.

<<Io, non gli ho fatto proprio nulla>>.

<<Ma sarà come dici tu, in ogni modo ora è meglio
che vada>>.

<<Si è meglio>>.

<<Quando arrivi alla baia, posso salire a bordo per
seguire l’interrogatorio?>>.

<<Certo>>.

<<Allora ci vediamo dopo>>

Fransuas scesene e Hagor rivolgendosi a Sandor e Gorion
disse:

<<Allora signori chi di voi ci porta alla baia di
villa Canturi?>>.

<<Stai parlando sul serio?>>, gli chiesero i
due colti di sorpresa.

<<Certo, basta che non ci affondate>>.

Dopo una breve discussione, i due decisero che Gorion li
avrebbero portati alla baia, mentre Sandor li avrebbe riportati in porto.

 

Giafar vide aprirsi la porta della sua cabina cella,
dentro cera un tavolo oltre la branda per dormire; entrarono cinque giovani, il
giovane Transet, il fratello e altri tre ragazzi che non conosceva. Transet
afferrò una sedia la fece roteare e vi si sedette appoggiando le braccia sullo
schienale e sorrise, il fratello si appoggio alla parete mentre gli altri si
sedette intorno al tavolo, avevano un’aria un po’ imbarazzata, forse per la sua
nudità, ma non fecero commenti. Giafar sapeva che questa volta non gli sarebbe
bastato dire non lo so, e poi con molta probabilità le domande che il giovane
Transet non si sarebbero limitate a Rasut.

Hagor prima di entrare nella cella di Giafar, aveva
spiegato agli amici in che modo dovevano comportarsi, quindi si sentiva
tranquillo, una volta entrato si mise comodo e sorridendo disse a Giafar;

<<Bene Giafar ti va di fare due chiacchiere con me?>>.

Giafar si alzò dal suo angolo e s’inginocchiò appoggiando
la fronte sul pavimento, incominciò la sua supplica:

<<Ti prego potente signore non fare del male
all’umile Giafar, che è pronto ad obbedire ad ogni tuo ordine>>.

<<Farti male?; Io?; ma non ci penso
proprio>>, mentre pronunciava quelle parole estrasse dal fodero il
pugnale, con molta lentezza se lo passo sotto le unghie delle mani, Hagor
sbirciò Giafar e gli disse: <<Vedi Giafar se è vero che sei pronto ad
obbedire ad ogni mio ordine, io non ho alcun motivo per arrabbiarmi con te,
anzi potrei anche farti stare meglio di così, ma naturalmente dipenderà da
te>>.

Sandor, Gorion e Fransuas si guardarono, perplessi, in
quel momento facevano molta fatica a riconoscere il loro amico più caro. Giafar
sbirciò il pugnale che Hagor rigirava tra le mani, ma subito abbassò lo sguardo
e riprese a supplicare.

<Mio nobile signore, tu sei il padrone della mia umile
vita, dimmi cosa può fare il tuo umile servo Giafar?>>.

<<Bhe per cominciare potresti dirmi dove si nasconde
Aset Rasut>>.

<<Mio nobile signore, io non so dove si nasconde il
nobile Aset Rasut>>.

<<E chi lo sa?>>.

<<I suoi generali>>.

<<Conosci i loro nomi?>>.

<<Solo uno mio signore>>.

<<Che sarebbe?>>.

<<Il generale Snobol>>.

<<E prendi ordini direttamente da lui?>>.

<<No, da Yabril, il vice di Snobol>>.

<<Bene Giafar, ammettiamo che tu mi dica la verità,
quando dici di non conoscere il nascondiglio de Rasut, e che io ti
creda>>, Giafar cercò di parlare ma Hagor gli fece cenno di stare zitto,
e proseguì: <<Io immagino che tu conosca gli altri comandanti, che come
te prendono ordini dai subalterni dei generali di Rasut, e i nomi degli attuali
regnati dei regni che sono sotto il dominio di Rasut; quindi ora mi aspetto che
tu mi faccia i nomi dei tuoi colleghi e di chi vi comanda, degli usurpatori dei
regni, il nome dei generali che prendono ordini direttamente da Rasut, e
soprattutto chi ha messo al posto di Nadir Dragi. Giafar hai capito cosa voglio
sapere da te?>>

<<Mio nobile signore, io non>>, ma Hagor non
gli lasciò finire la frase.

<<Attento Giafar, hai cominciato molto male,
ritenta>>, Giafar incrociò lo sguardo di Hagor e capì che era meglio dire
tutto ciò che sapeva, e capitolando disse:

<<Da dove vuoi che cominci, mio signore?>>.

<<Da Scharon, era già previsto l’attacco al
regno?>>.

<<Sì mio signore, ma io non sapevo quando si
sarebbe svolto>>.

<<Chi ha sostituito Dragi?>>.

<<Il nome del nuovo signore di Scharon è Asan Kan
Adalla, agli ordini di Yabril>>.

<<Hai parlato di generali, dimmi i loro nomi?>>.

<<So che in tutto sono cinque, ma io conosco solo
quello del mio settore>>.

<<Va bene, continua, sai cosa voglio
sapere>>, Giafar fece i nomi di molti comandanti e di molti superiori, e
degli usurpatori che avevano occupato il posto dei legittimi principi,
naturalmente Hagor non si limitò a sapere solo i nomi, volle sapere in che modo
i regni erano attaccati e in che modo erano inseguito protetti e molte altre
cose, quando Hagor decise che era giunto il momento di fermarsi era già
pomeriggio inoltrato, disse a Neb di rivestire il prigioniero, poi rivolto a
Giafar disse:

<<Bene Giafar, per il momento sei stato bravo, e se
continuerai a esserlo potrai tornare alla tua vecchia cella molto presto, ho
ancora qualcosa da chiederti, ma per il momento rimanderò a domani>>.

<<Come desideri mio signore>>.

 

Aurora era davanti allo specchio, stava preparandosi,
voleva andare in centro e fare compere, avrebbe incontrato sua madre, la quale
le avrebbe ripetuto che l’unica cosa che contava nella vita di una donna era: avere
un marito ricco, spendere i suoi soldi, accontentarlo a letto, dargli un paio
di figli se possibili maschi, poi il resto non conta; ma ora lei sapeva che non
era vero, l’amore esisteva il turbamento dei sensi era sconvolgente e lei li
provava, ogni qual volta che pensava a Hagor, ora che ciò la sorprendeva però
era com’era possibile, passare dal letto dell’amante a quello del marito come
se nulla fosse, sospirò pensando che non vi era risposta, in quel momento sentì
a bussare, poco dopo entrò il marito che dopo d’averle chiesto se aveva dormito
bene, le parlò dei due principi con tanto entusiasmo, soprattutto di Hagor,
all’inizio lei ne fu felice, ma quando il marito le affermò che il principe
Hagor era partito per interrogare il prigioniero Giafar, sbiancò al punto che
il marito, le chiese.

<<Non ti senti bene cara?>>.

<<Deve essere debolezza, non ho ancora mangiato
nulla stamani>>.

<<Allora ora ti lascio, così finisci di prepararti,
lo sai che devo partire>>.

<<Sì, ti raggiungo al più presto nella saletta
viola>>.

<<D’accordo>>.

Aurora aveva più voglia di non far nulla, né di uscire né
di far colazione, ma si fece forza e raggiunse il marito, non mangiò quasi
nulla e alla fine lo accompagnò alla carrozza che lo avrebbe portato navetta
porto. Aurora guardò la carrozza allontanarsi tristemente poi si girò per
tornare in casa quando il carretto del fioraio si fermò per consegnarle dei
fiori, pochi istanti dopo era pronta per uscire.

Aurora diede le ultime disposizioni per la cena, poi
congedo i domestici e si diresse nel giardino posteriore, pochi istanti dopo
sentì il rumore di zoccoli sul terreno. Svelta aprì il cancello un attimo dopo
era fra le braccia dell’uomo che amava sussurrandogli.

<<Amore sei qui>>.

<<Ma certo che sono qui, dove dovrei essere sciocchina
se non qui?>>.

<<Bhe sai quando Robert mi ha affermato che eri
partito mi sono sentita mancare, poi ho ricevuto il tuo biglietto e le rose e
allora, sì hai ragione sono proprio una sciocca>>.

<<Bhe a pensarci bene io non dovrei essere qui, ma
in alto mare, mi raccomando Aurora nessuno deve sapere che sono a
terra>>.

<<Stai tranquillo da me nessuno saprà nulla, io non
so nemmeno con chi sto parlando>>, rise poi seria aggiunse: << Sai
poco fa credevo che ti dicessi che nessuno deve sapere di noi>>.

<<Questo sta a te deciderlo, da parte mia farò di
tutto per mantenere il segreto, dopo tutto tu sei una donna sposata>>.

<<Sei molto caro a preoccuparti per me, ma la
verità è che sono molto più confusa di prima, dopo che sei partito, sono
tornata a casa e mi sono detta “è stata solo una notte”, ma quando ti ho
rivisto ho capito che ti volevo ancora>>.

<<Capisco, Aurora a me basta che tu mi voglia un
po’ bene>>.

Aurora sorrise e si chiese come facesse sapere sempre
cosa lei volesse sentire, ma lui disse:

<<Ma certo che ti voglio bene, anzi io ti amo: e tu
mi vuoi un po’ di bene?>>.

<<Certo che ti voglio bene>>.

Aurora capì in quel momento che lui sì forse le voleva
bene, ma che non l’avrebbe mai amata come desiderava lei, e che un giorno
sarebbe arrivata una donna speciale e glielo avrebbe portato via, ma tutto ciò
non aveva importanza perché ora lui era lì ed era suo. Aurora propose a Hagor
di mettersi comodo, lui accettò volentieri, Aurora mentre cenavano s’informo se
avesse già ottenuto delle risposte dal prigioniero, Hagor rispose alle sue
domande tranquillamente, sapeva che di lei si poteva fidare; avendo cenato in
una saletta affianco alla camera d’Aurora, quando lei lo lasciò solo per andare
prendere il caffè, Hagor notò un tavolino con dei fogli di carta, cominciò a
leggeri: era una delicata storia d’amore, di due giovani lui un avventuriero e
lei un insegnate, che s’incontravano dopo molte peripezie, e all’inizio fu
tormentata perché lei era disillusa. Hagor la giudicò bella e scorrevole, ma
poi sì rese conto che il protagonista gli assomigliava, non sapeva s’esserne
lusingato o no, si chiese se lei lo vedeva come un avventuriero senza scrupoli
che prendeva senza dare nulla, quando lei tornò le domandò:

<<Hai scritto tu questa storia?>>.

<<Sì, ma non è finita, non è un gran ché
vero?>>.

<<No è carina, ben scritta>>.

<<Dici davvero?>>.

<<Sì, ma chiedevo, il protagonista mi assomiglia un
po’, tu pensi che io sia un avventuriero senza scrupoli che prendere senza
dare?>>

<<No, … tu mi hai fatto un grande regalo>>.

<<E che cosa ti avrei regalato?>>.

<<L’amore>>, Hagor istintivamente guardò il
manoscritto lei disse: <<Sì, lei sono io>>.

<<Tu non credevi all’amore?>>.

<<Sì, è una lunga storia>>.

<<Mi sto rendendo conto che mi comporto come il tuo
avventuriero>>, lei cercò di protestare ma lui la fermò e le disse:
<<È la verità Aurora, ma io posso rimediare, voglio conoscere la donna
che c’è in te, perciò ora tu mi parlerai di te e il perché non credevi
all’amore>>.

<<Ma Hagor>>.

<<Niente ma, sediamoci sul divano e racconta, e
raccontami anche com’è nata la tua passione scrivere>>.

Aurora gli raccontò che fin da bambina sua madre le aveva
affermato che l’amore non esisteva, che era un ottimo argomento per le favole
per i bambini, ma nient’altro, anche il darsi ad un uomo non era altro che il
modo d’avere figli, naturalmente in parte era vero, ma donarsi ad un uomo che
ti ama e che ami era tutta un'altra cosa, e lei lo aveva scoperto con lui.
Aurora gli disse che quando aveva cominciato a scrivere storie, sua madre le aveva
detto che imbrattava solo della carta, e che era meglio che mi trovassi un
marito dargli un paio di figli, e che spendesse i suoi soldi. Hagor le affermo
che era grossa baggianata, poi le chiese se n’avesse parlato con il marito: lei
rispose che lui le aveva detto che era giusto che avesse un passo tempo, ma
doveva rimanere tale, allora Hagor un po’ indignato le chiese.

<<E per quale motivo non vuole che tu approfondisca
la tua passione?>>.

<<Non lo so con precisione, mi ha detto che sono
tutte storielle, carine, ma solo storielle>>.

 <<Storielle?; e lui è un editore esperto
per giudicarlo vero?>>, Aurora non gli rispose, era sorpresa di vederlo
così arrabbiato. Hagor era veramente arrabbiato e dopo una lunga riflessione
disse ancora: <<Passi il fatto che tua madre ti abbia fatto credere che
l’amore non esiste, con molta probabilità qualcuno l’illusa e poi ottenuto ciò
che voleva l’abbia lasciata, e che forse per questo non ti abbia incoraggiato a
seguire la tua passione, ma che tuo marito, il quale dice di amarti tanto non
ti abbia spinto seguirla, non l’accetto, io invece penso che tu debba seguire
la strada che senti giusta per te>>, rimase in silenzio per un po’ poi le
disse, <<Aurora, io posso metterti in contatto con una casa editrice, per
scoprire se sei veramente capace di scrivere, voi provare?>>.

<<Parli sul serio?>>.

<<Mai stato più serio, però resterà un segreto
finché non sapremo la verità sulle tue capacità di scrittice>>.

<<D’accordo, a quale casa editrice
pensavi?>>.

<<Hai mai sentito parlare della Fischer?>>.

<<Sì certo che la conosco, ho molti libri prodotti
da loro, mi piacerebbe mandargli i miei lavori, ma non so come devo
fare>>.

<<Tu non devi fare nulla, mi metterò in contatto
io, sono miei amici, certo non fra i più intimi, ma lo sono abbastanza da
poterli contattare, si chiamano Gion e Adrian Fischer>>.

<<Per un certo periodo la casa editrice avuto un
tracollo ma ora è tornata in auge>>.

<<Si, la casa editrice era sta fondata da Carlos
Fischer, il nonno dei mie amici, e con lui al comando la casa editrice era la
più importante della nostra costellazione, poi alla sua morte il padre di Gion
e Adrian prese le redini della casa editrice, ma non era in gamba come il
padre, e la portò sull’orlo della banca rotta, fortunatamente i miei amici non
appena ebbero finito la scuola si sono presentati dal padre e lo hanno mandato
in pensione, e adesso la casa editrice è tornata al suo splendore>>.

<<Capisco, quindi sono due editori con i dee
innovative?>>.

<<Sì, e sempre a caccia di scrittori nuovi>>.

<<E tu pensi che gli possa interessare i miei
scritti?>>.

<<Sì, ma ti avverto hanno due personalità molto
differenti, Gion è il più tranquillo, il più posato, per meglio dire è la
roccia fra i due. Adrian invece è un tipo vivace, ama moltissimo le donne, in
pratica ci prova con tutte, e non importa che siano signorine o signore, lui ci
prova e basta, però entrambi nel loro lavoro sono i migliori. Allora Aurora
vuoi che mi metta in contatto con loro?>>.

<<Sì, proviamo amore mio>>.

<<Bene, allora mia cara prepara quello che hai che
quando torno dal mio viaggio andremo da loro>>.

<<D’accordo>>, disse Aurora baciandolo.

 

Hagor aveva lasciato la casa d’Aurora prima dell’alba,
nessuno doveva sapere che lui era a terra. Una volta rientrato andò nella sua
camera s’infilò nel letto e si addormentò. Si sveglio un paio d’ore dopo
sentendo dei passi nella stanza, il dolce profumo di gelsomino lo colpì, era
chiaro che nella stanza era entrata una donna, naturalmente sapeva chi era, la
donna andò alle finestre e le aprì, poi girandosi verso di lui e gli disse.

<<Dai dormiglione è ora che ti alzi, la colazione è
già servita, e poi ricordati che hai un appuntamento con il canarino?>>.

<<È già così tardi?>>, chiese lui
stiracchiandosi e mettendosi seduto.

<<Sì fratellino>>.

Ripose Angelica mettendosi seduta sul letto. Da quando si
era recata alla villa del fratello, il giorno del funerale d’Astra, Angelica si
comportava come se anche lei abitasse in quella casa, facendo diventare matto
Giosef, il quale non era solo il cameriere personale di Hagor, ma era anche il
maggiordomo della villa, era lui a dirigere la casa e i domestici, i suoi
ordini potevano essere discussi solo dal padrone, ma quando Angelica era
presente, lui doveva star sotto il volere della ragazza e questo lo irritava
molto, ma non osava protestare con Hagor, perché conosceva il loro forte
legame, quindi sopportava in silenzio. Giosef quella mattina stava per recarsi
a svegliare Hagor ma Angelica lo aveva fermato affermandogli che lo avrebbe
fatto lei, non aveva nemmeno aspettato la sua risposta ed era salita su per lo
scalone, diritta verso la camera del fratello, Hagor sbirciò la sorella e le
chiese:

<<Vuoi chiedermi qualcosa Angelica?>>.

<<Sì, Sandor mi ha detto in che modo hai
interrogato il canarino ieri mattina, non ti sembra di esserti comportato in
modo indegno?; tenerlo nudo e minacciarlo con un pugnale, era proprio
necessario?>>.

<<No, sì lo era, uomini come Giafar capiscono solo
la legge del più forte, se mi fossi comportato come avevano fatto il generale
Darsen, non avrei ottenuto nulla, mentre comportandomi come Giafar si
aspettava, egli ha confessato>>.

<<Ma come sai che non ha mentito?>>.

<<È un po’ complicato da spiegare, devi ascoltare
l’inflessione della voce, in genere quando una persona mente, la sua voce trema,
anche se non sembra, certo ci vuole un certo allenamento, ma alla fine si
riesce a capire>>.

<<Mi domandavo, se fosse stato il contrario, se
fosse stato lui a vincere la battaglia quel giorno, sarebbe accaduto?>>.

<<Non avresti più né un nonno, né un padre né dei
fratelli, i suoi ordini erano di uccidere tutti i membri della famiglia reale
che era sulla nave>>.

<<Ho letto i libri che appartenevano al bisnonno,
dicono il vero?>>.

<<Sì, anche se non c’è scritto proprio
tutto>>.

<<Davvero?; allora mi devi raccontare ciò che non
c’è scritto>>.

<<Angelica non mi sembra proprio il caso>>.

<<Ti prego, se andremo la giù io devo
sapere>>.

<<Se andremo la giù?; non capisco
sorellina?>>.

<<Sandor mi ha detto che Axsterio e tu state
organizzando la cosa, insomma che volete tornare in quelle terre per fermare
Rasut>>.

<<Sì ma non abbiamo mai detto che tu debba venire
con noi>>.

<<Hagor Saud Flyd, tu credi che Sandor e gli altri
vi lasceranno andare da soli?; ma soprattutto tu credi che io, e sottolineo io,
vi lasci da soli? E mentre voi cinque rischiate la vita io dovrei restare a
casa a far la brava sorella e fidanzata, bhe caro mio te lo puoi anche
scordare, sono stata chiara?>>.

I due fratelli si guardarono negli occhi per un lungo
momento, poi Hagor sbuffando e alzandosi le disse:

<<Uffa sei proprio testarda, quando fai così
diventi insopportabile>>.

<<Certo che lo sono, sono tua sorella>>.

Hagor si girò per protestare ma non disse nulla, l’invitò
semplicemente a porgli le domande alle quali rispose mentre si vestiva. Prima
di raggiungere la scialuppa che lo avrebbe riportato alla sua nave Hagor
domando a Fransuas di fare alcune cose per lui.

 

Karnak era nel suo studio quando il suo segretario bussò
alla porta, annunciandogli la visita di Fransuas, una volta che il ragazzo
entrò gli andò incontro abbracciandolo.

<<Fransuas ragazzo mio, sono felice di
vederti>>.

<<Grazie, lo sono anch’io maestà>>.

<<Egli altri come stanno?; che notizie mi porti, il
pesciolino ha cominciato a parlare?>>.

<<Stanno tutti bene, Hagor le chiede di
raggiungerlo per pranzo, e il pesciolino è diventato un canarino, e sai una
cosa nonno… voglio dire, maestà>>, si corresse Fransuas mortificato.

 <<Andava
bene nonno Fransuas, quindi cosa dovrei sapere?>>, sorrise Karnak
incoraggiandolo.

<<Volevo dire che canta una bella canzoncina, che
ci piace molto>>.

<<Lo immagino: canarino, lo sempre saputo che avete
un ottimo senso dell’umorismo, e sarò ben lieto di pranzare con voi sulla
nave>>.

<<Ma non credo che mangeremo sulla nave>>,

<<E allora dove?>>.

<<Ah casa, oh Hagor non te la detto forse?>>.

<<Detto cosa?>>.

<<Hagor ha fatto solo finta di allontanarsi, Il
Falco è ormeggiato davanti alla baia di villa Canturi, immagino che tu la
conosca?>>

<<Certo che la conosco, che furbacchione, e noi che
pensavamo che foste tutti in alto mare>>, Fransuas si limitò a sorridere.

 

Karnak mangiò tutto di gusto, poi il nipote lo invitò a
prendere il caffè nello studio, poiché erano solo loro due, Karnak comprese che
era giunto il momento che aveva tanto temuto, mentre Hagor versava il caffè si
accorse della mappa delle terre del sud sul cavalletto, segnate da un cerchio
v’era un gruppo d’isole che erano chiamate le isole del Gatto, poiché il loro
insieme formavano la testa di un gatto, Karnak sospirò e domandò

<<Perché hai segnato le isole del gatto?; è là che
si nasconde Rasut?>>.

<<Secondo i miei calcoli sì, ma non so ancora quale
con esattezza>>.

<<Come secondo i tuoi calcoli?; non te la detto il
canarino?>>.

<<No, non lo sa davvero dove si nasconde Rasut, ma
con le sue informazioni mi sono fato quest’idea. Nonno io pensavo che…>>.

<<Già, tu pensavi, e va bene dimmi pure cosa hai in
mente>>, facendo roteare il bicchiere con il cognac.

<<Nonno io pensavo che se vogliamo catturare Rasut
dobbiamo agire in un certo modo>>, Karnak non parlò e Hagor continuò,
<<Io e Axsterio abbiamo un piano per fermare Rasut vuoi
ascoltarlo?>>, ci fu un lungo silenzio poi Karnak disse

<<Va bene ti darò il comando di una flotta>>.

<<Scusa, ma che centra ora una flotta?>>.

<<Non è questo il tuo piano?; essere al comando di
una spedizione per catturare Rasut>>.

<<Sì, in parte sì, ma non voglio una flotta, che
oltre tutto e al quanto ingombrante, io pensavo piuttosto ad una nave sola,
come la Falco>>.

<<Ma solo con la tua nave sarai senza appoggi! Ti
rendi conto che è rischioso?>>.

<<Sì, certo che me ne rendo conto ma, ascolta, io
non andrei la per catturare direttamente Rasut, io pensavo di fargli
d’antagonista, farei come hanno fatto lui e i suoi uomini, conquistando regno
su regno, cominciando da Scharon, e poi nonno per quanto riguarda l’appoggio
non n’avrò bisogno perché ci divideremo in due gruppi, e quindi agiremo in
questo modo…>>, Hagor spiegò il suo piano a Karnak, il quale ascoltò
rassegnato a lasciarlo fare, d’altro canto era impossibile fermarlo, ormai la
ruota del destino si era messa in moto e non si sarebbe fermata finché il
destino di Hagor e gli altri ragazzi non si sarebbe compiuto, e Karnak sapeva
bene che quando il nipote aveva pronunciato la frase “Ci divideremo in due
gruppi”, significava che sarebbero partiti tutti. Hagor si guardò bene di dire
che con lui e gli altri ragazzi sarebbe partita anche sua sorella Angelica.
Hagor quando finì di esporre il suo piano Karnak disse:

<<Perché vuoi iniziare proprio da Scharon?>>.

<<Bhe per Yasmina e Asia, ma soprattutto perché lo
conosco bene, proprio grazie a loro. Nonno mi dispiace che tu la prenda così
male, ma lo sai anche tu che fa parte del destino di tutti noi occuparci di
questa storia>>.

<<Già, ma non sarà facile farlo capire ai tuoi
genitori>>.

<<Si credo che tu abbia ragione>>.

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