La signora del tempo 2° (IL PRIMO INCONTRO

IL PRIMO INCONTRO

La
notte era calda e la macchina del tempo a forma di cabina telefonica si fermò
presso il bosco di querce, in quel punto nessuno l’avrebbe mai notata. Le porte
si aprirono e ne uscì un uomo alto magro, ma ben proporzionato, con i capelli
molto corti, dava l’impressione di avere circa quarantacinque anni, vestito in
abito da sera, in genere vestiva sempre molto casual ma quella sera si
apprestava a incontrare un vecchio amico. L’uomo sapeva bene che l’amico non
L’avrebbe riconosciuto, ma poco importava a lui era venuta la nostalgia di
rivederlo e di ritrovare il luogo dove si erano visti l’ultima volta. Era
appena tornato da un viaggio lungo e come il solito aveva salvato l’equilibrio
dell’universo, lui era l’ultimo signore del tempo ed era quello il suo compito,
ma in quell’occasione aveva anche rischiato di morire, o per meglio dire lo era
ma il suo corpo aveva subito reagito trasformandolo in un uomo nuovo. Avanzo per
il sentiero e arrivo al roseto, proprio dietro alla villa, stava per portarsi
sul sentiero che lo avrebbe condotto sul davanti della casa, quando una voce
femminile lo fece arrestare, guardo in quella direzione e la vide, per un
momento le sembro d’avere davanti ad un quadro, in mezzo alle rose vi era una
ragazza dai capelli biondo rame. L’uomo pensò che una rosa si fosse animata
prendendo la forma di una ragazza, per un attimo penso che dal pianeta Roseglia
fosse giunta appunto tale creatura, ma poi si disse che in qualche modo lui lo
avrebbe saputo. In quel momento la ragazza era al telefono e la sua voce era
irritata e alla fine disse al suo interlocutore:

<<Senti,
meglio essere un po’ sognatrice che essere un idiota come te, e se ti presenti
qui giuro che ti caccio a pedate, e sai che ne sono capace>>.
  

La
ragazza non ascoltò la risposta e chiuse il telefono, poi guardò le stelle per
un lungo momento, dando modo al signore del tempo d’osservarla. I capelli
biondo rame erano tirati in dietro trattenuti da delle forcine con brillantini
che brillavano alla luce delle stelle. Il profilo, delicato allo stesso tempo
volitivo, la carnagione chiara era risaltata dall’abito rosso che lasciava
scoperta le punte delle spalle, le braccia e una buona parte della schiena, sul
davanti il vestito lasciavano scoperto un magnifico decolté, il vestito
fasciava il corpo della ragazza, ma poi la gonna era più morbida, e sicuramente
arrivava fino ai piedi. La luce era soffusa e creava strane ombre,
all’improvviso l’angolo del giardino fu invaso dalle lucciole. All’inizio il
signore del tempo non ci trovò nulla di strano, ma poi si accorse che le
lucciole si avvicinavano sempre di più alla ragazza, e alla fine si posavano su
di lei, la giovane alzò la mano come se fosse in simbiosi con loro. Una di
quelle creature luminose si avvicino a lui e in quel momento comprese che non
erano lucciole ma scintilline, del pianeta Scintal, il signore del tempo stava
per esaminare la situazione con il suo cacciavite sonico, ma a quel punto la giovane
si mosse e se ne andò, lui rimase ancora un momento a osservare il punto dove
si trovava lei, e gli parve di vedere un alone dorato come se l’aurea della
ragazza fosse rimasta, si disse che era solo una sua idea e che era ancora la
scia delle scintilline. Quell’episodio fu dimenticato dal signore del tempo, ma
un giorno quel ricordo sarebbe tornato, e gli avrebbe permesso di salvare se
stesso e il futuro dell’universo. A quel punto si allontano per entrare in
casa. All’entrata gli chiesero l’invito e lui mostro una specie di documento
nessuno ebbe da ridire e così entrò; per un attimo le sembro che nulla fosse
cambiato, ma in verità in mezzo agli oggetti antichi cera qualcosa di moderno,
anche se si sposava con tutto l’ambiente, era ancora intento a guardarsi
intorno quando una voce gli domando:

<<Buona
sera, ci conosciamo? Non mi pare d’averla mai veduta prima, è un amico di mio
figlio Carlos o dell’altro Giosef?>>.

Per
un momento l’uomo rimase in silenzio, davanti a lui c’era il suo amico, un
tempo, ma il suo aspetto era quello un vecchio, inoltre era su una carrozzina,
comprese che non poteva dichiarargli la verità, non tutta al meno così si
limitò a dire:

<<No
signore, in realtà lei conosceva mio nonno, il quale mi ha parlato tanto di
questo luogo che ho desiderato vederlo>>.

<<Ah
capisco, come si chiamava suo nonno?>>.

<<Erold
Smith>>

<<Smith,
si ricordo, e lei ragazzo mio, come si chiama?>>.

<<Come
mio nonno>>.

<<Capisco,
anche mio figlio Carlos ha imposto il mio nome al suo primo figlio, venga, le
presento la mia famiglia>>.

<<Ne
sarò felice, a cosa è dovuta questa festa? Se non sono indiscreto>>.

<<Stiamo
festeggiando il compleanno di mia nipote Luce, non che una sua nuova,
l’aurea>>.

<<Davvero
è quante ne ha?>>, domando Erold curioso.

<<Ho
perso il conto a dire il vero, vediamo un po’….>>, l’uomo cominciò a fare
l’elenco, il signore del tempo rimase impressionato, pensò che non fosse
possibile che un essere umano potesse assorbire tanta conoscenza, ma poi pensò
che in fondo alcuni esseri umani erano geniali, forse la nipote del padrone di
casa l’era, ci fu poi il rituale delle presentazioni, tutto andò bene finché
non gli fu presentata una donna, bella, ma con la voce petulante, che gli
domando:

<<Mi
dica signor Smith, che lavoro fa lei?>>.

<<Oh
bhè, ho tanti di quei dottorati, che tutti mi chiamano il dottore>>.

<<Santo
cielo, un altro fissato con la conoscenza>>, disse la donna petulante.

A
quel punto il signore del tempo sapeva di dover andarsene, ma non voleva farlo,
sperava, desiderava  ardentemente di rivedere la ragazza del giardino,
sentì la voce della donna petulante dire:

<<Carlos,
in somma dov’è finita tua figlia?>>.

<<Non
lo so, che poi sarebbe anche la tua>.

<<A
certo, Jemes va vedere dov’è finita>>.

<<Sì
mamma>>.

Il
giovane si allontanò, mentre lo guardava allontanarsi, il signore del tempo
fece un riepilogo della situazione della famiglia, il suo amico aveva avuto un
altro figlio di nome Giosef, ma egli non si era sposato e non aveva avuto figli.
Mentre Carlos, si era sposato e aveva avuto tre figli, Ronald, Jemes e Luce,
mentre pensava a questo, vide in cima alla scala la giovane donna del giardino,
ora doveva andarsene ma non lo fece, comprese che era la nipote del suo amico,
la ragazza salutò il nonno poi assorbì un po’ di lamentele da parte della
madre, la quale le chiese:

<<Che
fine ha fatto il tuo amico Billy?>>.

<<Non
lo so e non lo voglio nemmeno sapere>>.

<<
Io credevo che>>.

<<Era
un idiota, e poi non mi sembra proprio il caso di parlare di queste faccende
davanti ha un ospite, che tra l’atro nessuno mi ha presentato>>.

<<Hai
ragione mia cara>>, le disse il nonno poi aggiunse, <<posso
presentarti il dottor Erold Smith>>, poi fece l’inverso, per i due fu
come entrare in un gioco complesso tanto che lui disse.

<<Permettermi
di dire che la vostra bellezza e pari solo alla vostra arguzia>>, e in
più fece un perfetto bacio mano, Luce prima di rispondergli sbirciò i fratelli
poi disse:

<<Voi
siete troppo galante con una giovane donna>>.

In
quel momento la musica intonò un valzer e lui chiese:

<<Posso
invitarla a ballare miss Braun?>>.

<<A
vostro rischio e pericolo, mio caro signore, poiché non sono brava in questo
ballo>>.

<<Rischierò,
sono certo che ne varrà la pena>>.

La
condusse al centro della sala e cominciarono a ballare, poi la ragazza gli
chiese di uscire e si ritrovarono in veranda, com’era cambiata attorno alle
colonne, vi erano rose rampicanti, le quali partirono da grandi vasi, la
ragazza gli raccontò molte cose di lei e delle sue passioni le raccontò che era
laureata in chimica e che produceva lei stessa il suo profumo alle rose, poi
lei guardò di nuovo il cielo e sorridendo disse:

<<Guardate
Sirio, era già qualche sera che speravo di rivedere>>.

<<Conoscete
le stelle?>>

<<Sì,
guardate, la c’è Cassiopea, e la c’è il carro maggiore e la…>>Continuò
per un po’ poi disse, <<Sapete avvolte vorrei avere le ali e volare fino
alle stelle per osservarle meglio, e poi volerei per l’universo per vedere se
ci sono altri pianeti abitati. E scoprire come vivono e come sono, i loro
abitanti, e vorrei possedere una macchina del tempo, per viaggiare nelle epoche,
e…>>, all’’improvviso s’interrupe rendendosi conto che l’uomo davanti a
lei la guardava con gli occhi spalancati, sorridendo gli disse << Mi
perdoni scommetto che ora starà pensando che sono matta, lo pensano tutti
quando parlo così>>.

<<No,
non lo penso per niente, potremmo darci del tu?>>, lei annuì,
<<Posso farti alcune domande?>>.

<<Certo
di che tipo?>>, gli chiese lei perplessa.

<<Che
cos’è un atomo?>>.

<<Una
particella, suddivisa in…>>, e giù tutta la spiegazione. Il signore del
tempo fece domande di chimica, botanica, di storia, di astronomia, scienze
naturali, e così via, sembrava che la ragazza conoscesse bene ogni argomento,
ma a un tratto lei gli domandò: <<Uffa, ma mi stai sostenendo un esame
per caso?>>.

<<In
un certo senso sì>>.

<<E
deve durare ancora per molto?>>.

<<No>>,
e felice aggiunse: <<Finalmente avrò una compagna che capisce quello che
dico>>.

<<Se
lo dici tu, ma che significa che avrai una compagna che capisce quello che
dici?>>.

<<Te
lo spiego subito>>, poi con un tono solenne e alzando la mano a mezz’aria
disse: <<Luce Braun io posso mostrarti le stelle da così vicino che ti
toglieranno il fiato, posso mostrarti tutti i mondi di cui hai parlato con
tutta la loro gente, e posso mostrarti il passato, il futuro e mille altre
cose, basta che tu prenda la mia mano e venga via con me>>.

La
ragazza rimase immobile, pensando che l’uomo davanti a lei fosse più matto di
lei, ma guardandolo negli occhi capi che era maledettamente serio, con un filo
di voce domando:

<<Parli
seriamente vero?>>.

<<Mai
stato più serio, afferra la mia mano e metterò l’universo ai tuoi
piedi>>.

Luce
ebbe un brivido lungo la schiena e la sua mano lentamente si mosse, ma in quel
momento la voce petulante di sua madre ruppe l’incantesimo:

<<Luce
sei impazzita, non vorrai dar retta al primo venuto?>>.

La
mano si fermò, ma i suoi occhi incrociarono quelli del signore del Tempo, e il
suo sguardo andò oltre a un futuro che pareva lontano, ma che in realtà era
vicinissimo, le immagini erano confuse, il volto dell’uomo era indefinito ma
Luce sapeva con certezza che era proprio lui, e lei era al suo fianco,
condividendo ogni avventura, ma seppe anche che non era quella sera che
l’inizio di tutto, abbassò la mano e gli disse:

<<Non
posso venire con te, e non sai quanto mi cosi dirtelo>>, prima che lui
formulasse la domanda, lei continuò, <<Non è perché è mia madre a
impedirlo, ma perché non sono pronta, noi due viaggeremo insieme, e il nostro
sarà un viaggio senza fine, ma non comincerà questa sera>>.

<<E
quando comincerà?>>.

<<Non
so dirlo non lo visto>>. Ci fu un lungo momento di silenzio, poi il
signore del tempo annuì fece un inchino e s’incamminò verso il roseto per poi
raggiungere il boschetto dove aveva lasciato il suo mezzo di trasporto. Era il
limite del roseto quando sentì la voce della ragazza che lo chiamava, si girò
verso di lei e vide che gli correva incontro d’istinto aprì le braccia per poi
richiuderle sul corpo della giovane, mentre lei gli cingeva il collo con le sue
e poi sulle labbra gli disse. <<Questo perché tu non mi dimentichi, e
come pegno del futuro che condivideremo>>.

Fu
un bacio intenso tanto che i due cuori dell’uomo batterono entrambi così forte
che sembravano volergli uscire dal corpo, poi lei si liberò del suo abbraccio e
tornò verso la casa, mentre lui rientrava nella sua macchina del tempo per fare
un nuovo viaggio.

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