Ad una amica dei Gabbiani

Sta in una terra silenziosa,
lungi dal continente,
là dove s'ergono, maestosi,
resti antichi di un'età operosa
che orgogliosamente
mostra lo sfondo dove i nuraghi
stanno a sorvegliare,
con la loro imponente posa,
natura, anima e azzurro mare

Terra brulla e dura
ma punteggiata di colori,
alberi di sughera
ginepri fenici, lecci e ulivi,
tamerici, uccelli in volo e fiori
ma anche volpi, cervi,
lepri e ricci, ghiri
asini bianchi e marini bovi.

Sola... nella mente stanca...
davanti alla salmastra ara
del suo sogno nel giardino
siede... a volte monca...
del tempo che non s' appaga
della bellezza di un mattino
né del grido dei cormorani
e sperde, in quell'aria vaga,
la forza per sfidare il suo destino.

E il tumulto dei pensieri
non s'acquieta fino
a quando il tramonto bussa,
nasconde i fiori, e piano
apre la porta rossa
a tutti i nascosti desideri...
e ancora lì, indecisa
si dondola nella bellezza
della prima timida sera
che accorre subito in aiuto
e chiama a sé la luna
che s' affaccia con tenerezza
sul silenzio magico e fatato
che il cuore più non allontana
ma ripiglia dentro sé e ride;
e poi ciarliero offre innamorato
a quella brezza che sveste
la scorza alla solitaria monade...

E con meraviglia lì, sul mare...
un gabbiano amico e bianco
sulle onde appare,...
che dorme, stanco,
cullato dalle stelle luccicanti
e dal vezzoso eterno zèfiro
che, da sempre complice d' amanti,
ha raccolto il suo piccolo sospiro.

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