Rughe e Libert

Lieve, dopo un'alba
carezzevole,
il mattino
accompagna i passi miei
sulla spiaggia di un'isola
cresciuta dentro me.

Io cammino
su leggerissima risacca
nell'ora ancora quieta
degli intimi pensieri
anche se il sogno ha lasciato
la sua ansia,
dietro sé,
che estranea la vista
e la porta a scivolare
distratta e senza un perchè
sulla barca tirata in secco
dalla vita
e  lasciata  senza niente,
sola, capovolta e vuota.

Vecchie reti appese
ondeggiano strappate
e spente
come vestali sacrificate
ai ricordi di un mare
sempre più stanco,
che triste s'arrende
all' anima inquinata
densa, gonfia e che sforza
il cuore.

Vuoto di me stesso
annego all'orizzonte,
lo sguardo  fisso
cercando di rubare
il primo ceruleo bacio tra cielo
e azzurre acque,
mentre un gabbiano,
nel suo solitario volo
scivola di lato e stride
salutando il nuovo giorno
che a lui risponde e ride
ma me porta l' angoscia
che avanza e lascia tintinnare
le metalliche ganasce
di mille pesi e ancora tante,
tante inutili trascinanti ore...

Anche il vento di terra
ora sfiorisce
allungandosi tremante,
ma prima di sparire
con malinconica carezza,
scompiglia quei capelli grigi
sfiora le rughe della fronte
e le profondo cicatrici
di quella apparente scorza
contro l'eterna, stolida ovvietà...
infine, come refolo di vela,
sbanda ed orza
e corre incontro al sole
in un ultimo sospiro
alla difficile solitaria libertà.

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