UNA FRASE PER RIFLETTERE

Come sentiamo, così vogliamo essere sentiti.

Giocattoli sparsi

Massimo Cirilli
  Giocattoli sparsi

Il tappeto è enorme
I bambini lo hanno diviso in quattro settori

L'angolo in alto  dedicato ai treni
Il centro alla pista delle automobili

Un po' più in basso alle evoluzioni delle macchine

L'ultimo alle case di costruzioni incompiute

La cena è pronta
Tutti corrono e lasciano le cose lì
Tutti urlano
Qualcuno intima loro di mettere a posto
Tutto rimane lì come era
Non fa nulla

Tocca a me portare tutti al mare
Mi dispongo con le spalle alla battigia
E controllo che nessuno si faccia male
O che entri in acqua
Il  mare è mosso
Troppo mosso
A mala pena lo vedo
Da dietro gli occhiali scuri
Le lacrime mi offuscano la vista
Tu non ci sei
Non so se tornerai né quando

Il mio appoggio è ancora insicuro
Le onde lo rendono ancora meno
Un dolore devastante senza limiti, senza più umane dimensioni
Insensibile ad ogni farmaco conosciuto
Si irradia dal centro del mio corpo
Devasta la mia anima
Cancella la mia vita
Raggiunge tutte le estremità del mio  stesso corpo
Non c'è parte di me che non avverta
L'essenza stessa del male

Mio padre veniva su dalla strada in salita
Arrancando, come sempre
Con l'agenda piena di carte sotto il braccio
Non c'è stato giorno a pranzo
Che non mi abbia sorriso
Che non abbia messo a tavola il vino fresco
Che non mi abbia invitato a bere
Che non si sia riposato un poco
Che abbia alzato la voce o con me o con altri al telefono
E così fino a un attimo prima di chiudere gli occhi per sempre

Come vorrei che tu lo avessi visto e sentito parlare
E come vorrei che ciò accadesse ora
Anche da quella foto muta  che mi guarda con il più bello dei vestiti
Da dietro la porta del traghettatore

Non so se se mai scesa nell'inferno della tua anima
Quando le pareti della stessa sono nere
Senza luce
Senza il disegno divino a fare da conforto
Poiché lo stesso divino appare e forse è
Oggettivamente incomprensibile
Con la assurda e amara consapevolezza
Che la vera dannazione
È con capire, essendo privilegio riservato a pochi
Si anche qui a pochi,
la comprensione della salvezza

Sono immerso in cocito
Un demone enorme , spaventoso , con le ali gigantesche
Agita un vento scellerato sul lago gelato
Le anime degli altri dannati affondano sempre più nel ghiaccio
E finisco così con il perdere anche questi ultimi pochi amici
Qualcuno prima di immobilizzarsi per l'eternità
Mi chiede quale sia la mia colpa

Ne ho tante
Una forse la più grande
Averti amato più di me
Più dell'onnipotente
Oltre lui
Oltre il suo altissimo disegno
Fino ad annullare la distinzione
Tra bene e male
Fino ad annullare
La stessa teoria della non azione
Fino a rinunziare alla santità
Per giungere alla tua
E non aver  accettato la tua fuga

Ho ancora pochi attimi prima che il vento
Accresca il ghiaccio eterno dell'ultimo girone
E mi tolga per sempre la speranza, il respiro, la vita
Così come accadde nella  metà del maggio di cui già ti dissi

Non ho più compagni di sorte e di sorta
Il maestro tace per sempre
Non ho te
Dalle mie mani si irradia dolore allo stato puro
Tanti i fori del mio corpo
Come quelli dell'ultimo crocifisso
Vero, finto,  Falso o inventato che sia
Non mi interessa sapere nemmeno più questo

Chiudo la porta al sole dietro  le mie spalle bruciate
Un sole garante di una esistenza impossibile

Afferro un piatto di portata
Lo servo in tavola
Invito i presenti a non sgridare più i bambini
Che hanno lasciato la stanza in disordine
E un tappeto allo stato inutilizzabile

La prossima volta
Almeno loro
Troveranno facilmente
I loro meravigliosi giocattoli sparsi


..........non c'è fermo immagine che possa placare il mio dolore
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Amore
Opere pubblicate da questo autore: 74
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