La festa del paese

I banchi erano disposti per file paralelle Ai lati della strada La festa cominciava con il banco degli attrezzi per coltivare la terra Seguiva quello di vestiti da lavoro Poi quello di generi alimentari Veniva poi attaccato quello dei giocattoli Ed infine quello che vendeva dischi; e tale ripetizione si svolgeva lungo tutto il corso e per le strade limitrofe Per chiss? quale strana coincidenza La suquenza di questi venditori Corrispondeva al ciclo della vita Prima l?inizio del lavoro nei campi Per finire alla sera nella festa del paese. Da piccoli ci portavano sempre alla fiera del sabato mattina La circonvallazione che abbracciava la citt? libera Accoglieva i frutti del lavoro Mia nonna discuteva con una contadina Su chi quell?anno aveva coltivato le cime pi? rigogliose E di come il gelo aveva spesso vanificato i loro sforzi Un gelo che, finita la guerra Sembrava ogni anno peggiore. Alcuni parenti ci invitavano a pranzo Mio padre aiutava il capofamiglia A spillare il vino dalla botte Un vino che sapeva quasi del fumo del vicino caminetto. Noi ci nascondevamo dietro la porta, E non appena la caraffa veniva lasciata incustodita Vi intingevamo le dita Le succhiavamo e poi fuggivamo tutti Gi? per l?ara Fingendoci ubriachi e gridando frasi senza senso Ridendo come matti e imitando gli animali da cortile Chiusi nelle gabbiette. Fuggivamo cos?, senza conoscere il dolore Complici verso i pi? grandi Di sapere ancora condividere il piccolo furto di quel vino dal sapore strano E che rimaneva attaccato alle nostre dita fino al bagno della sera, prima di dormire. Non avrei pi? bevuto nettare pi? delizioso di quello N? avrei riso pi? di gusto di come abbia fatto in quel tempo senza tempo. Lungo i banchi mi chiedi se mi piacciano le feste di paese E se mi piaccia camminare, l? con te, per questi mercatini E se non ti rispondo ? perch? sai di come io non posso avere desiderio pi? grande Che cercare cosa comprare di inutile insieme a te Lungo queste strade ora affollate fino all?inverosimile E di come abbia imitato animali da cortile Di nascosto da nonna e da mio padre Aspettandoti da una vita E di come tirando calci ad una palla sgonfia Abbia rotto decine di bottiglie Prima di sentirmi chiedere da te Alla prima domenica di primavera Se sia felice nel camminare tra due ali di banchi del mercato Proprio da te che mi restituisci quell?aria Insolita, struggente , terribile e bellissima Di quando la nonna urlava ai nostri genitori Di guardare cosa stavamo combinando Noi, i pi? piccoli, gli ultimi I primi ladri d?amore E a me, che gi? avevo sete dei tuoi dolcissimi baci. Ti stringo da dietro quasi a sorreggerti e ti accoogi di ci? Narrandomi questa sensazione Senza sapere di come e di quanto avrei voglia di parlarti ancora per ora E di quante parole, mille a mille, vorrei dirti, raccontarti, rinfrescare ricordi sepolti in un tempo che pensavo non mi appartenesse pi?. Nella festa del paese un piccolo banco, avulso dagli altri, quasi a completare quella misteriosa sequenza, un uomo, seduto, dispensa poesie a richiesta, quasi a tema variabile. Gli chiedi di dedicarti poche righe E poche righe riesco a dedicarti Perch? dopo poche righe debbo fermarmi. Scrivo appena e una lacrima accompagna ci? che scrivo Rendendo umido l?occhio e poco nitida la vista Anche se nitido ? chiaro ? ci? che dentro di me scorre Osservi ci? che accade a quel poeta Che tale non ? Che ha appena smesso di fuggire dalla nonna Con le dita ancora intrise di quel vino nostrano Che ha appena rotto i barattoli della conserva Che vuole ascoltarti prima di scriverti Che ha appena smesso di ridere con i cuginetti Dopo aver imitato i versi di tutti gli animali Sorridi appena alla vista di questa sua emozione E smetto ora, proprio ora Perch? dopo questo fiume che dentro mi attraversa Tagliando in due e continuamente ricongiungendo Ci? che ? stato e ci? che sar? che mi ricorda che da sempre ti conosco e da sempre ti amo io, davanti al tuo sorriso che usi per nascondere l?imbarazzo mi accorgo che non so pi? parlar d?amore

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