NONNA CATERINA

Avevo circa sei anni,pochi e tanti

per quel mondo bello e selvaggio

con grilli e farfalle nella testa

e le scarpe a bocca aperta senza denti

per i calci a ogni oggetto rotondo

 

Avevo occhi furbi in sguardi a scatti

e viso emblema di monello perso

e tutti mi davano pizzicotti sulle guance

 

Quando a mano si mieteva il grano

nei campi lontani dal casolare

sotto un sole che bastonava divaghi

raccoglievo rare spighe disperse

nelle stoppie,spade alle ginocchia

intarsiate da ferite secche ravvivate con saliva

ma coltivavo secondo fine

scorgere qualche nido di quaglia

 

Consumavo energie non tanto per movenze

ma a combattere risse furibonde di tanti sogni

e all’ora di pranzo come volpe in attesa

a resa d'allerta a calura di galline

assopite inermi all'ombra,guardavo da lontano

materializzarsi il fantasma di nonna Caterina

col cesto di viveri in testa e mani ai fianchi,

sembrava equilibrista del circo su filo contorto

lungo un viottolo,lenta s’avvicinava graziosa

ma il tempo ad un certo punto si faceva granchio

e partivo veloce per andarle incontro e aiutarla

a liberarsi dal peso e dividerlo tra l’afferro

di due maniche,certezze al sodo

 

Gran smania nell’ultimo tragitto

domandavo quali leccornie custodite

e lei sorridente diceva..indovina…

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Da:Ricordi Agresti

www.santhers.com

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