Un fado immaginario

Non essere rutilante preda insospettabile, anatema irreprensibile, adesso trema per un istante abbassa pure la tua guardia non abbracciarmi per un motivo sugella il bacio del peccato in questo fado avvelenato, adoro i fianchi tuoi graffiati e la pelle increspata, ruvida come buccia d'arancia, bianca come uova sode adesso porgi la tua chioma, inarca bene schiena e l'inguine, addolcisci gli occhi al gioco ed urla al vento il piacere di soggiacere ad insane voglie, regredisci nel cervello il calore delle mie mani, sbuccia il frutto del tuo seno, apri il velo del mistero ed appanna la ragione brulicando sul tappeto a questo dono inconsueto. * fado: canzone portoghese di tono nostalgico; fatum, dal latino "destino".

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