Intero, a met?, a pezzi, vuoto a rendere

Sua madre è deceduta a ottantadue anni,
alle diciotto ha la fila per l'osservazione somatica
degli utenti all'ufficio postale
(dove tra l'altro sono a scrivere questi versi)
come al solito c'è chi non sa a quale sportello recarsi,
qualcuno è impaziente, chi ha il pantalone a vita bassa
col tanga a fare capolino, chi non capisce il display
coi numeri fino a ottocentosettanta
se nell'atrio siamo solo in cinquanta!
chi ha lasciato il fuoco acceso a casa sotto la pentola,
il marito ed il pupo a piangere,
si guarda il culo alle signore
con la faccia stanca, sorridente o in calma apparente...

Dicevo, sua madre è deceduta a ottantadue anni,
a quella età ormai si sentono dei vuoti a rendere, nessuno le cerca più,
ma non è così...il vuoto si sente eccome...

nel tempo ha avuto relazioni meravigliose,
altre soddisfacenti, uniche...
poi ha cullato sogni infranti sulle scogliere della realtà,
sui muri delle ostilità e dei ripensamenti
ed è rimasto solo.
Ma in fondo siamo sempre soli.

A volte le donne escono dalla tua vita
ma tu non sparisci,
dopotutto sempre sulla Terra rimani!
più che altro in posti diversi, anche le stelle sempre le stesse,
due figlie bellissime, la sera le sogna ancora piccole, le fascia,
lenisce il dolore alle gengive col dentifricio, le culla
e racconta favole inventate di sana pianta, tipo
- zia margarina che spasima per sofficino findus che furbo
fila le sorelle sottilette kraft e dal freezer sorbetto cameo
si scioglie per salamino negronetto... -
la notte piangeva spesso adesso ha smesso,
la bolletta dell'acqua era diventata davvero salata!

Si rende conto di essere arrivato al suo turno,
e pensa quale sia la differenza tra stare qui dentro
o affacciati alla finestra di casa,
nulla solo che all'uscita ti chiedono del denaro
e devi abbandonare questi occhi belli di fianco
col numero ottocentosessantasei
incantati chissà se al pensiero di tornare in famiglia
o per la bolletta da pagare.
Esce.

E' grave dottore?
anche la cognizione del tempo non ha più un riferimento
non possiede calendari recenti, l'ultimo risale
a quello che riproduce le torri gemelle, trash!
settembre duemilauno, l'orologio a parete in cucina
fermo alle quattro o se vuoi alle sedici
a seconda dei punti di vista, non è un arrivista
e naviga a vista almeno viene la rima...
quando termina il turno su questa giostra, voglio scendere
e non salirci mai più.

Mi sa che devo cambiare regime alimentare,
ho ancora il delirio per la febbre di ieri sera
che curerò solo oggi con arance e mele,
non avevo nemmeno un'aspirina...

o devo uscire più spesso
eh sì quest'aria piovosa che penetra le narici
mi fa sentire proprio bene, però

spero tanto che un giorno, altrove,
alzando lo sguardo
non veda più questo soffitto grigio,
mi dà fastidio,
vorrei che si vedessero le stelle,
infatti ho deciso, altrove,
vorrei proprio andare all'inferno.

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