Risvegli poco ortodossi
Nando Taccogna
Nando Taccogna
Pubblicata su Athena Millennium il 26/04/2009
Questo il cappotto,
la giacca,
camicia,
pantalone e cinta,
maglia intima blu,
mutande e calze
coordinate,
scarpe nere
i miei occhi dischiusi,
labbra, barba incolta,
schiena riflessa
nello specchio
il tuo sguardo smarrito,
aperta
la porta del frigo,
pantofole davanti al letto
la tv accesa
e questa pioggia trasparente
sui vetri,
lampada fioca smerigliata
sul comodino
come la vita tua
che è andata via tutta
di traverso,
come questo spazio
vuoto oltre il davanzale
ed i panni sporchi
da lavare,
fesso io che sono qui
ad aspettare
e matta te
che non vuoi andare
eppure finirai
nella spazzatura
dove dovrei gettare
barattoli di coca cola,
scatole di pensieri
e di fagioli vuote,
un'altra volta chiudi
la porta non marcare
il tuo odore
su queste mattonelle
incolori della cucina
come un gatta
quando fa le fusa,
spegni la stufa
non parlare
e non alzare da quel marmo
il tuo corpo nudo,
freddo rabbrividisce
come la malattia
della mia malinconia,
fatti guardare
così come una reliquia,
come la notte
che viene
piccina, piccina
e mi sveglio assonnato,
scendo le scale,
vado al lavoro
e tu scompari
nel fondo nero
del mio caffè.
http://poesienando.splinder.com/
Questo il cappotto,
la giacca,
camicia,
pantalone e cinta,
maglia intima blu,
mutande e calze
coordinate,
scarpe nere
i miei occhi dischiusi,
labbra, barba incolta,
schiena riflessa
nello specchio
il tuo sguardo smarrito,
aperta
la porta del frigo,
pantofole davanti al letto
la tv accesa
e questa pioggia trasparente
sui vetri,
lampada fioca smerigliata
sul comodino
come la vita tua
che è andata via tutta
di traverso,
come questo spazio
vuoto oltre il davanzale
ed i panni sporchi
da lavare,
fesso io che sono qui
ad aspettare
e matta te
che non vuoi andare
eppure finirai
nella spazzatura
dove dovrei gettare
barattoli di coca cola,
scatole di pensieri
e di fagioli vuote,
un'altra volta chiudi
la porta non marcare
il tuo odore
su queste mattonelle
incolori della cucina
come un gatta
quando fa le fusa,
spegni la stufa
non parlare
e non alzare da quel marmo
il tuo corpo nudo,
freddo rabbrividisce
come la malattia
della mia malinconia,
fatti guardare
così come una reliquia,
come la notte
che viene
piccina, piccina
e mi sveglio assonnato,
scendo le scale,
vado al lavoro
e tu scompari
nel fondo nero
del mio caffè.
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