Cocci di vetro sui davanzali
Nando Taccogna
Nando Taccogna
Pubblicata su Athena Millennium il 21/06/2009
Cosa abbiano di diverso queste foglie immobili
e le parole appese alle nostre labbra
quelle inventate, ricche, secche
gl'insulti simili a mele marce che cadono
e si schiacciano in pensieri ricolmi di vermi
il mio sorriso spento come sempre,
due birre sul davanzale fredde, semivuote,
i cuori stesi alla finestra assieme
ai panni sporchi ed i tuoi occhi
bellissimi, inutili, ma essenziali.
Cosa diamo all'anima se non spergiuri, questi
maledetti bene auguranti - ciao, ci vediamo -
potessimo costruire noi le nuvole
non andremmo a cercarle ai margini di panchine
nelle strade a stento illuminate
lungo scogliere solitarie o in posti così poco
frequentati, ovunque purché sembrino prati
i nostri corpi e due mani calde gli abbracci
perché sei tenera quando ti concedi.
E tu respiri la carne, l'unica che mangi.
In certi giorni non abbiamo una ragione
per raccontarci idiozie ed allora pioviamo
dalle nuvole rigurgiti di parole, parole,
parole dette, masticate mille volte
finchè un vomito liberatorio non ci purifichi.
http://poesienando.splinder.com/
Cosa abbiano di diverso queste foglie immobili
e le parole appese alle nostre labbra
quelle inventate, ricche, secche
gl'insulti simili a mele marce che cadono
e si schiacciano in pensieri ricolmi di vermi
il mio sorriso spento come sempre,
due birre sul davanzale fredde, semivuote,
i cuori stesi alla finestra assieme
ai panni sporchi ed i tuoi occhi
bellissimi, inutili, ma essenziali.
Cosa diamo all'anima se non spergiuri, questi
maledetti bene auguranti - ciao, ci vediamo -
potessimo costruire noi le nuvole
non andremmo a cercarle ai margini di panchine
nelle strade a stento illuminate
lungo scogliere solitarie o in posti così poco
frequentati, ovunque purché sembrino prati
i nostri corpi e due mani calde gli abbracci
perché sei tenera quando ti concedi.
E tu respiri la carne, l'unica che mangi.
In certi giorni non abbiamo una ragione
per raccontarci idiozie ed allora pioviamo
dalle nuvole rigurgiti di parole, parole,
parole dette, masticate mille volte
finchè un vomito liberatorio non ci purifichi.
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